Casa della salute di Reggello, la denuncia dei Cobas: “Criticità, falle e disservizi. Un flop costato più di 3 milioni di euro”

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Duro attacco dei Cobas Usl TC Lavoro pubblico sulle criticità che riguardano la Casa della Comunità di Reggello. “Una struttura di quasi 800 metri quadrati, che avrebbe dovuto essere un presidio territoriale integrato, e costato 3 milioni e 300mila euro in cambio della vergognosa operazione di smantellamento del presidio ospedaliero Serristori: dal momento dell’apertura ufficiale avvenuta il 10 giugno scorso, presenta già criticità, falle e disservizi”, accusano i sindacati di base. “Tutto il contrario di quanto era stato ‘strombazzato’ dagli amministratori all’inaugurazione, in più c’è l’aggravante rappresentata dal comportamento del Sindaco di Reggello che a fronte di disfunzioni e inefficienze della USL Toscana Centro non esercita le sue funzioni di controllo e di indirizzo, essendo l’autorità sanitaria territoriale di riferimento e rappresentante dell’interesse della comunità locale. In sintesi la USL Toscana Centro dovrebbe essere controllata e il Comune dovrebbe essere il controllore, poiché si tratta di assicurare risposte al bisogno di salute dei cittadini”.

Spiegano i Cobas: “La struttura doveva essere aperta 7 giorni su 7, 24 ore al giorno, ma è stata realizzata ‘paro paro’ con lo spostamento del personale infermieristico che prestava servizio nell’ ex distretto, il quale non è stato integrato per le attività aggiuntive e il sabato e la domenica è presente solo con 1 unità, che non può muoversi dalla Casa di Comunità. I promessi medici che avrebbero dovuto garantire la presenza sulle 24H al PIR (punto di intervento rapido) spesso e volentieri mancano ed il servizio rimane chiuso, anzi come viene scritto con cinismo è sospeso… tanto da provocare critiche e lamentale da parte dei cittadini che vengono ignorate dal Sindaco. Inoltre il PIR non è aperto 7 su 7 H24, ma solo fino al venerdì, mentre il sabato e la domenica viene garantita la continuità assistenziale dalla Guardia Medica, presente a condizione che non venga chiamata per prestazioni domiciliari indifferibili”.

“Il bello è che per assicurare la presenza medica, a gettone 40 euro l’ora, alla Casa di Comunità di Reggello viene sguarnito il PIR del presidio Ospedaliero Serristori – accusano i Cobas – dove solo nel mese di luglio è stata prevista la sospensione dell’attività per 12 giorni. Questo perché non sono stati trovati né gli infermieri né tanto meno i medici sufficienti per coprire entrambe le strutture. E ancora: i servizi di specialistica ambulatoriale per le patologie ad elevata prevalenza sul territorio si riducono a oculistica (aperta solo 2 volte alla settimana, con contemporanea riduzione dello stesso servizio all’Ospedale Serristori), 2 volte alla settimana l’apertura dell’ambulatorio di primo livello di cardiologia con una sola unità, la geriatria garantisce il proprio servizio 1 volta al mese mentre lo psichiatra è presente 1 volta alla settimana chiaramente riducendo le proprie presenze sul Serristori. Il Punto unico di accesso (PUA) per la Casa della Comunità di Reggello aperto 3 giorni alla settimana, è stato realizzato utilizzando l’unica operatrice amministrativa già in servizio al vecchio Distretto, anche qui risorse di personale a costo zero. Mentre il CUP è anch’esso aperto solo tre volte alla settimana. Quindi accoglienza zero per le prestazioni socio assistenziali così come per l’ampliamento delle attività di prenotazione”.

“Questa doveva essere una struttura capace di intercettare i bisogni sociali, prevenire le cronicità e ridurre gli accessi impropri ai pronti soccorso? I promessi ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nel frattempo risultano essere deserti. Insomma – commentano i sindacati di base – la Casa di comunità per cui si è speso più di 3 milioni di euro è stata realizzata con il solo spostamento di personale e attività già presenti all’ex Distretto. Con l’aggravante che una unità infermieristica è stata sottratta dalle prestazioni domiciliari e territoriali per garantire la sua presenza dentro il ‘carrozzone’ costringendolo, se attivato, a chiamare i colleghi infermieri di Rignano sull’Arno o di Figline Incisa non potendo allontanarsi dalla postazione nella Casa di Comunità. A questo si aggiunge la difficoltà di presa in carico del paziente dimesso dall’ospedale da parte delle COT (Centrale Operativa Territoriale) per le carenze di personale infermieristico e di figure professionali del sociale e della riabilitazione assenti durante il sabato e la domenica”.

“Come COBAS – conclude la nota – siamo convinti che il rilancio della sanità territoriale non passa attraverso la sola apertura di nuove strutture e attività senza la adeguata presenza di personale medico, infermieristico, amministrativo, tecnico sanitario e socio riabilitativo. Il diritto alla salute deve essere garantito con continuità rimuovendo tutte le cattive gestioni.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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