San Giovanni, lettera di una madre: “Mia figlia ferita da un petardo, tra urla fasciste. Non si può tollerare o giustificare la violenza”

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In seguito alle manifestazioni di questa mattina degli studenti dell’Isis Valdarno, abbiamo ricevuto la lettera firmata di una madre che abbiamo deciso di pubblicare integralmente sia per l’episodio che racconta ma soprattutto per la riflessione che invita a fare.

“Vi scrivo prima di tutto come genitore, con il cuore pieno di sgomento e profonda preoccupazione per quanto accaduto a mia figlia, vittima di un episodio di una gravità inaudita che non può e non deve passare sotto silenzio. ​Mia figlia è stata colpita alla testa da un petardo lanciato contro di lei, accompagnato da urla e inneggiamenti fascisti. ​Al di là del dolore fisico e dello spavento, ciò che ferisce di più è la matrice di questo gesto: un’aggressione vile, codarda e intrisa di un’ideologia di odio che speravamo appartenere a capitoli bui e definitivi della nostra storia. Vedere che simili idee e comportamenti si traducono oggi in violenza fisica diretta contro dei ragazzi, contro i nostri figli, deve interrogare profondamente ciascuno di noi”.

“​Quando un petardo viene scagliato contro una persona, non si tratta di una ‘goliardata’ o di una bravata tra giovani. È un atto di violenza deliberata. E quando a questo si uniscono slogan e simbologie fasciste, ci troviamo di fronte a un campanello d’allarme sociale e culturale che non possiamo permetterci di ignorare. ​Come madre, il mio primo pensiero va alla sicurezza e alla serenità di mia figlia e di tutti i giovani che devono poter vivere, frequentare le nostre strade e i nostri spazi pubblici senza la paura di essere bersaglio di odio o sopraffazione. Come cittadina, mi chiedo quale modello di società stiamo offrendo loro se tolleriamo che il linguaggio della violenza e dell’estremismo prenda il sopravvento”.

“​Desidero fare un appello accorato:
​Alle istituzioni e alle forze dell’ordine, affinché sia fatta piena luce sull’accaduto e vengano individuati i responsabili di questo gesto.
​Alle scuole, alle famiglie e alla comunità tutta, affinché non si abbassi la guardia sull’educazione al rispetto, alla convivenza civile e ai valori democratici che sostengono la nostra società.
​La violenza e il fascismo non devono trovare alcun margine di tolleranza o giustificazione, né nelle parole né nei fatti. Spero che quanto accaduto a mia figlia possa servire da memento per tutti noi: il silenzio e l’indifferenza sono i primi complici di queste prevaricazioni”.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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