La prospettiva lineare, uno dei pilastri della pittura rinascimentale italiana, viene messa in discussione e reinventata attraverso lo sguardo di un artista contemporaneo taiwanese. È questo il cuore di “Imitation of Life (Imitare la vita)”, la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana di Skyler Chen, ospitata da Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea di San Giovanni Valdarno dal 6 giugno al 20 settembre.
Curata da Marta Papini e realizzata in collaborazione con la galleria Massimo De Carlo, l’esposizione rappresenta un incontro simbolico tra due epoche lontane cinque secoli: quella di Masaccio, protagonista della rivoluzione prospettica del Quattrocento, e quella di Skyler Chen, artista che utilizza proprio quella stessa grammatica visiva per interrogarne i limiti, le implicazioni culturali e le esclusioni storiche.
Un dialogo tra Taiwan e il Rinascimento italiano. L’emozione dell’artista per questa esperienza emerge chiaramente dalle sue parole durante la presentazione della mostra. “Sono molto fortunato ad essere qui, vicino al luogo dove Masaccio è nato”, ha dichiarato Chen. “Per tutto l’ultimo anno ho riflettuto sull’impatto che la sua opera ha avuto sulla nostra vita contemporanea. Ho deciso di sviluppare questo corpo di lavori per raccontare come l’invenzione della prospettiva lineare abbia influenzato la mia vita e il mio modo di percepire la realtà”.
Per l’artista, nato a Kaohsiung nel 1982 e oggi residente a Rotterdam, il confronto con la tradizione pittorica occidentale è anche un modo per raccontare la propria storia personale. “Ho voluto riflettere su cosa significhi crescere a Taiwan come persona queer all’interno di una società patriarcale”, ha spiegato. “È straordinario essere qui e avere una sorta di conversazione attraverso i secoli con un grande pittore del Rinascimento italiano del XV secolo”.
La mostra: rompere la gabbia della prospettiva. A presentare il progetto è stato anche Fausto Forte di Casa Masaccio, che ha sottolineato come l’esposizione metta in discussione alcuni dei fondamenti della rappresentazione occidentale. “Skyler Chen interroga la tradizione della pittura occidentale attraverso forme dissonanti e frammenti narrativi”, ha spiegato. “Per la mostra a Casa Masaccio l’artista si confronta con i canoni della pittura rinascimentale italiana proprio nel luogo in cui questi hanno preso forma”.
Al centro della riflessione vi è la prospettiva lineare, intesa non soltanto come tecnica artistica ma come costruzione culturale. “La prospettiva lineare, il realismo delle proporzioni, l’idea di uno spazio ordinato e misurabile costruito per un unico punto di vista – quello dell’uomo vitruviano, maschio, bianco ed eterosessuale – vengono qui messi in discussione”, ha spiegato Forte. “Appropriandosi di questa stessa gabbia prospettica, l’artista inserisce elementi di disturbo: scritte, dettagli incongrui, ingrandimenti che incrinano l’armonia apparente delle scene”.
Marta Papini: “La prospettiva non è mai stata neutrale”. Secondo la curatrice Marta Papini, l’idea della mostra nasce proprio dalla volontà di creare un confronto diretto tra la nascita della prospettiva e il suo superamento contemporaneo. “L’idea è stata quella di invitare Skyler Chen a lavorare a Casa Masaccio, nel luogo e nel contesto in cui la prospettiva lineare è nata”, ha spiegato. “Skyler utilizza la pittura e la prospettiva scardinandone i principi. Volevamo creare un dialogo ideale tra Masaccio e una pittura contemporanea che rappresenta il nostro tempo”.
Nei dipinti esposti, Chen adotta deliberatamente la costruzione prospettica rinascimentale per poi destabilizzarla attraverso elementi estranei: fotografie, manifesti, schermi digitali e dettagli fuori scala. ”In questo modo viene meno il principio dell’unico punto di vista e si afferma invece una molteplicità di sguardi”, ha osservato Papini. “È una riflessione su quanto quella prospettiva che per secoli è stata considerata neutrale fosse in realtà il modo di leggere il mondo di una figura ben precisa: il maschio bianco eterosessuale che stava conquistando il mondo e aveva bisogno di misurare e controllare lo spazio”.
La risposta di Chen consiste nello sviluppare un’estetica queer, fluida e plurale. “Quello che fa Skyler è portare in superficie soggetti e identità diverse, ampliando i punti di vista e costruendo un’estetica molto più multiforme di quella proposta dalla prospettiva lineare tradizionale”.
Il tema del “passing” e la doppia vita. Uno dei temi centrali dell’esposizione è il concetto di “passing”, ovvero il tentativo di conformarsi a un’identità socialmente accettata nascondendo la propria vera natura.
