È stata una tre giorni intensa, emozionante e commovente, quella che il Valdarno ha voluto dedicare a Luca Flores, pianista e compositore che ha vissuto gli ultimi anni della sua purtroppo breve vita a Montevarchi, dove morì suicida il 29 marzo del 1995, quando aveva appena 38 anni. Un talento artistico unico, un animo delicato e tormentato: così in molti lo hanno ricordato negli appuntamenti organizzati fra venerdì e domenica a Montevarchi e Loro. Per l’occasione, artisti e personalità che lo hanno conosciuto, o che hanno dedicato libri, canzoni, film alla sua figura, hanno inviato contributi video per omaggiare Flores: li abbiamo raccolti e li pubblichiamo qui integralmente.
Paolo Fresu ha condiviso momenti con Luca Flores, e lo ricorda così: “Ricordare la figura artistica e umana di Luca Flores, a trent’anni dalla sua prematura e inaspettata scomparsa, è cosa lodevole. Luca è stato una figura centrale del jazz italiano ed europeo, capace di dare un contributo fondamentale, pur essendo stato dimenticato troppo presto, come spesso accade. È stato un musicista importantissimo sotto il profilo compositivo, del tocco pianistico e del linguaggio musicale, ma soprattutto per il suo modo di essere. Era una persona dolce, certamente tormentata, ma capace di dialogare e profondamente rispettosa degli altri. La sua capacità di ascolto era straordinaria, nella vita come nella musica, perché musica e vita si alimentano reciprocamente. Ho avuto modo di suonare con lui all’inizio della mia carriera. Ero affascinato dalla sua figura introspettiva e dalla capacità di portare questa introspezione nella musica. Per me è stato un grande insegnamento, ed è stato un grande dolore apprendere della sua scomparsa. Il fatto che oggi venga ricordato a Montevarchi e a Loro Ciuffenna è motivo di grande valore. Spero che questa non sia un’occasione isolata, ma che Luca continui a essere ricordato a lungo, perché merita attenzione e memoria. Il suo insegnamento ha già dato frutti e continuerà a darne. Grazie di cuore, e che siano tanti bei concerti e tanti bei ricordi.”
Tullio De Piscopo ricorda bene Luca Flores: “Con Luca abbiamo suonato insieme in Toscana e anche in Emilia-Romagna. Era una persona stupenda, parlavamo di tante cose. Ricordo che era molto curioso degli aneddoti su Astor Piazzolla, con cui avevo collaborato dopo Libertango. Gli raccontai diverse esperienze e gli feci ascoltare il nuevo tango, anche nelle innovazioni ritmiche che avevamo sviluppato insieme. Luca era un musicista straordinario e mi trovavo benissimo a suonare con lui. Era però una persona estremamente sensibile, forse troppo per un mondo spesso distratto e uniforme. Mi dispiace non aver fatto registrazioni con lui, perché le registrazioni sono i documenti che restano: noi andremo via, ma quelle rimangono per sempre. E Luca resta per sempre nei nostri cuori”.
Anche Stefano Bollani lo ha conosciuto, anzi: ha imparato da lui: “Luca è stato mio maestro per due anni e mezzo. Lo cercai a Firenze quando ero giovanissimo per avere informazioni sul jazz, di cui non sapevo nulla. Era un insegnante molto particolare: dolce, silenzioso, timido, cosa che ho capito solo dopo. Io avevo 12-13 anni e provavo grande rispetto per lui. Parlava poco, ma suonava tantissimo. Mi faceva ascoltare lo stesso brano più volte, e ogni volta era diverso. Io cercavo di capire come fosse possibile. Facevo domande e il percorso andava avanti così. Più che spiegare, Luca suonava. Per questo, invece di aggiungere altre parole, vorrei dedicargli un brano: ‘Averti tra le braccia’ di Luigi Tenco, che lui amava molto suonare.
