16, Agosto, 2022

Restauro dell’opera di Bencini, padre Aureliano spiega: “È stata una mia commissione, per recuperare un bene donato ai Cappuccini”

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Dopo il grande dibattito nato intorno al restauro dell’opera di Natale Bencini, sull’accaduto interviene oggi Padre Aureliano, ultimo dei padri cappuccini che si trovavano a Montevarchi, che racconta come è stato commissionato l’intervento sull’opera.

“Questa commissione l’ho fatta personalmente io al signor Brandi. Dicendo la messa tutte le domeniche alla chiesa del cimitero, come tradizione dei Cappuccini di Montevarchi, in passato mi ero attivato con l’Amministrazione comunale perché la chiesa fosse rimbiancata e risistemato le luci; era rimasto poi questo dipinto, una Ascensione, che con il tempo, il fumo e le intemperie era rovinato. Ho contattato alcune persone, prima della pandemia, ma poi tutto si fermò. Appena sono tornato, quando abbiamo ricominciato ad aprire la chiesa del cimitero, ho deciso di sistemarlo: ho affidato quindi questa commissione, chiedendo a Brandi di ripulirlo, togliere le incrostazioni, sistemare la tela ormai rovinata”, afferma Padre Aureliano.

La proprietà dell’opera, spiega ancora Padre Aureliano, è da ricondurre proprio ai Cappuccini: “Negli anni ’20 e ’30 era usanza regalare opere d’arte ai Padri Cappuccini, donazioni liberali. Alcuni venivano tenuti, altri venivano spostati in chiesette in cui si officiava la messa. Per quanto riguarda questo quadro, non ci sono documenti, non c’è niente: è stata una liberalità del pittore o di un suo amico, che ha donato l’opera ai Cappuccini. Padre Girolamo, che era l’officiante della Cappellina, probabilmente lo portò giù, e lì è rimasto. Con il tempo, nessuno ci pensava: allora io ho deciso di dare questa commissione a Renzo Brandi, per rimettere a posto un’opera che era stata un dono dei
Cappuccini”.

Sulla necessità di coinvolgere la Sovrintendenza, Padre Aureliano commenta: “Non penso sia un quadro di valore artistico, diciamo così, è piuttosto di valore devozionale e della tradizione. Tutta questa spiegazione è per dare una ragione del lavoro del signor Brandi, dopo la mia espressa volontà di recuperare un bene donato liberamente ai Cappuccini: è stata una mia commissione personale, non ho offerto niente come pagamento, tutto il lavoro e recupero è stato offerto liberamente dal nostro rapporto di amicizia. Abbiamo salvato non un’opera da museo, ma un’immagine rappresentativa della pietà religiosa del popolo di Montevarchi”.

Glenda Venturini
Capo redattore

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