30, Novembre, 2022

Strage di pecore: 70 quelle colpite dai lupi in una settimana. “Situazione insostenibile”, affermano gli allevatori

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“Un danno enorme – afferma la Coldiretti di zona – oltre alla perdita degli animali anche a carico degli allevatori vi è anche lo smaltimento delle carcasse”. 15 pecore uccise solo nella notte scorsa

Ancora una strage di pecore a Terranuova. I lupi ad oggi ne hanno uccise 70, 15 soltanto nella scorsa notte. La rabbia degli allevatori che devono subire il danno della perdita degli animali e quello per lo smaltimento delle carcasse. La Coldiretti invoca interventi.

Solo nella notte all’allevatore Luciano Lalli ne sono state sbranate 15, ne mancano però 50 all’appello:

“Non è possibile ogni mattina alzarsi con l’incubo della conta dei morti – dichiara – non solo, rischio di perdere almeno 30 animali, che al di là del gravissimo danno economico significa anche spendere per lo smaltimento delle carcasse”.

Pochi giorni fa era stato Edigio Marcìa a trovare il suo gregge decimato: sette pecore sbranate, tre ferite, otto trascinate nel bosco dal branco di lupi che ha attaccato ancora una volta il suo ovile. In tutto circa venti capi persi.

"Un danno enorme – spiega il segretario di zona Coldiretti, Alberto Fattorini –  perché oltre al gravissimo danno per la perdita degli animali e del latte, c’è anche la beffa doppia: l’agricoltore deve ora pagare la tassa per lo smaltimento delle carcasse, non solo, ma al momento non può aspettarsi neanche il risarcimento del danno, visto che la Regione Toscana non interviene più con gli indennizzi diretti e che le risorse stanziate per incentivare gli allevatori all’assicurazione agevolata contro i danni da animali predatori protetti, sono terminate a fine marzo".

Secondo Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Arezzo e Toscana : "è necessario sciogliere due nodi fondamentali: gestire la presenza dei lupi, sempre più importante nelle campagne toscane e ridimensionare o tenere sotto controllo in generale il numero degli ungulati. Il numero è fuori controllo – insiste Marcelli – il rischio è il progressivo abbandono delle campagne e di quelle zone montane dove l’agricoltura è un fattore determinante per il presidio ed il mantenimento dell’assetto idrogeologico. È un problema che travalica la questione puramente agricola: ormai riguarda l'intera comunità  – conclude Marcelli – Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza: in dieci anni il numero di predatori ha assunto una dimensione insostenibile".

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