Le parole emozionanti di Simone Cristicchi, che ha dedicato a Flores un suo brano: “Sono felice di partecipare a questo evento in memoria del grandissimo artista Luca Flores. Era il lontano 2010 quando mi capitò in una bancarella di libri usati di incuriosirmi da questo libro, ‘Il disco del mondo’, di Walter Veltroni. All’interno c’era un dvd, un documentario bellissimo che raccontava appunto la vita di questo straordinario e sconosciuto musicista. Rimasi toccato innanzitutto da questa sua ultima composizione da questa registrazione del brano ‘How Far Can You Fly’ e da alcune frasi, alcune dichiarazioni di Luca Flores che erano contenute in questo libro e un pomeriggio mi misi al pianoforte e scrissi questo brano, scrissi 4 minuti e 28 secondi, una canzone che già dal titolo richiama alla lunghezza temporale di questa sua ultima composizione, come se davvero in quella musica straordinariamente toccante pur essendo priva di parole, di concetti, ma è come se lui avesse voluto lasciare una sorta di testamento spirituale. E quindi ho deciso di dare il titolo a questo brano proprio andando a vedere il minutaggio di questo testamento, perché la musica può andare molto molto oltre il semplice intrattenimento, ci può davvero toccare nel profondo, può toccare la nostra anima e può cambiare anche la nostra vita. Io sono grato a tutti quelli che hanno voluto organizzare questo evento, questa serata per Luca Flores, così come sono grato alla sua famiglia per avermi poi nel tempo ringraziato per questo brano che gli ho dedicato, per questa canzone”.
Walter Veltroni è autore del libro ‘Il disco del mondo – Vita breve di Luca Flores, musicista’, che racconta appunto la vita del jazzista morto suicida a Montevarchi. E nel suo intervento, Veltroni racconta: “Il mio incontro con Luca Flores è del tutto casuale. Ero da poco diventato sindaco di Roma e una funzionaria del Comune, compagna di un jazzista, sapendo della mia passione per il jazz italiano, mi portò un CD al quale aveva collaborato anche il suo compagno. La sera, a casa, mi misi a letto con le cuffie e, a un certo punto, mia moglie si accorse che stavo piangendo — cosa che non mi era mai capitata prima — mentre ascoltavo un brano: ‘How Far Can You Fly’. Non sapevo chi fosse Luca Flores e non sapevo che quel brano fosse stato inciso pochi giorni prima della sua morte. Da quel momento ho ricostruito la vita di Luca, perché quel brano è stato per me così importante e così emotivamente sconvolgente da spingermi dentro il gorgo della sua storia. Ho parlato con i suoi colleghi, con i suoi familiari, e ho cercato di ricostruire il più possibile la sua vita, il suo talento meraviglioso e anche il suo disagio. Mi sono molto affezionato a questo ragazzo, al suo dolore, alla sua incredibile intelligenza e creatività musicale. Ho raccontato la sua storia nel libro Il disco del mondo, che poi è diventato il film Piano solo, in cui Kim Rossi Stuart interpretava Luca. Da allora Luca è rimasto come un compagno lungo questi anni. E ciò che mi fa piacere è che, dopo essere stato un po’ dimenticato, grazie al libro e al film la memoria di questo straordinario jazzista italiano è tornata alla luce.”
Riccardo Milani è il registra del film ‘Piano, solo’, che sabato sera è stato proiettato a Montevarchi: “È una data importante, sono passati tanti anni, tanti decenni. Io ho avuto la fortuna e la responsabilità di raccontare la sua storia in un film, di raccontarne un po’ la vita, le passioni, i sentimenti, la musica, le cose che hanno caratterizzato la sua vita purtroppo molto breve. Mi spiace non essere presente, spero di venire lì in un’altra occasione. Sono molto legato a questo film perché è stato un film che ha coinvolto anche la famiglia di Luca e gli amici. Ho avuto modo di conoscere bene quella storia e di legarmi a un ragazzo, un talento così appassionato e così tormentato. Spero che il film vi piaccia. Spero di aver restituito almeno in piccolissima parte tutto il talento e la passione di Luca”.
I promotori della tre giorni sono stati il Comune di Loro Ciuffenna, Stazione Sonora, la Cooperativa Progresso Montevarchi, il Circolo ARCI Rinascita Montevarchi, Multisala Cine8 con il contributo di Regione Toscana ed alcuni sponsor privati, quali Banca del Valdarno, GFI e le cooperative S.A.G. e K2B. L’evento è stato organizzato con la partnership di Valdarnopost e dello Studio Danza Caroline di Montevarchi.


