19, Agosto, 2022

Sindaci contro Sei Toscana, ecco il ‘lodo Betti’. Ultimo tentativo per arrivare ad un accordo sui costi. “Ma tutti si devono assumere le proprie responsabilità”

Più lette

In Vetrina

L’ex sindaco di Pian di Scò Nazareno Betti è presidente del Consiglio direttivo di Ato Toscana Sud. “Fino all’assemblea del 22 dicembre: poi io lascio”. Ma intanto prova a ricomporre i rapporti fra gestore e sindaci, incrinati sulle cifre. La sua ricetta prevede un rincaro spalmato in quattro anni. “Se qualcuno non ci sta, lo dica: ma proponga anche l’alternativa, perché del servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti non si può fare a meno”. L’intervista in esclusiva a Valdarnopost

Quando fu eletto Presidente del Consiglio direttivo dell’Ato Toscana Sud, a luglio 2012, l’ex sindaco di Pian di Scò Nazareno Betti probabilmente non pensava che sarebbe diventato, di lì a due anni, arbitro di una complicatissima partita, giocata sul filo dei milioni di euro. Una partita che ancora oggi non ha vinti né vincitori: ma ha un pubblico ad assistere in attesa dell’esito, quello degli 850mila cittadini degli oltre 100 comuni che rientrano nell’Ambito Territoriale della Toscana Sud, tra le province di Arezzo, Siena e Grosseto. 

Il match in questione è quello che oppone i sindaci, membri dell’assemblea di Ato, contro Sei Toscana, il gestore unico che nel 2012 vinse la gara d’appalto per i servizi di raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade. E il motivo del contendere è il Corrispettivo del Servizio di Ambito Definitivo per l’anno 2014. Detto in altre parole: il costo del servizio svolto da Sei Toscana. In queste settimane è stato un balletto di cifre "e di informazioni sbagliate", sottolinea Betti. Ma cosa c’è davvero dietro a questi numeri? Per capirlo occorre fare un passo indietro. 

“A dicembre 2012 – ricorda Betti – Progetto Sei firma l’affidamento del servizio. È l’unico competitor nel bando, e la sua proposta rientra nei parametri dei costi standard stabiliti dall’Ato. La firma fissa anche un impegno: entro luglio 2013, Progetto Sei deve presentare i progetti esecutivi dei servizi, su cui aprire il confronto con i comuni. E sui quali l’Ato può applicare la prezzatura secondo i costi standard”. In sostanza, la società doveva fornire, comune per comune, l’elenco dei servizi da realizzare, quantità di ore di lavoro, mezzi impiegati e così via. Una tabella da confrontare con le esigenze dei comuni, e su cui applicare infine i costi standard. La somma avrebbe dato il Corrispettivo totale del servizio. 

“Peccato – spiega Nazareno Betti – che a luglio 2013 l’Ato si è trovata davanti un foglio bianco. Né Sei aveva presentato i progetti, né i comuni avevano predisposto le loro richieste. Mancanze dall’una e dall’altra parte. E tutto questo mentre intanto si era formata ufficialmente Sei Toscana, le società precedenti avevano ceduto i rami d’azienda, e dal 1 gennaio 2014 si sarebbe passati alla nuova gestione”. Si, ma a che prezzi? Il punto era questo. “Per evitare il caos, di fronte alle inadempienze di entrambi i soggetti in gioco, alla fine l’Ato, dopo tante sollecitazioni inutili, fissa un Corrispettivo provvisorio per il 2014. Ed è di 104 milioni di euro”. 

Se i progetti non ci sono, come fa l’Ato ad arrivare a 104 milioni di euro? “Con un semplice conto. Si sono sommati i costi di servizio dei vecchi gestori delle zone confluite nell’Ato. Da questa somma, si è poi calcolato un 3% in più per la copertura di eventuali morosità dei comuni, visto che il contratto di Sei Toscana è con l’Ato e non con la singola amministrazione; e il 5,38% per l’esposizione finanziaria di Sei Toscana nei confronti dei gestori degli impianti, ovvero discariche, termovalorizzatori e selettori (Sei paga in anticipo le fatture a carico dei comuni, che poi le rimborsano quanto speso). La cifra, inoltre, comprende una percentuale del 5,5% circa che costituisce l’utile che per legge la società deve realizzare”. 

