Ex Calzaturificio TM, Cisl e Cgil: “Servono risposte immediate”. Ferragamo: “Ribadiamo il rispetto per le professionalità del territorio”

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Ex Calzaturificio TM, oggi Progetto Scarpa: Cisl e Cgil chiedono continuità al tavolo regionale, un impegno concreto per salvaguardare occupazione, competenze e futuro della filiera della moda in Valdarnoe e a Ferragamo chiarimenti. E il gruppo Ferragamo risponde: “L’Azienda ribadisce il proprio rispetto per le professionalità del territorio e per il patrimonio manifatturiero del Valdarno; è tuttavia necessario precisare che Progetto Scarpa è una realtà imprenditoriale autonoma e distinta da Ferragamo. Le questioni gestionali, occupazionali e retributive fanno capo direttamente alla società e ai soggetti responsabili della sua conduzione”.

Dopo l’ultimo incontro al tavolo della Regione Toscana, i lavoratrici e i lavoratori dell’ex Calzaturificio TM, oggi Progetto Scarpa, “sono ancora in attesa di risposte chiare sul futuro delle lavorazioni e dell’occupazione da parte di Ferragamo”. A parlare sono FEMCA CISL Toscana e FILCTEM CGIL Arezzo che ribadiscono la propria preoccupazione per una situazione ormai diventata insostenibile.

“Nonostante l’impegno della Regione Toscana, che in questi mesi ha seguito la vertenza attraverso il tavolo istituzionale dedicato, restano ancora senza risposta le prospettive industriali e occupazionali legate alla produzione. Dopo quasi cinque mesi senza stipendio, molti lavoratori si trovano davanti a una scelta drammatica: valutare le dimissioni per giusta causa per poter accedere alla NASpI e garantire un minimo sostegno economico alle proprie famiglie. Una decisione che non nasce dalla volontà di lasciare il lavoro, ma dalla necessità di fronteggiare una situazione economica diventata ormai insostenibile”.

Cgil e Cisl sottolineano che Progetto Scarpa non è mai realmente decollato e, proprio per questo, non è stato possibile attivare strumenti di tutela capaci di garantire una copertura ai dipendenti coinvolti.

“Oggi persone con decenni di esperienza rischiano di uscire dal mondo del lavoro non perché abbiano trovato nuove opportunità, ma perché non hanno più la possibilità di attendere. Le lavoratrici e i lavoratori non ce la fanno più – dichiara Jacopo Maccari, responsabile Moda FEMCA CISL Toscana –. Dopo quasi cinque mesi senza stipendio, il rischio concreto è che molti siano costretti a dimettersi per giusta causa per poter accedere a un sostegno al reddito. Sarebbe una sconfitta per tutti: per le famiglie coinvolte, per il territorio e per un patrimonio di professionalità costruito in anni di lavoro e sacrifici. Anche se la vertenza dovesse chiudersi formalmente – prosegue Maccari – la questione industriale resterà aperta. È indispensabile che il tavolo regionale continui il proprio lavoro affinché questa produzione non venga dispersa fuori dal territorio e si possano creare condizioni per recuperare e reimpiegare le lavoratrici e i lavoratori coinvolti”.

La preoccupazione dei sindacati e dei lavoratori riguarda anche il quadro complessivo della filiera. “Le difficoltà che hanno interessato realtà storicamente legate alle produzioni Ferragamo, come il Calzaturificio Chacà e Carol, hanno già determinato negli ultimi anni la perdita di circa 120 posti di lavoro diretti, con pesanti ricadute sull’indotto del Valdarno”.

“Chiediamo a Ferragamo di chiarire le proprie intenzioni e alla Regione Toscana di continuare a svolgere con determinazione il ruolo di garanzia assunto in questa vertenza – interviene Elisa Calori, segretaria generale FILCTEM CGIL Arezzo. Dopo anni di lavoro al servizio del marchio, queste lavoratrici e questi lavoratori non meritano il silenzio. Meritano risposte. Nel nostro territorio abbiamo già assistito a disimpegni industriali da parte di multinazionali. Va ricordato che è questo territorio che permette produzione di capi d’alta moda. È grazie a ciò che il prodotto finito acquista valore, il cui valore aggiunto è insostituibile non solo per la maestria dei lavoratori ma per quel “made in italy” che spicca ancora di più sia per la sua regionalità e sia per la sua territorialità che hanno fatto ricchi grandi marchi della moda. Ora attendiamo concrete volontà d’impegno da parte della Ferragamo con senso di responsabilità e riconoscenza proprio per quelle maestranze che oggi vivono un dramma indescrivibile. Da parte nostra c’è la piena disponibilità a confrontarci e a fare la nostra parte; ci aspetteremmo che anche Ferragamo possa fare altrettanto”.

E la risposta del gruppo Ferragamo non si è fatta attendere: “Ferragamo segue con attenzione l’evoluzione della situazione relativa a Progetto Scarpa, già ex Calzaturificio TM, e comprende la preoccupazione espressa dalle organizzazioni sindacali per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. L’Azienda ribadisce il proprio rispetto per le professionalità del territorio e per il patrimonio manifatturiero del Valdarno; è tuttavia necessario precisare che Progetto Scarpa è una realtà imprenditoriale autonoma e distinta da Ferragamo. Le questioni gestionali, occupazionali e retributive fanno capo direttamente alla società e ai soggetti responsabili della sua conduzione”.

“Ferragamo conferma di aver partecipato e di continuare a partecipare con spirito costruttivo al confronto istituzionale promosso dalla Regione Toscana, nel rispetto dei ruoli di ciascuna parte, e rinnova la propria disponibilità a contribuire, per quanto di propria competenza, alla ricerca di soluzioni sostenibili che possano valorizzare le competenze presenti nel territorio”.

 

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