Nel marzo del 1946 l’Italia compì uno dei passaggi più importanti della sua storia democratica. Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946 venne riconosciuto alle donne non solo il diritto di votare ma anche quello di essere candidate ed elette.
Era il completamento di un percorso iniziato poco più di un anno prima: nel gennaio 1945 era stato infatti riconosciuto alle donne il diritto di voto attivo, ma mancava ancora la possibilità di partecipare pienamente alla vita politica come rappresentanti delle istituzioni.
Quella decisione aprì la strada a una data destinata a cambiare il volto del paese: il 2 giugno 1946, quando le italiane votarono per la prima volta nella storia. Quel giorno, insieme agli uomini, parteciparono al referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente.
Nel 2026 ricorre l’ottantesimo anniversario di quel primo voto femminile. Una ricorrenza che invita non solo a ricordare una conquista civile fondamentale, ma anche a riflettere su quanto quel passaggio abbia trasformato la società italiana.
Anche il Valdarno conserva una memoria viva di quell’esperienza. Nel 2016, a Montevarchi, lo SPI CGIL organizzò un incontro pubblico dedicato proprio alla storia del voto alle donne. In quell’occasione venne proiettato un video realizzato dalla studiosa di italianistica e gender studies Eleonora Pinzuti, che aveva raccolto le testimonianze di alcune donne del territorio che nel 1946 avevano vissuto direttamente quell’esperienza. Le loro parole restituiscono non solo un momento storico, ma anche il clima emotivo e sociale di un’Italia che usciva dalla guerra e stava costruendo la propria democrazia.
Tra queste testimonianze c’è quella di Tosca, che ricorda l’atmosfera di quei giorni come qualcosa di straordinario per una generazione che fino ad allora era rimasta esclusa dalla vita politica. “Si sentiva dire dai genitori che la prima volta si votava era una cosa grande per noi. Poi fu una bella festa, una bellissima festa. Dappertutto si ballava”. Il voto, dunque, non fu soltanto un gesto istituzionale, ma anche un momento di partecipazione collettiva e di festa. Per molte donne significò entrare per la prima volta nella dimensione della cittadinanza piena. “Certamente – racconta ancora Tosca – ci si poteva almeno dire la nostra”. Per lei quella partecipazione passava anche attraverso l’impegno sociale. “Io ero anche nel sindacato della CGIL. Questo mi dava la sensazione di poter partecipare alla vita del nostro paese”.
L’emozione del primo voto. Tra le testimonianze raccolte nel video c’è anche quella di Maria Vasarri, che nel 2016 aveva oltre novant’anni e ricordava bene il giorno in cui si recò alle urne. “Per la prima volta in quella maniera eravamo un po’ emozionate, perché era una cosa mai fatta prima. Però per me è stata una gioia, una cosa nuova, una cosa bella. L’ho fatto tanto volentieri”.
Il racconto restituisce tutta la dimensione di un gesto semplice ma carico di significato: entrare in un seggio, ricevere una scheda, esprimere una scelta politica. Un gesto che oggi appare normale, ma che allora rappresentava una novità assoluta. Maria ricorda anche come non tutte le donne fossero pienamente consapevoli del valore politico di quel diritto appena conquistato. “Molte votavano perché ormai ci avevano detto di fare così. Non tutte sapevano davvero l’importanza che poteva avere”. La partecipazione politica femminile, infatti, non nacque improvvisamente nel 1946, ma fu il risultato di un lungo processo culturale e sociale.
Un mondo in cui comandavano gli uomini. Le testimonianze raccolte da Eleonora Pinzuti raccontano anche la realtà quotidiana delle donne in quegli anni, una società in cui il ruolo femminile era spesso subordinato a quello maschile. Gina, una delle intervistate, ricorda bene quel contesto: “Allora bisognava stare zitte, obbedire”.
Parole che fotografano una condizione diffusa in molte famiglie dell’Italia del dopoguerra:”Ho conosciuto donne che non erano nemmeno padrone di scegliersi il vestito. Glielo sceglieva il marito”. Una situazione che spesso veniva accettata per timore o per mancanza di alternative. “Lasciavano perdere – racconta ancora – perché sennò ne buscavano”.
Le testimonianze mostrano quanto la conquista dei diritti politici sia stata solo uno dei passaggi di un cambiamento molto più ampio, che ha riguardato il ruolo delle donne nella società, nel lavoro e nella famiglia.
Un diritto da difendere. A quasi ottant’anni da quel primo voto, quelle voci del Valdarno parlano ancora alle nuove generazioni. Molte delle donne intervistate sottolineano come i diritti conquistati siano il risultato di lunghe battaglie e sacrifici.
“Noi abbiamo lottato tanto – ricorda Tosca – ma molte cose le hanno trovate già fatte le donne che sono venute dopo”. E proprio alle giovani donne rivolge un invito semplice ma potente.
“Non vi stancate. Lottate ancora”.
Un messaggio che vale ancora oggi, in un mondo dove in molte parti del pianeta le donne non godono ancora degli stessi diritti civili e politici. Lo ricorda anche Gina, che nella sua testimonianza conclude con parole che suonano come un appello:”Bisogna lottare per avere i propri diritti, come li ha l’uomo”.
Una memoria che riguarda anche il territorio. A ottant’anni da quella prima volta alle urne, il diritto di voto appare oggi come un elemento naturale della democrazia. Ma le testimonianze raccolte nel Valdarno ricordano quanto sia stato il frutto di una lunga battaglia civile. Una conquista che ha trasformato profondamente la società italiana e che continua a essere parte della memoria del territorio.
Ricordarla oggi, nel mese di marzo e nell’anno dell’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne, significa non solo guardare al passato ma anche riflettere sul valore della partecipazione democratica. Perché, come ricordano le donne che vissero quel momento storico, il diritto di voto non è solo un gesto formale: è la possibilità di ‘dire la propria’ e partecipare alla vita del paese.

