Ottanta parti dall’inizio dell’anno e un obiettivo chiaro: raggiungere quota 500 entro il 2026 per garantire la continuità del reparto. Il punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia entra nella fase decisiva del suo percorso di rilancio, con numeri che – spiegano i responsabili – sono in linea con la tabella di marcia fissata per il 2025.
Un traguardo che non è solo simbolico ma determinante: la soglia dei 500 parti annui rappresenta infatti un parametro nazionale per mantenere attivo il servizio. Su questo fronte istituzioni, direzione sanitaria e professionisti stanno lavorando congiuntamente, puntando su una maggiore comunicazione, integrazione territoriale e rafforzamento della fiducia delle famiglie valdarnesi.
“Ad oggi siamo a 80 parti e siamo in linea con il percorso che ci siamo dati per raggiungere la soglia dei 500 – ha sottolineato Filippo Francalanci, direttore di ostetricia e ginecologia –. Il nostro punto nascita è sicuro al 100%, completo in termini di personale medico, ostetriche e pediatri: siamo in grado di far fronte a tutte le esigenze”.
Anche la direttrice del presidio, Patrizia Bobini, ha ribadito l’impegno a far conoscere sempre più capillarmente l’offerta della struttura per dare alle future mamme tutte le informazioni utili a scegliere il proprio ospedale in piena consapevolezza.
Nel quadro delle azioni di valorizzazione della maternità si inserisce l’iniziativa presentata stamani nella sala riunioni del Comune di San Giovanni Valdarno: il progetto “Mille braccia per mille piedi”, promosso dalla Conferenza zonale dei sindaci del Valdarno aretino insieme all’associazione Cuore di Maglia.
L’intento è semplice ma intenso: donare, dal 1° marzo al 31 dicembre, un paio di scarpine fatte a mano a ogni bambino e bambina che nascerà alla Gruccia, accompagnate da un biglietto di auguri firmato dalla Conferenza dei sindaci e dall’associazione. Per le quattro culle termiche del reparto sono previsti anche piccoli “polipetti” e dudù, pensati per i neonati che trascorrono i primi giorni in incubatrice.
A sostenere il progetto sarà una cena di solidarietà in programma venerdì 27 marzo alle ore 20 ai saloni della Basilica di San Giovanni Valdarno, il cui ricavato sarà interamente devoluto a Cuore di Maglia.
“Abbiamo pensato di dare un segnale positivo in un momento particolare per il nostro ospedale della Gruccia – ha spiegato Maira Trefoloni, referente per le volontarie di Cuore di Maglia nel Valdarno –. Siamo circa una ventina di volontarie tra Valdarno e Arezzo e abbiamo deciso di creare queste scarpine come simbolo di augurio e buon cammino per ogni nuovo nato. È un gesto che coinvolge tutta la comunità, anche chi contribuisce semplicemente da casa alla realizzazione dei manufatti”.
Durante la presentazione sono stati consegnati simbolicamente ai medici i primi kit destinati ai neonati. “Un progetto che scalda il cuore, oltre che i bambini”, ha commentato Sara Casalini, direttrice della pediatria e neonatologia della Gruccia. “La generosità di Cuore di Maglia si traduce in un gesto concreto di vicinanza a tutte le famiglie: dalle scarpine ai piccoli polipetti destinati ai neonati in incubatrice, si tratta di attenzioni che accompagnano i primi momenti di vita e rappresentano un segno tangibile di affetto e cura”.
“È la dimostrazione concreta della capacità di mobilitazione di un territorio intero a difesa del punto nascita – ha aggiunto Valentina Vadi, presidente della Conferenza zonale dei sindaci del Valdarno aretino –. Il nostro reparto è un fiore all’occhiello dell’ospedale e vogliamo che rimanga aperto ora e in futuro. Confidiamo di raggiungere gli obiettivi prefissati grazie alla collaborazione di istituzioni, operatori sanitari e comunità”.
La cena è promossa in collaborazione con UniCoop Firenze – sezione soci Coop di San Giovanni Valdarno. Il costo è di 25 euro (10 euro per i bambini dai 6 ai 13 anni). Prenotazioni entro lunedì 16 marzo alla Pro Loco di San Giovanni Valdarno. Alla Gruccia la sfida dei numeri si intreccia così con il senso di responsabilità e di appartenenza di un intero territorio: la qualità dell’assistenza passa anche dai gesti più semplici, che diventano simboli di speranza per il futuro.