Somma totale, dunque, 104 milioni di euro, corrispettivo provvisorio 2014, da definire invece più avanti. E via libera dell’Assemblea dei sindaci di Ato. A gennaio parte la nuova gestione. Ma già in primavera i primi mal di pancia di alcuni sindaci: quei soldi sono troppi, ci saranno rincari nelle bollette. In estate l’Assemblea di Ato ci ripensa ed approva un nuovo documento, che fissa a 98 milioni di euro il Corrispettivo: si tagliano sia le coperture per morosità (il 3%) sia per gran parte gli interessi sull’esposizione finanziaria (5,38%). Tutto bene? Nemmeno per idea, Sei Toscana non ci sta. E forte di un contratto e delle precedenti delibere, fa ricorso al Tar. 

Fase di stallo, dunque, manca l’accordo. “A settembre nel frattempo – spiega Betti – l’Ato viene in possesso dei progetti definitivi, quelli che si aspettavano da luglio 2013, e calcola il Corrispettivo definitivo: è di 101 milioni di euro, con una riduzione ai minimi termini della copertura per le morosità”. La cifra definitiva (che cancella di fatto quella provvisoria di 104 milioni) c’è, ma l’approvazione dei sindaci no. E siamo ai giorni nostri. Quanto il Presidente del Consiglio direttivo, dopo una serie di incontri e confronti, propone la ‘sua’ ricetta, una via d’uscita dallo stallo, un compromesso per entrambe le parti. 

“Il 22 dicembre c’è l’Assemblea dei sindaci dell’Ato – annuncia Betti – e in quell’occasione proporrò una possibile soluzione. Prevede il pagamento differenziato in quattro anni: 98 milioni per il 2014; 99 per il 2015; 100 milioni nel 2016 e 102 milioni nel 2017. In cambio, il credito così accumulato da Sei Toscana viene trasformato in un allungamento temporale del contratto di affidamento, oggi ventennale, che dovrebbe essere prolungato di quattro o cinque anni”. Sarà approvata? “Non lo so, mi auguro di sì. Se così non fosse, ognuno si assumerà le proprie responsabilità. In particolare i sindaci: se continueranno a ribadire che così non va, dovranno proporre anche un'alternativa. Troppo facile dire di no a priori. Da parte mia, una cosa la so con certezza: il 22 dicembre sarà anche la data delle mie dimissioni, a prescindere dall’esito di quella seduta”. 

“In ultimo – conclude Betti – vorrei solo far capire quanto sia complessa la questione. Non è solo una trattativa sulle cifre: dietro ci sono servizi che devono puntare non solo ad aumentare la raccolta differenziata, obiettivo di legge, ma anche il riciclo effettivo, come impone l’Unione Europea. Non si può farlo senza politiche puntuali in questo senso. L’Ato Toscana Sud è stata la prima a passare al gestore unico; è autosufficiente per lo smaltimento, con circa una dozzina di impianti fra discariche, termovalorizzatori e selettori; e nonostante questo sistema complesso, è comunque ancora oggi quella con le tariffe più basse della Toscana (media di 335€/ton contro 445€/ton in Italia centrale, ndr), senza situazioni di emergenza in nessuna zona.

Ma allora dove sono i vantaggi del gestore unico? "In una razionalizzazione e una trasformazione in politiche industriali che, se non si fosse passati al gestore unico, non ci sarebbe stata. Le tariffe crescono? Occhio, perché a pesare per il 40% sono gli impianti, quelle discariche, termovalorizzatori e selettori, che sono rimasti fuori dal bando di gara per il gestore unico. E che a conti fatti secondo me sono poco competitivi, rispetto ai costi di mercato. Allora, invece di seguire i cittadini che gridano di più, perché i sindaci non fanno un atto politico preciso in tal senso?". 

Glenda Venturini
Capo redattore

Articoli correlati