Porte aperte questa mattina al Punto Nascita del Valdarno dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia, dove la stampa è stata invitata a un tour guidato per conoscere da vicino spazi, servizi e professionalità del reparto di Ostetricia e Ginecologia.
Il percorso, promosso dal Dipartimento Materno-Infantile, ha accompagnato i giornalisti all’interno delle sale parto, delle stanze di degenza, degli ambulatori e degli spazi dedicati al neonato, mostrando un modello assistenziale che punta sulla centralità della donna, sul comfort alberghiero e sulla continuità tra consultorio, ospedale e territorio.
Ad accogliere i presenti la direttrice del presidio ospedaliero del Valdarno, Patrizia Bobini, che ha sottolineato la qualità dell’accoglienza offerta dal reparto. “Abbiamo stanze molto confortevoli, pensate a misura di mamma e bambino, con bagno in camera e spazi adeguati anche per l’accompagnatore. Oggi siamo a 130 parti e siamo soddisfatti, ma il traguardo da raggiungere quest’anno è importante: arrivare a 500 nascite”.
Un obiettivo ambizioso, in un contesto segnato dalla denatalità nazionale, che la direzione intende affrontare puntando sulla promozione dei servizi e sulla rete territoriale. “Stiamo facendo il massimo per attrarre le future mamme nel nostro Punto Nascita – ha aggiunto Bobini – attraverso iniziative sul territorio, il sostegno dei sindaci, delle associazioni di volontariato e una nuova comunicazione più chiara e diffusa, a partire dalla carta dei servizi”.
Dal consultorio al parto: un percorso integrato. Il tour ha messo in evidenza la presa in carico della donna lungo tutto il percorso nascita: dalla gravidanza seguita nei consultori fino al post partum.
Un aspetto ribadito anche dal direttore della UOC Ostetricia e Ginecologia, Filippo Francalanci, che ha illustrato l’organizzazione del reparto:“Qui accedono tutte le donne, sia con gravidanza fisiologica sia con complicazioni, fino ai cesarei programmati o alle induzioni. È il gate di ingresso di tutto il nostro percorso nascita”.
Fiore all’occhiello del reparto è la vasca nativa per il travaglio e il parto in acqua, utilizzata sempre più frequentemente:“L’acqua aiuta il rilassamento, favorisce la dilatazione e rende più armonico il rapporto tra mamma e bambino. Lo scorso anno circa 80 donne hanno partorito in acqua”.
Francalanci ha evidenziato anche la sicurezza della struttura, progettata per affrontare rapidamente eventuali emergenze:“Dalla sala travaglio si arriva in pochi secondi alla sala operatoria. Anche un travaglio fisiologico può cambiare improvvisamente e tutta la nostra professionalità è costruita sulla capacità di intervenire in modo rapido e freddo”.
Pelle a pelle, rooming-in e sostegno all’allattamento. Grande attenzione anche al neonato e al legame precoce con la madre, come spiegato dalla direttrice di Pediatria e Neonatologia, Sara Casalini: “Garantiamo il più possibile la fisiologia della nascita e il contatto pelle a pelle immediato, fondamentale per regolare temperatura, frequenza cardiaca e favorire l’attacco al seno”.
Dopo le prime due ore dalla nascita, il bambino resta sempre con la madre grazie al rooming-in totale, uno degli elementi distintivi del reparto:“La presenza continua del neonato accanto alla mamma aiuta a riconoscere subito i segnali del bambino e sostiene l’avvio dell’allattamento”.
Casalini ha ricordato inoltre il riconoscimento di Ospedale Amico del Bambino UNICEF, ottenuto dal presidio, come segno di un impegno quotidiano concreto:“Non è un semplice bollino, ma una scelta di lavoro quotidiana per sostenere la coppia mamma-bambino”.
Un’offerta ampia, dalla gravidanza al puerperio. La visita ha permesso di conoscere anche l’ampia rete di servizi: ambulatori per gravidanza a basso e alto rischio, partoanalgesia, supporto psicologico, corsi di accompagnamento alla nascita, pronto latte h24, baby pit stop, donazione del sangue cordonale e del latte materno. Un sistema che, come ricordato dalla direzione, punta a fare del Punto Nascita del Valdarno un presidio attrattivo e sempre più vicino alle famiglie, in un momento storico in cui ogni nascita rappresenta anche una sfida per il mantenimento dei servizi.
La voce delle mamme. A rendere ancora più significativo il tour di questa mattina è stata anche la testimonianza di una neomamma, che ha scelto di partorire al Santa Maria alla Gruccia sostenendo con la propria esperienza il valore del reparto.
Sefora De Giorgi:“È andata bene, molto bene. Sono venuta qui anche per sostenere questo reparto perché qui ci sono persone dolcissime. Mi sono trovata davvero molto bene: l’accoglienza, il travaglio, tutta l’assistenza. Certo, partorire non è una passeggiata, ma adesso è la cosa più bella del mondo perché c’è Gabriele con noi”. La donna, che tre anni fa aveva partorito ad Arezzo, ha voluto sottolineare la soddisfazione per la scelta fatta questa volta in Valdarno:“Sono felice di aver scelto questo ospedale e mi auguro che questo reparto abbia lunga vita e possa rimanere aperto. È bello partorire anche in Valdarno”.
A fare da cornice alla visita anche le immagini di altre due future mamme ricoverate nel reparto, segno concreto di un punto nascita vivo, operativo e sempre più orientato all’accoglienza e alla vicinanza con le famiglie del territorio.

