27, Novembre, 2021

Mercato del lavoro, l’andamento di settori e occupazione in Valdarno nel 2020. In crisi il turismo

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Le dinamiche del lavoro in Valdarno nel rapporto Irpet tra settori pi colpiti, variazione occupazionale dei dipendenti in base alle caratteristiche demografiche, blocco licenziamenti, tirocini. L’analisi di Elena Cappellini

Un -1,8% in meno di lavoratori dipendenti impiegati e il settore del turismo duramente colpito: è solo una parte dell'analisi riguardante il mercato del lavoro in Valdarno effettuata da Irpet. La crisi pandemica ha avuto un effetto devastante su alcune attività, mentre altre sembrerebbero non aver risentito particolarmente dell'epidemia da Covid. Ad analizzare l'andamento del lavoro tra 2019 e 2020 è stata Elena Cappellini.

"Area di antica tradizione industriale, il Valdarno superiore ha oggi un’economia attiva e differenziata – inizia introducendo così Cappellini – con una presenza di rilievo nei settori dell’industria alimentare, della trasformazione dei metalli e della farmaceutica. La vocazione distrettuale di questo territorio si esprime nella sua specializzazione nella moda e pelletteria, che lavora in stretta relazione con le grandi firme del Made in Italy. Ad eccezione del Comune di Castiglion Fibocchi e quello di Rignano, i Comuni del Valdarno appartengono al SLL – Sistema Locale del Lavoro di Montevarchi (il primo appartiene al SLL di Arezzo, il secondo a quello di Firenze). Per questo motivo, le statistiche sulla dinamica degli addetti dipendenti sono calcolate con riferimento al SLL di Montevarchi. Le statistiche sugli addetti dipendenti rappresentano una stima basata su ASIA UL 2017 e aggiornata con le posizioni nette calcolate dai dati del Sistema Informativo Lavoro (SIL) di Regione Toscana tenendo conto dei soli contratti di lavoro a tempo indeterminato, determinato e apprendistato.

 

 

Cappellini ha iniziato trattando la dinamica generale dei lavoratori dipendenti nel 2020 rispetto al 2019: "In media, nel 2020 rispetto al 2019, il SLL di Montevarchi ha impiegato 37.400 lavoratori dipendenti, 600 in meno del 2019 (-1,8%). Fatte le dovute proporzioni, le perdite sono state in questo territorio leggermente inferiori alla media regionale, che ha chiuso l’anno con una variazione media pari a -2,3% e 26mila addetti in meno. La congiuntura dello stock di lavoratori dipendenti del Valdarno segue il profilo della Toscana in generale, con un sensibile scostamento – in positivo- nei primi mesi dell’emergenza sanitaria."

"La dinamica del lavoro dipendente si aggrava pesantemente se alle posizioni effettivamente chiuse si somma una stima delle unità di lavoro “a zero ore”, un indicatore che consente di leggere in termini di  lavoratori full-time equivalenti le ore di CIG autorizzate dall’INPS. Questa quantità di lavoro può essere interpretata come un eccesso transitorio di lavoro, il fabbisogno congelato  e non estinto grazie della CIG e alla sua estensione in deroga. Nel SLL di Montevarchi, a fronte dei 600 dipendenti in meno, sono state sostenute in CIG l’equivalente di 4.300 posizioni di lavoro, ovvero l’11% delle posizioni del 2019. Letto in questi termini, la quantità di lavoro sottratta dall’emergenza sanitaria ammonta al 13% dei posti di lavoro del Valdarno, il corrispondente di quasi 5mila dipendenti in eccesso rispetto al fabbisogno del 2020."

 

 

Cappellini ha poi osservato in dettaglio i settori del Valdarno e le sue dinamiche occupazionali: "Rispetto al 2019, la composizione settoriale degli addetti nel 2020 mostra una contrazione concentrata nell’indotto del turismo che anche nel Valdarno va considerata l’attività più compromessa dalle restrizioni della pandemia. Seguono per entità del danno le attività di trasporto, il commercio e l’area dei servizi in generale, mentre l’industria ha mostrato – nel breve periodo – una maggiore elasticità alla caduta della domanda internazionale. Le dinamiche occupazionali del 2020 sono ovviamente influenzate dai provvedimenti normativi introdotti nel corso dell’anno, tra i quali l’estensione in deroga della CIG e il blocco dei licenziamenti economici sono senza dubbio i più rilevanti. Crescono, nel Valdarno come nell’intera Regione, gli addetti alle costruzioni, ramo produttivo che ha beneficiato degli incentivi contenuti del c.d. Decreto Rilancio del Maggio scorso. Unico altro macro-settore in crescita per numero di addetti nel 2020 è il pubblico impiego, al quale appartiene l’area dell’istruzione e della sanità."

 

 

Guardando al dettaglio dei settori che compongono l’economia del Valdarno si rileva una mappa più variabile di attività. Da rilevare l’effetto della crisi sulle le attività del distretto della moda, con il tessile e il calzaturiero che perdono una quantità importante di posizioni di lavoro mentre la pelletteria, anima dell’industria del Valdarno, rileva una buona performance ed accresce le proprie posizioni attive anche nel 2020.