Molte opere nascono direttamente dall’esperienza personale dell’artista, cresciuto in un contesto conservatore. Durante la visita guidata, Papini ha raccontato come Chen abbia vissuto per anni una sorta di doppia esistenza.“Per molto tempo teneva nella propria stanza riviste che rappresentavano il mondo queer, mentre all’esterno fingeva di essere eterosessuale”, ha spiegato la curatrice. “Queste riviste oggi ritornano all’interno delle sue composizioni pittoriche come frammenti autobiografici”.
Un esempio è l’opera The Weight of This World, dove compare una storica rivista gay giapponese. Il volto del personaggio che la tiene in mano rimane nascosto, simbolo del peso e della difficoltà di vivere apertamente la propria identità.
I dipinti come rebus contemporanei. Le opere di Chen non offrono mai una lettura immediata. Figure immobili, uomini in giacca e cravatta, dettagli fuori scala, libri, animali e immagini fotografiche convivono in composizioni che ricordano dei rebus visivi.
“C’è sempre una composizione da rebus”, ha osservato Papini. “Lo spettatore deve mettere insieme i pezzi e cercare di costruire un significato. Ma non si arriva mai a una soluzione definitiva. Restano sempre delle domande aperte”.
In lavori come Happy Valley o Performing the Vanishing Point la struttura prospettica viene deliberatamente frammentata. I soggetti occupano il primo piano, mentre lo spazio si divide in più livelli narrativi, ricordando contemporaneamente la pittura medievale, il fumetto e alcune tradizioni artistiche asiatiche che non hanno sviluppato la prospettiva lineare nello stesso modo dell’Occidente.
Memoria, famiglia e identità. Tra le opere più significative figura Home for the Lunar New Year, dedicata al rapporto tra padre, madre e figlio. L’ambiente assume le caratteristiche di un palcoscenico dove ogni individuo interpreta un ruolo sociale. Secondo la lettura proposta dalla curatrice, il dipinto racconta il passaggio dal nascondimento alla libertà di espressione: “Quando una persona queer compie il proprio percorso di consapevolezza, la possibilità non è più quella di nascondersi, ma di poter interpretare liberamente molte identità diverse”.
La storia che ritorna. La dimensione personale si intreccia spesso con quella politica. In A History Lesson la storia entra nella quotidianità attraverso un confronto tra il 1926 e il 2026, evocando il ritorno di nazionalismi, autoritarismi e tensioni ideologiche.
“È la storia che si ripete”, ha spiegato Papini. “I fascismi di ieri e quelli di oggi si riflettono in un contesto apparentemente ordinario, mentre la vita quotidiana continua”. Anche il dipinto After Masaccio costruisce un ponte tra passato e presente. Qui è un gatto, e non l’artista, a rompere simbolicamente la quarta parete e a guardare direttamente lo spettatore. “È quasi una prospettiva postumana”, osserva la curatrice. “L’unico soggetto realmente cosciente sembra essere l’animale”.
Un cerchio che si chiude tra Taiwan e Paesi Bassi. L’ultima sala conduce il visitatore verso una riflessione storica e autobiografica. Uno dei lavori rende omaggio a Rob Jetten, figura politica olandese apertamente gay, scelta da Chen come simbolo di emancipazione e cambiamento. Il riferimento si collega alla complessa storia coloniale di Taiwan, occupata nel Seicento dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali e ribattezzata Formosa.
Secondo il racconto della curatrice, la vicenda assume per Chen un significato profondamente personale: l’artista discende da quelle mescolanze culturali prodotte dalla colonizzazione e oggi vive proprio nei Paesi Bassi. “È come se il cerchio si chiudesse”, ha spiegato Papini. “Una storia fatta di potere, conquiste e sopraffazioni trova una conclusione positiva nell’immagine di una società più aperta e inclusiva”.
Una riflessione sul presente. Con “Imitation of Life”, Skyler Chen non propone soltanto una rilettura della pittura rinascimentale. La mostra diventa una riflessione sul modo in cui costruiamo la realtà, osserviamo il mondo e definiamo le identità. Attraverso immagini sospese tra autobiografia, storia e critica culturale, l’artista dimostra come la prospettiva non sia soltanto una tecnica per rappresentare lo spazio, ma anche uno strumento attraverso cui le società decidono chi può essere visto e chi rimane invisibile.
A Casa Masaccio, nel luogo dove la prospettiva lineare ha contribuito a cambiare la storia dell’arte, Skyler Chen apre così una nuova conversazione sul presente: una conversazione che attraversa cinque secoli e invita a immaginare un mondo fatto non di un unico punto di vista, ma di molteplici sguardi.

