Non ci sarà impugnazione della sentenza a carico di Fabio Mistò, per quanto attiene alla questione della sospensione della patente di guida. Doccia fredda per le famiglie delle vittime, che ieri davanti al Tribunale di Arezzo avevano manifestato tutta la loro amarezza per il fatto che il camionista responsabile della strage in A1 potrà riprendere la patente, fra tre anni.
L’istanza che i legali Scarnicci, Buoncompagni, Barzanti e Cocchi avevano depositato al PM affinché impugnasse la sentenza non è stata accolta: e dunque la pena rimane confermata in cinque anni di carcere più la sospensione di tre anni del titolo di guida.
Il PM nella sua risposta esprime “piena consapevolezza della straordinaria gravità della vicenda oggetto del procedimento e del dolore patito dai familiari delle vittime, cui si guarda con il massimo rispetto e considerazione”, ma spiega che sul piano giuridico la richiesta non può essere accolta perché, essendo la sentenza frutto di un patteggiamento, “l’eventuale impugnazione” può avvenire “esclusivamente per motivi di legittimità, e segnatamente per violazione di legge”.
Riguardo poi alla questione specifica della patente, il PM precisa che “la scelta tra revoca o sospensione non è più automatica, ma rimessa alla valutazione discrezionale del giudice”, e in questo caso “il giudice ha espressamente motivato la scelta di applicare la sanzione della sospensione, richiamando elementi ritenuti rilevanti ai fini della valutazione complessiva della condotta”. Qualsiasi valutazione diversa in merito alla decisione non appare dunque sindacabile, in questo senso, secondo il PM.

