Quando lo sport dimentica i suoi atleti: dal Valdarno la storia di Moksha Dharma

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Dal Valdarno arriva una storia capace di parlare al Paese intero. Cosa resta di un atleta quando lo sport a cui ha dedicato la vita smette di ricordarsi persino se sia vivo o morto? È questa la domanda lacerante al centro di Moksha Dharma – Oltre il Ring, il libro firmato da Raja Sethi e Stefano Bernini, una tragedia sportiva liberamente ispirata a una storia vera.

Al centro della narrazione c’è Arjun Singh, pugile operaio di ventotto anni, figlio di immigrati indiani e italiano di seconda generazione. Di giorno la fabbrica, di notte il ring: per lui la boxe non è soltanto uno sport, ma l’unico possibile strumento di riscatto sociale, identitario ed economico. Nei guantoni Arjun vede la possibilità di conquistare rispetto, stabilità, persino un futuro.

Il suo mondo però si spezza quando assiste al destino di Tomás, amico e compagno di sogni, che in seguito a un infortunio sul ring rimane invalido permanente. Da quel momento il romanzo cambia pelle: da racconto sportivo si trasforma in un’indagine dolorosa sulle responsabilità del sistema, sulle omissioni e sull’ipocrisia di un ambiente che troppo spesso dimentica chi resta ferito lungo il cammino.

La forza dell’opera sta proprio qui: andare oltre la retorica della vittoria e della sconfitta, per interrogare il lettore su temi più profondi come disabilità acquisita, giustizia sportiva, appartenenza, famiglia e spiritualità. Non è soltanto una storia di boxe, ma un ritratto dell’Italia di provincia, dei sogni fragili di chi vive ai margini e della solitudine che segue quando il sistema volta le spalle.

Non sorprende che il progetto si stia già espandendo dalla pagina allo schermo. È infatti in fase di realizzazione il cortometraggio Gradi di Coscienza, spin-off tratto dall’universo narrativo del libro, con la regia di Andrea Baglio. Le riprese sono previste per settembre 2026 e il progetto punta ai grandi festival internazionali, grazie a una visione cinematografica che intreccia dramma sociale, disabilità e mistero.

Parallelamente, gli autori guardano ancora più lontano: il vero obiettivo resta il lungometraggio internazionale previsto per il 2028, sogno dichiarato fin dall’inizio di un’opera nata per dare voce a quegli atleti invisibili che si allenano di notte dopo il lavoro, inseguendo un riscatto che il mondo spesso ignora.

Il legame con il Valdarno non è soltanto geografico, ma culturale e umano. Stefano Bernini è nato e cresciuto a Figline Valdarno e Raja Sethi è cresciuto a Montevarchi, mentre il progetto creativo sta prendendo forma proprio in Toscana, dove il territorio diventa parte viva della narrazione: provincia, lavoro, palestre, sogni e silenzi istituzionali.

Per questo Moksha Dharma assume anche il valore di un’opera profondamente radicata nella realtà valdarnese, capace di trasformare una vicenda locale in una riflessione universale sullo sport e sulla fragilità umana. In un panorama editoriale e cinematografico spesso dominato da storie di successo lineari e rassicuranti, Moksha Dharma sceglie invece la strada più difficile: raccontare ciò che accade dopo la caduta, quando lo sport smette di essere gloria e diventa domanda morale.

E forse è proprio per questo che colpisce così profondamente: perché non parla solo di pugili, ma di tutti coloro che hanno creduto in un sogno più grande di loro, scoprendo troppo tardi il prezzo da pagare.

 

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