26, Novembre, 2022

Cave di Malafrasca, il gruppo “Pergine volta pagina” abbandona la seduta di consiglio per protesta

Più lette

In Vetrina

Nell’ultima seduta di consiglio, i consiglieri Bruni e Zamponi di uno dei due gruppi di minoranza “Pergine cambia verso” hanno abbandonato i lavori per protesta contro la maggioranza sulla questione cave di Malafrasca e Cacciano

Nell’ultima seduta di consiglio comunale, il gruppo di opposizione “Pergine cambia verso” ha abbandonato la sala consiliare e i lavori per protesta contro la maggioranza in merito alla questione delle cave di Malafrasca e Cacciano. Il capogruppo Matteo Bruni e il consigliere Romina Zamponi hanno prima letto la dichiarazione con cui motivavano l’abbandono della seduta.
 
I due consiglieri hanno specificato che sono ancora in attesa di discutere la mozione presentata dal gruppo nella seduta dello scorso luglio: secondo regolamento, doveva essere proposta risposta e discussione da parte della maggioranza nel consiglio seguente, a settembre, ma non è avvenuto. E non era stato inserito nell’ordine del giorno attuale. Nel documento si confermava la contrarietà all'eventuale apertura a Malafrasca di una cava in area protetta e alla paventata riattivazione della vecchia cava di Cacciano.
 
Il sindaco Simona Neri e gli assessori di riferimento hanno spiegato che i tempi si erano allungati per il cambio del titolare responsabile nell’ufficio tecnico, con un ritardo nell’istruire la pratica. La decisione del gruppo di abbandonare la seduta ha riscontrato il parere contrario sia della maggioranza, sia dell’altro gruppo di opposizione “Moderati Pergine” con Chiara Legnaiuoli.
 
In un comunicato, il gruppo “Pergine cambia verso” ha sottolineato la volontà di informare le autorità preposte al controllo del regolare svolgimento del Consiglio e hanno invitato il sindaco Neri a “dare seguito alle promesse più volte fatte in campagna elettorale: dia la parola alle cittadine e ai cittadini di Pergine tramite referendum, che si pronuncino sul sì o no alle due attività estrattive, in modo che la democrazia partecipativa sia declinata sul serio e non a chiacchiere sui social network”.

 

Articoli correlati