Da una parte chi difende la riforma Nordio, gli scopi per cui è stata scritta e gli obiettivi che raggiunge, permettendo al cittadino di riacquistare fiducia nella magistratura stessa; dall’altra chi invece la considera uno svilimento della Costituzione e un abbassamento delle difese, che porterà ad un indebolimento dell’indipendenza della magistratura. Due visioni opposte a confronto, ieri, a Montevarchi, all’iniziativa organizzata dal Comitato Valdarnese per il NO e dal Comitato Sì Separa del Valdarno, rappresentati in apertura dai saluti rispettivamente di Stefano Magi e Chiara Galli.
Per la prima volta in Valdarno, insomma, si sono seduti allo stesso tavolo i sostenitori del Sì alla riforma costituzionale e quelli del No. Protagonisti della serata, che ha offerto un dibattito vivace, approfondito e di grande interesse, Cristina Ceccarelli, avvocato del Comitato Giovani Avvocati per il Sì; Andrea Frosali, avvocato e rappresentante del Comitato Camere Penali per il Sì; Michele Nisticò, giudice e membro del Comitato Giusto dire No; Chiara Favilli, professoressa di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Firenze e membro del Comitato Giusto dire No.
Un confronto partito dai punti chiave della riforma stessa, come la separazione delle carriere. “È giusto e indispensabile, visto che il giudice deve essere ‘terzo’ rispetto alle parti in causa – ha sottolineato Frosali – e per garantire questa terzietà non può dunque condividere la carriera con i Pm”. “In Italia giudici e Pm non sono mai stati separati finora – ha replicato Nisticò – stiamo forse dicendo che da ottant’anni abbiamo giudici che non rispettano il principio di terzietà? E perché allora la riforma non dovrebbe occuparsi anche degli avvocati, anche loro parte del Csm e anche loro coinvolti nei processi?”.
Sul sistema del sorteggio per la composizione dei due nuovi Csm, quello giudicante e quello inquirente, si è acceso il dibattito. “Il sistema del sorteggio sottrae l’elezione dall’influenza politica”, ha affermato Ceccarelli aggiungendo: “È un rimedio inevitabile alle pressioni delle associazioni di magistrati, al correntismo, e quindi una fotografia di trasparenza”. Di parere opposto Favilli: “Il sistema del sorteggio è inadeguato per qualsiasi organo costituzionale rilevante. Annulla il principio di rappresentanza. Oltretutto in questa riforma è squilibrato, per come è stato previsto nei due Csm, e rimanda ad una legge ordinaria il compito di definirne le modalità”.
Anche sull’Alta Corte i giudizi sono opposti. Frosali: “Oggi il CSM ha sia funzioni amministrative che giudicanti. Ecco, noi pensiamo che un giudice non possa essere eletto proprio da coloro che dovranno poi essere giudicati. Questo sistema ha prodotto risultati irrisori negli ultimi anni. L’Alta Corte invece sarà un organo terzo, proprio per superare questa criticità”. Favilli: “Assolutamente no, per come è stata scritta nella riforma l’Alta Corte sarà di fatto un giudice speciale, che è vietato proprio dalla Costituzione. Non dimentichiamo che dovrà occuparsi di sanzioni disciplinari, uno strumento potentissimo e quindi particolarmente delicato”.
Ma insomma, la riforma rafforza indebolisce l’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico? Ha risposto Nisticò: “Il problema sta proprio nel rapporto fra magistratura e governo, ma non questo governo specifico: i governi che ci sono stati e quelli che ci saranno. Il CSM esiste per sottrarre una fetta di attribuzioni al Ministero della Giustizia, che è il potere esecutivo, e quindi garantire ai magistrati l’indipendenza da questo potere. Se si indebolisce il CSM, come a mio avviso fa questa riforma nel tentativo di eliminare le degenerazioni di un corpo intermedio come sono le correnti, ecco che si indebolisce la garanzia di indipendenza della magistratura rispetto al potere esecutivo”. La replica di Ceccarelli: “Non si toglie potere al CSM, e non si mina in alcun modo all’indipendenza della magistratura; la riforma invece recupera un’identità meritocratica e sottrae il CSM, anzi i due CSM, al peso delle correnti. In questo modo il cittadino è il vero utente finale della riforma, e può riacquistare fiducia nella magistratura”.
Ed è stato proprio questo il punto di confronto in chiusura. Frosali: “L’idea è di cercare di spezzare il legame che c’è adesso, non di poco conto, fra le correnti e la composizione del CSM. Un problema enorme. Non si tratta tanto di difendere l’indipendenza della magistratura dalla politica esterna, quanto di difendere i magistrati dal condizionamento della politica interna: dal correntismo. I capi corrente non vengono eletti da nessuno, sono lì per tutta la durata della loro carriera. Allora occorre liberare i giudici dai condizionamenti interni, e questa riforma va proprio in questa direzione”. Favilli: “Il sistema del sorteggio punta a ridurre le influenze delle correnti ma non dà alcuna garanzia sul fatto che i componenti sorteggiati non siano condizionabili, quindi di fatto non risolve il problema. Questa riforma in sostanza abbassa un argine che finora è stato di grande garanzia, quello del CSM così come lo avevano pensato i costituenti”.

