26, Ottobre, 2021

Focus su ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti con Alessandro Mugnai Cgil

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La situazione di vari comparti lavorativi, ingabbiati fra gli ammortizzatori sociali prossimi alla scadenza o già scaduti e l’impossibilità di procedere con i licenziamenti fino al 31 ottobre, sta provocando una serie di effetti a catena. Non di rado si assiste, difatti, ad intere categorie di persone che non beneficiano più della cassa integrazione e che vengono pagati con forte ritardo da datori di lavoro, a loro volta in pesante difficoltà. Un vicolo cieco!

“Vi sono categorie per le quali la condizione è assolutamente critica ed è quanto mai necessario che il governo prenda seri provvedimenti. Noi abbiamo già fatto e stiamo facendo delle richieste in tal senso, per poter salvaguardare settori come il turismo, gli appalti dei servizi del commercio, colpiti pesantemente da uno stato di forte difficoltà, ove solo gli ammortizzatori in deroga ed il blocco dei licenziamenti hanno potuto salvare in qualche modo le unità occupazionali” – queste le parole del Segretario Generale Cgil Arezzo Alessandro Mugnai – “al contempo tali ammortizzatori hanno tutelato anche un tessuto produttivo di notevole rilevanza per l’intera economia nazionale e mi riferisco, in particolar modo, alla ristorazione, all’accoglienza, all’organizzazione ed intermediazione turistica, al commercio al dettaglio, abbigliamento e tessile. Spesso, tra l’altro, di questi comparti fanno parte piccole strutture che non dispongono di ammortizzatori sociali ordinari e molte di queste non sono neanche iscritte al Fis, ovvero al fondo dedicato agli ammortizzatori sociali, ma devono attingere ad un fondo straordinario per emergenza covid. Ad esempio le mense aziendali in appalto, non possono accedere alla cassa integrazione in linea diretta, ma solo conseguentemente all’eventuale richiesta di ammortizzatore da parte della ditta che ha appaltato loro il lavoro. Siamo, inoltre, in presenza di un vero e proprio vuoto normativo per determinate categorie che si ritrovano con ammortizzatori già scaduti ed in condizioni di quasi indigenza, in attesa di arrivare al 31 ottobre, quando scadrà il blocco dei licenziamenti.”

Quali sono le situazioni più critiche?

“La situazione è critica un po’ per tutti, anche se con gradi e risvolti diversi. I comparti che ho nominato sopra (turismo, ristorazione, commercio…) sono quelli che versano nelle peggiori condizioni e non possiamo attendere la riforma degli ammortizzatori, non c’è tempo! A questi settori va ad aggiungersi anche il mondo della moda, in quanto nella nostra provincia non ci sono solo le grandi firme, ma anche una serie di piccole aziende che operano nel settore ed i cui lavoratori sono da tempo fermi. Temo che se il governo non legifera velocemente, assisteremo a situazioni drammatiche. Dobbiamo anche tener conto che, prima del covid, avevamo affrontato 10 anni di crisi finanziaria, industriale e di sistema e questa aveva prodotto, a cavallo fra il 2011 ed il 2012, la perdita, nella sola provincia di Arezzo, dell’equivalente di un paese intero di lavoratori a tempo pieno. Il settore manufatturiero della moda e dell’oro, ad esempio, aveva già avuto un grosso impatto negli anni precedenti e stava lentamente rialzando la testa, quando è giunta la pandemia. A questo punto abbiamo due possibilità, una derivante dai fondi europei del PNRR che, se il livello amministrativo locale, in sintonia con la regione, saprà declinare in modo opportuno, rappresenta un forte trampolino per il rilancio di alcuni comparti, tipo appunto il manufatturiero, assecondando i processi di cambiamento necessari. L’altra opportunità, invece, è rappresentata dalla campagna vaccinale volta a raggiungere prima possibile l’immunità di gregge. Solo in presenza di questa, infatti, alcuni settori, come ad esempio il turismo e lo spettacolo, completamente paralizzati dalla pandemia, potrebbero riprendere l’attività. Quello che voglio dire è che ancora serve tempo, è necessaria una proroga degli ammortizzatori sociali per la salvaguardia di questi settori, ancora del tutto fermi, altrimenti dal 31 ottobre assisteremo ad una macelleria sociale!”

E’ ipotizzabile una proroga degli ammortizzatori e del blocco dei licenziamenti? Se sì, per quali categorie di lavoratori?

“Stiamo assistendo, malgrado le nostre pressanti richieste, ad un lungo e tortuoso percorso che risente delle tensioni governative. Molto dipenderà anche dalla legge di bilancio, attesa per la metà di ottobre. E’ ovvio che il campo di intervento più urgente è il prolungamento, per altri due mesi, della cassa integrazione gratuita per il terziario e per le piccole imprese, per le quali il blocco dei licenziamenti è fissato per il 31 ottobre. Inoltre, una riforma generale degli ammortizzatori sociali non è prevedibile fino al gennaio 2022, per cui è quanto mai urgente un ammortizzatore che faccia da “ponte” e che avrebbe la funzione di aiutare a gestire questo stato di cose che, purtroppo, dal 31 ottobre potrebbe tradursi in perdita di un gran numero di posti di lavoro. Le tre organizzazioni sindacali a livello nazionale hanno, difatti, chiesto al Presidente Draghi un confronto urgente per far fronte a tali problematiche con un opportuno intervento legislativo, soprattutto per il turismo, il tessile, il commercio e dei servizi, in mancanza di una riforma degli ammortizzatori sociali, con nuove dinamiche che non vadano a creare pericolosi gap nella copertura.” termina Alessandro Mugnai.

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