 

 

Cappellini si è poi soffermata sui lavoratori: uomini, donne, over 35, under 35, italiani e stranieri. "La crisi economica del 2020 ha avuto un impatto diseguale tra i settori produttivi, fatto che di per sé comporta effetti eterogenei tra le categorie demografiche. L’inserimento lavorativo, per via delle qualifiche e delle modalità di lavoro, è infatti caratterizzato per genere, età e cittadinanza. Inoltre, gli interventi normativi a tutela del lavoro – sebbene orientati all’omogeneità di trattamento – non hanno protetto tutti allo stesso modo, ad esempio i dipendenti a termine alla scadenza sono entrati spesso in disoccupazione ed questa modalità di lavoro tipicamente più frequente tra i giovani, le donne e gli stranieri. 

"In generale, la crisi nel Valdarno non ha fatto eccezione alla tendenza generale, con i lavoratori giovani e stranieri che hanno subito una riduzione dei posti di lavoro molto più ampia della media, mentre il segmento femminile di dipendenti registra un cedimento in linea con il dato complessivo e molto migliore rispetto a quello regionale. Gli elementi di svantaggio, tuttavia, tendono a sommare gli effetti e l’effetto su alcune categorie di lavoratori ha assunto nel 2020 una dimensione preoccupante: i giovani stranieri hanno subito un calo delle posizioni del -15% se donne e del -11% se uomini."

 

 

L'analisi ha coinvolto anche il settore giovanile del lavoro: tirocini e apprendistato per l'inserimento nel mondo del lavoro. "Il 2020 è stato un anno particolarmente difficile per i giovanissimi che si sono affacciati al lavoro e per i quali anche le esperienze pensate come “ponte” tra scuola e lavoro hanno subito un drammatico arresto.  E’ il caso dei tirocini, che nel 2020 hanno ridotto quasi della metà le posizioni aperte nel 2019, e dell’apprendistato, la cui velocità di frenata ha raggiunto il -83% delle assunzioni. Anche le cessazioni hanno rallentato la  propria corsa, ma ad un ritmo inferiore a quello delle assunzioni portando, così, ad un saldo in forte riduzione di queste posizioni pensate ad hoc per i lavoratori più giovani."

Il tema di chiusura è stato il blocco licenziamenti, in cui Cappellini ha parlato delle prospettive future per i lavoratori una volta terminato il Decreto Sostegno: "Le due misure del blocco licenziamenti e la cassa integrazione guadagni vanno a coprire prevalentemente una parte di lavoro a tempo indeterminato, lavoro stabile, perché i contratti a termine arrivati a scadenza nel corso del 2020 sono stati per lo più chiusi, gli aiuti del decreto vanno a coprire più la figura diciamo del lavoratore maturo, rimangono scoperte alcune categorie come i giovani che tuttavia bloccando le uscite dei più anziani vedono a loro volta bloccate le opportunità di ingresso lavorative; il blocco dei licenziamenti va visto anche in quest'ottica: il rischio che escano molti soggetti anche con esperienza, soggetti maturi che poi riqualificare non sarà semplicissimo, perché bisogna agire su soggetti ormai in là con gli anni che già hanno una profesionalità ben definita e che non sono semplici da riqualificare o ricollocare. D'altra parte sappiamo però che trattenere troppo a lungo queste risorse, oltre all’impatto che c’è sulla cassa integrazione che è lo strumento con il quale si sostengono questa fetta di lavoratori dentro il sistema, togliamo opportunità d’ingresso ad altre categorie di lavoratori."

"Già da adesso e nel momento della ripresa questa situazione andrà gestita e controllata progressivamente – continua Cappellini – perché probabilmente le categorie che si ritroveranno a poter entrare e quelle che invece usciranno non sono le stesse. E questo creerà degli squilibri, perché uscira un certo tipo di lavoratori che andrà riqualificato mentre il sistema ne chiede un’altra tipologia, e pensando ai giovani per loro queste sono opportunità mancate. La ratio della policy è stata quella di bloccare le uscite, attraverso la cassa integrazione, si congelano gli ingressi e si congelano le uscite, però nel momento in cui si pensa di dover uscire da questa situazione che non è una situazione troppo a lungo sostenibile per tanti motivi, si crea uno squilibrio: chi uscirà non corrisponderà con i soggetti che entreranno, ed è necessario che entrino nuovi soggetti, perché i giovani devono avere delle opportunità nel mercato del lavoro, perché qui il rischio è perdersi generazioni di ragazzi usciti dal sistema istruzione ormai da un anno e che difficilmente hanno trovato valide opportunità di lavoro."

"Questo congelamento attuale non aiuta a creare posizioni vacanti, che blocca anche incentivi lavorativi dell’università, incentivi ai tirocini, apprendistati, scuola lavoro – afferma Cappellini – dovrà esserci una ricomposizione e puntare alla riqualificazione e al reinserimento dei disoccupati; un conto è parlare dei giovani che non trovano lavoro, ma ovviamente non si può fare lo stesso ragionamento se la materia prima non è il giovane uscito a un anno con il diploma o con la laurea, ma di un 50enne che ha fatto l’operaio tutta la vita e non gli si può chiedere di tornare sui banchi per tre anni; bisogna pensare a qualcos’altro, ma questo va organizzato prima di trovarsi di fronte la platea di 50enni in difficoltà, ragionando anche sugli elementi attuali quali la spinta verso la digitalizzazione, green economy, smart working.".

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