Agripunk sotto sfratto, l’associazione fa appello alla Regione. Si aprono spiragli per le trattative

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Continuano le problematiche per Agripunk, il rifugio per animali anti-specista situato in un ex allevamento intensivo di tacchini vicino ad Ambra. Lo stabile, formato da diversi capannoni che oggi ospitano svariati animali, tra cui cinghiali, capre e mucche, si trova sotto un serio rischio di sfratto. Nonostante infatti l’associazione avesse battuto in tribunale le accuse di morosità, perse erano state invece le cause per inadempimenti e risoluzione dei contratti. A seguito di questa sconfitta venne richiesto l’intervento di un ufficiale giudiziario, che ha incontrato i rappresentanti dell’associazione il 22 maggio e ha imposto lo sgombero progressivo dei capannoni e la loro restituzione al proprietario del terreno a partire dal 19 giugno.

Praticamente, non è stato accettato nessun rinvio e non è stato tenuto minimamente conto della presenza degli animali come soggettività da tutelare, come previsto invece in caso di presenza di persone minorenni o in altre situazioni di fragilità,” ha raccontato Desirée Manzato, fondatrice dell’associazione. “Senza sentire ragioni sulle nostre necessità, ci sono state proposte due vie: lo sfratto immediato con affidamento o addirittura vendita degli animali al proprietario o un graduale rilascio dell’immobile.”

L’associazione si è quindi subito attivata su diversi fronti per scongiurare questo destino, facendo partire raccolte fondi per negoziare un potenziale acquisto del terreno, finora affittato, con la mediazione del Comune di Bucine e richiedendo l’appoggio del Comune di Firenze per interpellare la Regione, grazie al quale l’associazione e i suoi simpatizzanti hanno organizzato un presidio in Piazza Duomo a Firenze il 10 di giugno.

Abbiamo tentato di avere anche un’interlocuzione con la Regione, che è il motivo per cui abbiamo organizzato il presidio, perché persino il Comune di Firenze, si è interessato alla cosa, siccome noi collaboriamo anche con associazioni, realtà e movimenti del fiorentino. Hanno detto che la regione ci deve ascoltare e quindi siamo andati in Commissione 6 e siamo stati ascoltati. Poi è stata presentata una risoluzione dal Consiglio Comunale ed è stata approvata senza nessun parere contrario. A seguito di questa presa di posizione del Comune di Firenze, che chiede alla Regione di bloccare lo sfratto e di aiutarci a portare avanti il nostro lavoro, si è aggiunta anche un’interrogazione parlamentare a favore nostro da parte dell’Onorevole Davis Dory di AVS, la quale è stata depositata settimana scorsa e stiamo tutt’ora aspettando una risposta. Anche quella presenta un’interrogazione alla Regione Toscana chiedendo perché finora non ci hanno risposto e non ci hanno messo a disposizione gli aiuti che comunque ci sono per determinati tipi di aziende, piuttosto che per determinati tipi di altre realtà: ci sono i finanziamenti per le bonifiche ambientali, la ristrutturazione delle stalle, banalmente anche solo per le recinzioni anti-lupo, però la nostra categoria non viene messa in possibilità di poter accedere a questi bandi rispetto ad altre associazioni o categorie.”

Gli animali ospiti del rifugio sono tutti stati considerati ufficialmente “non da reddito” e sono tutti stati salvati da situazioni di sfruttamento intensivo o sopravvissuti a situazioni difficili. Anche se l’associazione ha preso in considerazione come ultima spiaggia la possibilità di rilocarsi, secondo Desirée sarebbe un grosso problema trasporli in un’altra struttura.

Sono stati, da marzo 2023, considerati come animali non destinati alla produzione di alimenti. Venne stabilita la legislazione dei rifugi, quindi è stato determinato che esistiamo e che gli animali che abitano in questi luoghi escono dalla categoria destinate alla produzione di alimenti e diventano un’altra categoria, non  destinata a nessun altro tipo di produzione. I fondi che chiediamo servono per loro, sono per l’approvvigionamento di corrente e acqua, l’approvvigionamento di cibo, le cure mediche, le strutture e i terreni dove questi animali vivono. Fondamentalmente non è che l’associazione chiede per sé, l’associazione gestisce la cosa, ma tutto quello serve a loro e per loro che fuoriescono dal sistema produttivo non è previsto nulla e quindi per contro anche a noi è veramente raro che a seguito di un sequestro, o di un affido giudiziario o sanitario ci venga dato un corrispettivo, che ci venga dato un rimborso spese, che ci venga dato un mantenimento per questi animali.”

Nonostante tutto, l’appello alla Regione sembra aver aperto uno spiraglio per una soluzione alternativa a quella dello sgombero: “Abbiamo chiamato in segreteria, perché avevamo chiesto un incontro lì sul momento, ma non è stato possibile perché non c’era nessuno, tuttavia hanno ritrovato le nostre mail, che non a quanto abbiamo appurato non avevano visto, e allora hanno passato tutto alla presidenza, dicendo che le avrebbero prese subito in carico. Gli abbiamo fatto presente che il 19 c’è questa incombenza e che sarebbe essenziale avere una risposta dalla regione entro quella data, ma per ora non abbiamo avuto nessun’altra comunicazione.”

Grazie anche alla mediazione del Comune di Bucine, si sono riaperte anche le possibili trattative per l’acquisto del podere, la soluzione che l’associazione ritiene “più praticabile”. A tal fine è stata aperta una raccolta fondi su Produzioni dal Basso, con l’appoggio di Banca Etica.

Noi intanto abbiamo preso una raccolta fondi per raccogliere i soldi destinati a fare questa proposta e abbiamo anche l’appoggio di Banca Etica, che qualora ci fosse bisogno ci potrebbe anche aiutare con un mutuo fondamentalmente o con un finanziamento.”

Noi vogliamo dimostrare la nostra volontà – conclude Desirée – rimanere in questo luogo e dare al proprietario ciò che gli spetta. Questa è la difficoltà di essere una realtà che nasce dal basso, una realtà che comunque in questi 12 anni è cresciuta nonostante le difficoltà, nonostante il fermo e le difficoltà pazzesche durante il Covid, che hanno colpito tutti i rifugi a livello nazionale.”

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