E’ una crisi generalizzata del settore calzaturiero quella che ha toccato anche l’azienda sangiovannese Progetto Scarpa Srl, ex TM. Sono trenta i lavoratori che hanno incertezze sul proprio futuro. Per questo oggi si è tenuta un’assemblea davanti ai cancelli del calzaturificio: presente, oltre alle sigle sindacali di Femca Cisl e Filctem Cgil, anche il sindaco di San Giovanni Valentina Vadi. I lavoratori aspettano e auspicano soluzioni dall’incontro che si terrà il 25 maggio in Regione: al tavolo saranno presenti Istituzioni, sindacati e Valerio Fabiani, consigliere speciale per lavoro e crisi aziendali del presidente della Regione Toscana che in passato ha affrontato e risolto tante crisi aziendali in Valdarno.
Valentina Vadi, sindaco di San Giovanni: ” La situazione è estremamente importante, ci sono 30 lavoratori che non riscuotono da alcuni mesi e quindi è necessario che attraverso anche alla Regione si possa arrivare a dare risposte a queste famiglie. Oggi sono presente davanti ai cancelli della fabbrica della mia città”.
Jacopo Maccari, responsabile territoriale Femca Cisl Arezzo: “La crisi nasce ormai da tempo. Stiamo ricevendo meno attività da parte del committente principale e quindi questo ha creato una condizione che ci porta adesso a parlare di una piaga sociale. Siamo arrivati a quasi diversi mesi senza stipendio e qui c’è gente che veramente comincia a avere difficoltà a mettere il piatto sulla tavola. Ribadiamo che è veramente un problema sociale che bisogna cercare di sistemare e risolvere”.
Elisa Calori, segretaria Filctem Cgil Arezzo: “L’azienda in questo momento è aperta, è operativa, sarebbe operativa. Uso il condizionale proprio perché è in una fase molto delicata per il quale siamo venuti qui in assemblea con i lavoratori per definire un piano operativo da portare avanti. È molto complicata tanto che il 25 maggio abbiamo un incontro al tavolo regionale dell’unità di crisi proprio perché la crisi c’è all’interno di questo stabilimento e vogliamo anche noi capire se possiamo considerarla un’azienda aperta, con prospettiva o quasi prossima alla cessazione, perché in questo momento anche noi abbiamo dei forti dubbi”.
“L’azienda lavora per i grandi brand, un settore che ormai sapete nel nostro territorio è imperversato da grandi crisi del settore del lusso, non a caso sono stati fatti anche tavoli istituzionali alla conferenza dei sindaci qui nel Valdarno qualche settimana fa proprio per richiamare l’attenzione. In questo momento i grandi brand sono più preoccupati del danno che hanno per la loro immagine piuttosto che di quelli collaterali che producono per effetto delle loro scelte. Danni che causano ai lavoratori, che li rendono più vulnerabili, spesso, come in questa situazione, senza stipendio da quattro mesi. E’ una situazione inaccettabile per questo oggi qui con noi c’è anche la sindaca di San Giovanni Valdarno perché tutta la cittadinanza deve essere vicina a questi 30 lavoratori che oggi vivono questa situazione”.
“Oggi tocca loro, ma è una situazione che potrebbe toccare chiunque. Perché il sistema moda, purtroppo, oggi è questo: non ha strumenti di sostegno al reddito fruibili agevolmente, non è immediatamente recepibile e genera situazioni in cui i lavoratori coinvolti nelle crisi spesso si trovano a fare i conti e dover scegliere se comprare qualcosa, cioè se dal loro stipendio riusciranno a mettere un pasto in tavola. Ecco, siamo a questo livello dopo quattro mesi. I grandi brand in questo momento lavorano e la logica del mercato è quella che prevale rispetto alla logica della forza occupazionale, cioè il lavoratore è parte di una filiera, anche se ha maestranze competenti e di gran valore. In questo momento però è di fronte a un calo di fatturato, qualunque esso sia, perché il calo di fatturato e il calo di vendita non la sta vivendo solo un brand, è un calo generalizzato, multibrand. Oggi parliamo del calzaturificio di Progetto Scarpa ma domani potremmo parlare di qualsiasi altro anello della filiera perché questa è una logica dove in carenza di fatturati purtroppo l’agnello sacrificale diventa il lavoratore”.
Martin Casini, dipendente calzaturificio: “Abbiamo ricevuto la tredicesima lo scorso dicembre e poi niente più, solo due spiccioli di cassa integrazione. Sono 4 mesi, 120 giorni dove stiamo andando alla media di 2 euro al giorno. Aspettiamo ora la data a del 25. La chiusura almeno ci garantirebbe la Naspi. Non ci scordiamo che qui ci sono persone che sono sole, sono sole in casa con un figlio anche a carico, con un mutuo, un affitto, è veramente impensabile. Io mi sento già fortunato perché a casa ho una moglie e già un piccolo aiuto ce l’ho. Non capiamo dove sta la verità. Io spero riescano loro il 25 andando in Regione a capire la verità”.

