Un comparto che viaggia a due velocità: è il quadro del settore della moda nel territorio provinciale, disegnato dalla Filctem Cgil, con la segretaria provinciale Elisa Calori che precisa che quello della moda non è certamente un mondo interamente in rosa. “Ci sono bilanci, come quelli di grandi gruppi (Zegna, Lvhm e Prada) che sono caratterizzati da risultati positivi. Prada, in modo particolare, conferma non solo il suo trend ma anche il suo essere un tassello importante per l’occupazione nel nostro territorio”.
“Lo scenario generale, invece, resta incerto e variegato. Mentre alcune aziende registrano risultati positivi e mostrano solidità, altre sono alle prese con difficoltà significative e rischiano la tenuta occupazionale. È la fotografia di un territorio attraversato da dinamiche molto diverse: da una parte realtà che vanno bene, dall’altra imprese che affrontano crisi produttive e occupazionali”.
Per la Filctem, la crisi del settore moda rischia di apparire senza fine. “Sul territorio aretino – specifica Calori – continuiamo a confrontarci con aziende in difficoltà, riduzioni delle attività, incertezze sugli ordinativi e situazioni di crisi. Come categoria, abbiamo attualmente almeno 4 tavoli di crisi aperti presso l’Unità di crisi della Regione Toscana e non è detto che altri possano aggiungersi. A queste situazioni si sommano ulteriori criticità che potrebbero portare alla dichiarazione di esuberi. Gli stati di crisi, tuttavia, non riguardano soltanto il settore della moda, ma anche altri comparti produttivi e dei servizi in scadenza di appalto, con conseguenze rilevanti per l’occupazione e per la tenuta economica del territorio”.
La segretaria della Filctem sottolinea che “la presenza di aziende solide e con bilanci positivi è un segnale importante ma non cancella le difficoltà di chi rischia di perdere il lavoro né le incertezze che gravano su molte imprese. La tenuta del sistema produttivo deve essere valutata considerando l’insieme delle realtà presenti sul territorio, dalle più strutturate alle piccole e medie imprese e dell’indotto che rappresenta la linfa vitale di un intero sistema industriale che si interseca e si riversa anche su altre categorie di lavoratori. La qualità del lavoro, la continuità occupazionale e il futuro delle competenze devono rimanere al centro delle scelte industriali”.

