Si è svolta lunedì 3 novembre, nel plesso “G. Marconi” dell’Istituto Superiore “Isis Valdarno”, la presentazione del libro “La ragazza dai pantaloni verdi” di Luca Serafini, dedicato alla memoria di Giusy Conti, la giovane aretina vittima della tragedia dello stadio Heysel del 1985. L’incontro ha inaugurato il progetto scolastico “Heysel: la storia di una ragazza, la memoria di tutti”, inserito nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa 2025/26 dell’Istituto.
L’iniziativa, organizzata dai docenti Francesca Bertoldi e Michele Radicati, ha rappresentato un momento di intensa riflessione civica e personale. Dopo la presentazione, gli studenti proseguiranno il percorso con la realizzazione di un podcast dedicato a Giusy, che raccoglierà riflessioni, pensieri e approfondimenti nati dalla lettura del libro. Per la registrazione del podcast, i Licei “Giovanni da San Giovanni” metteranno a disposizione dell’Isis Valdarno un’aula attrezzata e il supporto tecnico necessario.
All’incontro hanno partecipato l’autore Luca Serafini, il fratello di Giusy, Francesco Conti, la dirigente scolastica Lucia Bacci, i docenti e gli studenti del progetto. Presenti anche la sindaca di San Giovanni Valdarno, Valentina Vadi, e l’assessore alla cultura, Fabio Franchi, che hanno portato il saluto dell’amministrazione comunale e sottolineato l’importanza educativa e civile dell’iniziativa.
Il libro di Serafini racconta la storia di Giusy Conti intrecciando memoria, dolore e speranza. A partire da una lunga ricerca giornalistica e dal contatto diretto con la famiglia, l’autore ricostruisce la vita di una ragazza degli anni Ottanta, allegra, curiosa e piena di sogni, appassionata di sport e di vita. Giusy amava la Juventus e l’Arezzo, il tennis e la Formula 1, e coltivava il desiderio di diventare giornalista o poliziotta. Partita con il padre per Bruxelles per assistere alla finale di Coppa dei Campioni, fu una delle 39 vittime di quella notte del 29 maggio 1985, quando la violenza degli hooligans trasformò una festa del calcio in tragedia.
“La ragazza dai pantaloni verdi” è un romanzo-verità che restituisce il ritratto di una giovane donna attraverso ricordi, testimonianze e oggetti personali. Il titolo richiama il colore dei pantaloni che indossava quella sera, ma anche il verde dei suoi occhi, del campo da calcio e della speranza. “Attraverso Giusy – ha spiegato Serafini – abbiamo voluto veicolare messaggi di rispetto, di amore e di responsabilità. È un racconto vero, costruito a partire dalle testimonianze della famiglia e degli amici, ma anche da piccoli dettagli che parlano di lei: le lettere, la borsa che portava con sé, la macchina fotografica con il rullino ancora dentro. Ridare voce a Giusy significa parlare ai giovani di oggi, invitarli a riflettere sul rispetto e sulla capacità di vivere lo sport e la vita in modo sano, senza divisioni né contrasti.”
La dirigente scolastica Lucia Bacci ha sottolineato il valore educativo dell’incontro. “La presentazione di questo libro nella nostra scuola nasce dal desiderio di far riflettere i giovani su valori fondamentali. Attraverso la vicenda di Giusy si parla del rispetto, della pace, della lotta contro ogni forma di violenza. I nostri ragazzi devono imparare a riconoscere e combattere la violenza quotidiana, a difendersi e a costruire un futuro più giusto. È questo il compito della scuola: combattere la violenza con la cultura e la formazione. L’incontro con l’autore è solo l’inizio: continueremo con il progetto podcast, in cui gli studenti racconteranno le loro emozioni e riflessioni.”
Commovente l’intervento di Francesco Conti, fratello di Giusy, che ha ricordato come la sorella, pur avendo vissuto solo diciassette anni, sia riuscita a lasciare un segno indelebile. “Sono cresciuto in una famiglia in cui Giusy non c’era, ma è sempre stata presente – ha raccontato –. Era una ragazza solare, sportiva e rispettosa degli altri. Anche quando tifava per la sua squadra, sapeva essere felice per le vittorie di chi le stava accanto. È un esempio di umanità e di empatia che dovremmo ritrovare anche oggi, in un mondo dove spesso prevale l’intolleranza.”
Un messaggio condiviso dall’assessore alla cultura Fabio Franchi, che ha ricordato come la memoria dell’Heysel debba restare viva per le nuove generazioni. “Ricordare una tragedia come quella dell’Heysel significa tenere accesa la luce su uno dei momenti più dolorosi della storia dello sport. Dietro ogni tragedia ci sono persone, famiglie, sogni spezzati. Parlare di Giusy significa restituire umanità a quelle storie e ricordare che lo sport deve essere competizione sana, mai violenza. In un tempo in cui cresce la disgregazione sociale, progetti come questo rappresentano una vera forma di resistenza culturale e civile.”
Anche la sindaca Valentina Vadi ha espresso apprezzamento per il progetto, definendolo ‘un esempio virtuoso di collaborazione tra scuola, cultura e memoria collettiva, capace di far riflettere i giovani sul valore della vita e del rispetto reciproco’.


