22, Giugno, 2024

Lavoro, quando domanda e offerta non si incontrano. Il punto di Marco Rossi della Cgil

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“Cercasi personale”: questo è il cartello che troviamo sempre più frequentemente fuori dagli esercizi commerciali, soprattutto della grande distribuzione, del Valdarno. Non solo: anche sui siti che in rete offrono un impiego cresce la richiesta di addetti e di figure professionali da parte delle aziende. Dopo il picco della pandemia il mondo del lavoro sembra essersi rimesso in moto e offre una dinamicità insospettabile fino a qualche mese fa. Non è, ovviamente, solo il settore del commercio ad essere coinvolto da quella che appare ad un primo acchito una sorta di rivoluzione. Sono varie le tipologie delle aziende che cercano in maniera quasi spasmodica: quelle della ristorazione, della meccanica, della moda, dell’informatica e di quello che sembra essere il settore trainante, ovvero il digitale.

Ma vediamo alcuni numeri relativi ai posti di lavoro persi. Se analizziamo i dati Irpet relativi al terzo trimestre 2020, quindi in piena pandemia, gli addetti dipendenti in Toscana sono diminuiti di 46mila unità rispetto allo stesso periodo del 2019. Il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni ha perso 1,4 punti (da 67,5 a 66,1). Particolarmente penalizzate le donne che vedono un aumento delle disoccupate del 16%, circa 8.000, contro l’11% degli uomini. Il 2021 segna d’altro canto una sostanziale ripresa che ha portato quindi ad una sorta di boom di richieste da parte delle aziende.

Ma perché le imprese lamentano quotidianamente difficoltà a reperire personale? Perché raramente la domanda si incontra in maniera soddisfacente con l’offerta? Abbiamo posto questi interrogativi a Marco Rossi, della Cgil Arezzo zona Valdarno.

 Diverse aziende del territorio valdarnese lamentano grossi problemi a trovare personale. Corrisponde a verità? E se è vero da cosa dipende?

“Apprendo ciò da notizie stampa, personalmente non ho materiale e dati sufficienti per rispondere con  precisione. Sono invece a conoscenza che ci  sono aziende che hanno lunghe file di richieste di assunzioni alle quali vengono inviati numerosi curriculum. C’è chi si lamenta perché non trova addetti e chi non può soddisfare tutta la domanda che arriva da persone che chiedono di lavorare nella propria azienda. Molto interessante. Fare approfondimenti di questi aspetti, credo sia molto utile a tutto il sistema socio-economico, sicuramente ci aiuterebbe a capire e a trovare le giuste soluzioni per risolvere entrambe la situazioni.”

C’è chi dà la colpa al reddito di cittadinanza: sarebbe più semplice e meno faticoso stare a casa senza lavorare e comunque percepire un introito.

“A prescindere dall’opinione che possiamo avere sul reddito di cittadinanza, credo che l’influenza di questo strumento di welfare incida molto poco sulle dinamica domanda-offerta del mercato del lavoro. Basta vedere i requisiti necessari per poterne usufruire. Forse il termine giusto è ‘reddito di sopravvivenza’. Un lavoro retribuito nel rispetto delle norme e dei contratti collettivi nazionali di lavoro rimane sempre l’obbiettivo e la condizione ambita da tutti.”

Trovano più lavoro i giovani o le persone più “anziane”, magari con più esperienza e con formazione adeguata?

“Da sempre coloro in possesso di una professionalità hanno avuto e hanno modo di collocarsi più facilmente a prescindere dall’età. Per quanto riguarda la formazione, credo che il nostro impianto formativo, sia per l’inserimento dei giovani che per la ricollocazione di coloro che dopo anni di lavoro si trovano a dover forzatamente imparare una nuova professione, sia totalmente fallimentare e quindi da ricostruire. L’argomento è complesso ma rientra tra le priorità, specialmente in questo momento di innovazione tecnologica.”

Quante sono le cause seguite dalla Cgil in Valdarno per licenziamenti o per trattamenti economici e contrattuali inappropriati?

“Le richieste di assistenza per la tutela individuale/collettiva sono in netto aumento e anche durante l’anno 2020 hanno avuto numeri abbastanza alti nonostante i fermi dovuti alla pandemia. Per quanto riguarda i settori più interessati basta leggere i rapporti annuali dell’Agenzia dell’Entrate e dell’ Ispettorato Nazionale del Lavoro per vedere quali sono.”

Infine, siamo in possesso degli strumenti giusti per affrontare queste mutazioni sempre più presenti nel complicato mondo del lavoro?

“Penso che stiamo vivendo un periodo molto particolare e interessante dal punto di vista dei cambiamenti. La pandemia ha accelerato un processo che era in corso da tempo ma in maniera lenta. Dobbiamo sempre tener presente che siamo nel mezzo di una grande rivoluzione tecnologica  con inevitabili  effetti  nei  comportamenti delle persone. Basta ricordarsi come era il mondo del lavoro e la società solo 30 anni fa e ci rendiamo subito conto. Questi cambiamenti, che stanno avvenendo in maniera sempre  più veloce ci coinvolgono come Lavoratrici e Lavoratori, come consumatori, come partecipi alla vita sociale. Intervengono  nella completezza del nostro vivere quotidiano entrando di prepotenza anche all’interno delle famiglie. Questo credo sia il punto di partenza da cui iniziare una profonda riflessione per trovare le nuove e necessarie linee di indirizzo per utilizzare al meglio tutto quello che dall’innovazione tecnologica e dal progresso delle scoperte scientifiche ci viene offerto giornalmente.”

 

 

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