Daniele è un signore valdarnese, di Castelfranco, che ha sempre coltivato la pittura come una passione personale, un hobby che lo accompagna da tanti anni.
“Ho iniziato a dipingere ad olio a vent’anni e ora tra qualche giorno ne compio cinquanta. Ho iniziato per gioco: vedendo vari disegni soprattutto ad olio, ho deciso di provare, anche perché avevo passione per il disegno fin dalla scuola. Per cui ho iniziato presto, non a distinguermi, però c’era passione, c’erano i complimenti dei vari professori e essendo una cosa che mi piaceva me la sono sempre portato con me. Poi ho conosciuto un pittore di Calenzano, nella zona di Sesto Fiorentino, che mi prese un po’ in simpatia e andavo da lui a vedere come lavorava. Non ho fatto una scuola, sono autodidatta, sono stato soltanto in questa bottega di questo pittore, per poche volte. Questa passione per l’olio è sempre andata avanti, soprattutto per questi paesaggi toscani: vicoli, paesini e scorci del territorio.”
Daniele racconta come la pittura non sia stata un percorso continuo, ma fatto di pause e ritorni legati ai ritmi della vita quotidiana: “Questa passione si è interrotta tante volte. Non ho fatto migliaia di disegni, perché la vita quotidiana, i mille impegni e molte situazioni personali hanno spesso interrotto questa passione. Però riprendevo nei momenti di tranquillità della vita: riprendevo pennelli, colori e una tela e riniziavo a dipingere.
Riniziavo con questa mia passione perché era ciò mi regalava tranquillità, la mia pace. Poi nel 2019 mi sono trasferito qui nel Valdarno e ho visto queste balze che mi hanno stupito, perché umilmente, prima di viverci non gli davo lo stesso peso di ora.”
Daniele ha sempre vissuto la pittura più come un’esigenza personale che come qualcosa da esporre o commercializzare: “Non ho perso molto tempo nel rincorrere questo mio hobby: è stato più una cosa personale che tenevo stretta a me. Non ho mai venduto le mie opere, ma ho fatto alcuni regali a qualche familiare o qualche amico che mi apprezzava. Ho mandato sì qualche dipinto con alcune associazione, anche a Notting Hill, partecipando con due quadri e una mostra e poi a Padova. Però ecco, ripeto, è stato più un mio bisogno personale.”
Successivamente racconta del primo quadro che ha realizzato: “Il primo quadro ce l’ho qui in casa ed è un 30×40 su cartoncino. È un vicolo toscano dove riprende la vegetazione, con questi abeti, casette, vicoli senza personaggi. Forse un pò malinconico? Non lo so, romantico? Penso di sì. Però ecco, è ciò che mi piace rappresentare.”
Osservando i dipinti di Daniele si può notare infatti che in nessuno sono presenti dei personaggi, una scelta che lui riflette così: “Non lo so. Forse questo sarebbe da analizzare. Perché comunque nei miei disegni ho sperimentato altre cose come fiori e piante. Però ecco, ciò che mi riporta in questi vicoli è sempre senza persone. Probabilmente è una cosa interiore mia che mi porta a non disegnare persone, ma solo ciò che mi circonda.”
Quando incontra un borgo o uno scorcio che gli piace, Daniele li dipinge in questo modo: “Sul posto ho disegnato poche volte. Io ho bisogno di vederli, ricordarmeli, vivere l’emozione che mi ha dato e ciò che mi ricordo lo metto su tela. Mi resta più facile ricordarlo che vederlo di persona. Io sono così, dipingo ciò che mi ricordo e vivo: tipo in uno dei miei dipinti c’è un borgo qui vicino, andai con mia moglie a fare una passeggiata, c’era uno scorcio che mi ha colpito e l’ho poi riportato su tela.”
C’è anche un luogo che lo ha colpito, ma che ancora non sente di aver dipinto completamente: “La Badia Soffena l’ho dipinta, però non sono soddisfatto. Questo è un punto che a me piace molto, mi trasmette tanto… lo vedo tutti i giorni perché ce l’ho vicino a casa. Ora piano piano in un momento di tranquillità vedrò di rappresentarlo come vorrei. E poi ci sono le balze…ciò che vorrei davvero rappresentare sono le balze, quelle che mi hanno fatto innamorare appena le ho viste, appena ho potuto viverle più da vicino.”
