Una lezione di memoria, sport e rispetto quella che si è svolta questa mattina all’ISIS Valdarno, nell’ambito della quinta edizione del progetto “Io ti rispetto”, percorso di educazione civico-sportiva rivolto agli studenti del territorio.
Ospite e testimonial dell’incontro è stato Amedeo Carboni, ex difensore di Serie A e della Nazionale italiana, protagonista di una lunga carriera tra club italiani e spagnoli, in particolare con il Valencia. Attraverso la sua esperienza personale e sportiva, Carboni ha dialogato con i ragazzi sui valori fondanti dello sport e della vita quotidiana.
Al centro dell’iniziativa, il ricordo della Strage dell’Heysel, tragedia avvenuta il 29 maggio 1985 allo stadio di Bruxelles, dove persero la vita 39 persone. Un momento di riflessione condivisa, come sottolineato dalla Dirigente scolastica, professoressa Lucia Bacci:“Il 29 maggio 1985 rappresenta una delle pagine più tragiche della storia del calcio mondiale. Non furono vittime di un semplice incidente sportivo, ma della violenza, della disorganizzazione e di una profonda mancanza di rispetto per la vita umana. Oggi siamo qui perché la memoria non sia solo un ricordo del passato, ma un impegno per il presente”.
Il progetto è promosso dall’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel e portato avanti da Andrea Lorentini, figlio di Roberto Lorentini, medico aretino che perse la vita durante la tragedia:”È una giornata molto significativa – ha spiegato –. Questo progetto nasce dal ricordo di un evento in cui lo sport ha perso ogni valore. Da lì vogliamo ripartire per trasmettere ai ragazzi quelli autentici: rispetto, fair play, responsabilità. Lo facciamo anche grazie a testimonial come Amedeo Carboni, che rappresentano un punto di riferimento concreto”.
Diretto e coinvolgente l’intervento di Carboni, che ha alternato ricordi personali a riflessioni rivolte agli studenti:”Il rispetto è quello che realmente definisce una persona, non solo nello sport ma nella vita. Spesso si pensa che i ragazzi siano distanti, ma io credo che siano molto sensibili: dobbiamo solo trovare il modo giusto per arrivare a loro”.
E ancora, parlando delle difficoltà affrontate nella sua carriera:“Anche nei momenti più bui c’è sempre un punto di luce. Se riuscite a individuarlo, ce la farete sempre. Ma ricordatevi una cosa: abbiate cura di voi stessi. Se avete rispetto per voi stessi, riuscirete a costruire la vita che volete”.
Particolarmente toccante anche il richiamo al valore umano delle tragedie:“Dietro a una disgrazia c’è sempre una famiglia intera. Non è solo una persona a soffrire, ma tutti quelli che le stanno accanto. Questo non bisogna mai dimenticarlo”.
All’incontro erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni sportive e associative, tra cui il delegato CONI Alberto Melis e Maria Giovanna Cutini del Panathlon Valdarno Superiore, oltre a Francesco Conti, fratello di Giusy Conti, una delle vittime della tragedia e Laura Ermini assessore del comune di San Giovanni Valdarno.
In chiusura, spazio al lavoro degli studenti: le classi coinvolte nel progetto hanno presentato il trailer del podcast ispirato alla storia raccontata nel libro La ragazza dai pantaloni verdi del giornalista Luca Serafini, dedicato alla memoria di Giusy Conti. Un’iniziativa che proseguirà nelle prossime settimane e che rappresenta un ulteriore tassello di un percorso educativo che unisce memoria e consapevolezza.
Un messaggio chiaro, quello emerso dalla mattinata: il rispetto non è solo un valore da ricordare, ma una responsabilità da vivere ogni giorno.

