28, Settembre, 2022

Progetto nocciola, Slow Food Toscana ribadisce: “No ad agricolture industriali”. E si rivolge ai sindaci del Valdarno

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Continua la scia di reazioni contrarie al progetto lanciato da Ferrero per coltivare in Valdarno le nocciole destinate alla produzione di Nutella. A intervenire è Slow Food Toscana, che alle amministrazioni comunali ricorda: “Avete aderito al Distretto rurale del Valdarno, un modello di governo del territorio ben lontano da quanto proposto con Progetto nocciola”

Contro il Progetto nocciola Italia, lanciato da Ferrero in Valdarno, ora scende in campo anche Slow Food Toscana, ribadendo a livello regionale quella posizione contraria già espressa, peraltro, dalla Condotta locale dell'associazione. In una nota, Slow Food Toscana spiega: "Non possiamo che essere a fianco di quei produttori e dei territori che si oppongono all'impianto di monocolture intensive in una area non tradizionalmente vocata".

"In Valdarno, come negli altri territori Toscani individuati dal progetto, la Valdichiana, la zona del Grossetano e altre che dovessero essere interessate, ci si deve porre il problema di cosa vorremmo nel nostro futuro per la nostra salute, per la nostra campagna, per il nostro paesaggio". Slow Food cita l'Agenzia Europea per l’Ambiente nel suo recente rapporto “Stato per l’ambiente 2020”, nel quale le coltivazioni superintensive vengono criticate "per quello che necessariamente comportano in termini di contaminazione da pesticidi, di emissioni di gas serra, di erosione e impermeabilizzazione del suolo, di inquinamento delle falde".  

Slow Food Toscana chiama in causa anche i sindaci del Valdarno, ricordando loro l'impegno preso con "la nascita del Distretto Rurale del Valdarno, per una progettualità e una visione di una produzione locale “buona, pulita e giusta”. L'adozione in questa area di pratiche mono-colturali di varietà non locali di un prodotto che ha solo un piccolo e occasionale spazio nella piramide alimentare vanificherebbe il lavoro di cittadini, volontari, produttori e amministrazioni locali e regionali che hanno fino a oggi condiviso una visione comune impiegando cospicue risorse umane ed economiche per il raggiungimento di ben altri obiettivi". 

"Oggi – conclude la nota – ci uniamo alla condotta del Valdarno e ai produttori nel chiedere di spiegazioni alle amministrazioni locali che hanno supportato questa iniziativa, ricordando che i Comuni dell'area che aderiscono al distretto rurale del Valdarno hanno scelto un modello di governo del territorio ben lontano da quanto proposto e chiediamo in quale modo l’introduzione di colture intensive di cultivar non locali e interamente destinate all’industria e al consumo esterno, può contribuire a “favorire i processi di organizzazione di relazioni di mercato più equilibrate, potenziare la filiera e, quali effetti conseguenti, consolidare la stabilità economica e occupazionale del distretto, apportando vantaggi anzitutto di carattere ambientale al territorio”, come previsto dalla legge regionale 17/2017- sulla nuova disciplina dei distretti rurali". 

Glenda Venturini
Capo redattore

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