25, Giugno, 2022

Centro storico: niente più sale giochi, sexy shop ma anche kebab e negozi etnici. Il PD: “Concetti divisivi e xenofobi”

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Polemiche per il nuovo regolamento sul centro storico approvato in chiusura del 2020 dal Consiglio comunale a maggioranza. Vietata l’apertura di nuovi negozi di tipo etnico, consentiti alimentari “con prodotti del territorio locale e della tradizione italiana che occupino almeno il 70% della superficie di vendita”. E il Partito Democratico va all’attacco

Sta suscitano polemiche il nuovo Regolamento per la tutela e il decoro delle attività dei centri storici di Montevarchi: approvato nell'ultima seduta del 2020 in Consiglio comunale con i voti favorevoli della maggioranza (contrari i consiglieri Pd e Avanti Montevarchi, astenuto il M5S), prevede l'introduzione di molte novità rispetto al passato. E si tratta soprattutto di specifiche regolamentazioni sui tipi di attività economica che potranno (o non potranno) essere aperti in centro storico, d'ora in poi. 

Stop dunque a sale gioco, 'compro oro', sexy shop, a night club; ma non si potranno aprire nemmeno "negozi etnici alimentari/non alimentari, kebab, bazar", così come non saranno consentiti nuove "attività di “money change”, “phone center”, “internet point”, “money transfer” e simili". Vietati, inoltre, i negozi che mettono in commercio prodotti derivati dalla cannabis legale.

Tra le attività che invece sarà possibile aprire, specifiche raccomandazioni sono inserite nel regolamento: sì ad attività di "vendita/somministrazione di prodotti del territorio locale e della tradizione italiana che occupino almeno il 70% della superficie di vendita" oppure "attività artigianali alimentari della tradizione italiana", o ancora "market e minimarket dove vengano posti in vendita prevalentemente prodotti locali e della tradizione italiana che occupino almeno il 70% della superficie di vendita". 

Infine, anche per i negozi che ad oggi sono già aperti, arrivano nuove regole: "Le insegne devono essere espresse esclusivamente con caratteri della cultura occidentale, in lingua italiana, fatta eccezione per le parole ormai divenute parte del linguaggio italiano"; e ancora, "È vietata l'installazione nelle vetrine di pannelli luminosi, scritte luminose diversi dalle insegne di esercizio". Il nuovo Regolamento in versione integrale è scaricabile e consultabile a questo link. 

E se il nuovo Regolamento è già al centro di numerosi dibattiti sui social, arrivano anche le prese di posizione politiche. Samuele Cuzzoni, segretario del Circolo del PD di Montevarchi, attacca: "Sono allibito. Con i soliti concetti paravento del decoro urbano, della qualità della vita dei residenti, della tutela dell’identità storico-architettonica della città, si mira ad insinuare nella nostra città concetti divisivi ed ingiusti, quasi razzisti e sicuramente xenofobi, tipici della destra peggiore e che ci rimandano purtroppo indietro esattamente di un secolo. Vietati in buona parte della città negozi etnici alimentari e non alimentari, bazar, internet point, distributori automatici, consentite nuove aperture solo per chi venda prodotti alimentari e non “della tradizione italiana” (ma forse volevano scrivere 'tradizione italica'), ma senza poi dirci quali siano".

"La Giunta Chiassai ha deciso così di mostrare il proprio vero volto: dopo cinque anni di immobilismo e di provvedimenti spot ecco la trovata elettorale per compiacere quanti finora non hanno visto niente, ma invocano ancora il pugno duro. Nonostante le promesse e gli annunci clamorosi, come il divieto di sedersi sulle panchine o l'eliminazione dei tavolini all'aperto in alcune zone della città, non solo la città di Montevarchi non è cresciuta o migliorata, ma bensì la si è fatta passare, dagli amministratori stessi, come il Bronx del Valdarno".     

"Montevarchi fino a 5 anni fa – conclude Cuzzoni – era un simbolo concreto di sperimentazione nel campo della coesione sociale e di un Paese multiculturale, quale quello che siamo, capace di creare progetti di integrazione cercando di anticipare un problema che adesso abbiamo tutti noi davanti agli occhi. La voglia di esclusione sociale, e non di inclusione, esce con forza da queste normative e scelte amministrative: azioni inammissibili e controproducenti al bene della comunità montevarchina tutta. Invitiamo pertanto il Sindaco Chiassai a rileggere l'art. 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione” e l'art. 41 dove si stabilisce che “L’iniziativa economica privata è libera”. Montevarchi ed i montevarchini meritano qualcuno che vuole bene veramente a questo paese, che si prenda cura di ogni cittadino, non con questi provvedimenti sensazionali ed ingiusti, ma con progetti lungimiranti e di respiro che possano regalarci una città rinnovata, sostenibile e dialogante". 

 

Glenda Venturini
Capo redattore

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