La questione della deroga per il Punto nascita della Gruccia di nuovo al centro del Consiglio comunale di Montevarchi, con il sindaco Silvia Chiassai Martini che ha dedicato all’argomento una comunicazione in apertura di seduta. “Questa – ha detto – è una battaglia che non ha medaglie, appartenenze partitiche, simboli o bandiere. È una battaglia trasversale che riguarda tutti, il futuro dei nostri figli, delle giovani coppie, e il diritto delle persone a continuare a vivere in un territorio che non venga privato dei servizi essenziali. Per questo continuo a chiedere alla politica regionale e nazionale di agire, perché il rischio concreto è quello di accorgerci troppo tardi delle conseguenze di decisioni sbagliate”.
Chiassai ha poi ricordato le ultime tappe della vicenda, dopo l’invio al Comitato Percorso Nascita Nazionale del Ministero della nuova relazione tecnica e del corposo dossier infrastrutturale predisposto dalla Regione Toscana. “Si trattava di un documento approfondito, di oltre 200 pagine, al quale l’Assessorato alle Infrastrutture ha lavorato per mesi e che analizza strade, distanze e tempi di percorrenza tra il Valdarno e il San Donato, evidenziando criticità concrete e rilevanti per la sicurezza delle partorienti e dei nascituri. Un lavoro che superava gli errori e le valutazioni irrealistiche trasmesse nel 2023, che avevano contribuito ad aggravare le criticità relative al numero dei parti del nostro Punto Nascita, già note dal 2022”. Ma in sede di Conferenza dei sindaci, Chiassai aveva ribadito ancora: “Una semplice proroga legata ai lavori sull’Autostrada A1 non può rappresentare la soluzione definitiva. Non possiamo accettare una deroga temporanea che ignori le reali difficoltà orografiche e infrastrutturali del nostro territorio, perché il problema non riguarda soltanto i lavori in autostrada, ma la concreta impossibilità per molte donne di raggiungere in sicurezza gli ospedali di Arezzo o Firenze in tempi compatibili con un parto”.
Chiassai ha poi definito “profondamente deludente e irrispettosa la continua assenza sul territorio dell’Assessore regionale alla Sanità Monni nei momenti di confronto con le comunità locali. Anche l’incontro previsto in Conferenza dei Sindaci lo scorso 19 maggio è stato rinviato per la seconda volta. Le nostre comunità meritano ascolto, presenza e rispetto. Se oggi il tema del Punto Nascita della Gruccia è ancora centrale, questo è avvenuto grazie alla mobilitazione dei cittadini, degli operatori sanitari e delle comunità del Valdarno, che stanno difendendo il diritto ad avere un futuro. Quanto rivelato ancora una volta da La Repubblica nell’articolo del 22 maggio scorso, relativo a una deroga di un solo anno, rappresenta per me una presa in giro che il Valdarno non merita. Per quanto mi riguarda, non posso che considerarla un fallimento, come ho già evidenziato più volte, si tratta di un semplice palliativo come quello che si somministra a un malato terminale. Nessuna deroga per motivi orografici, che rappresentava invece l’unica reale possibilità per salvare il futuro della Gruccia.
Per questo oggi dico, con estrema franchezza, che mi vergogno, come Sindaco, come donna e come madre, di una politica fatta di interessi lontani dalle comunità, dove il diritto di nascere in sicurezza non viene considerato prioritario rispetto ai bilanci, ai tagli e ai risparmi, perpetuati sulla nostra pelle e sulla nostra salute”.
Il sindaco ha sottolineato quali sono, a suo avviso, due criticità ulteriori in questa vicenda: “I Sindaci e i cittadini apprendono notizie decisive dai giornali, in questo caso ancora una volta da La Repubblica, che sembra essere diventato l’organo ufficiale della Giunta regionale, anziché dalle sedi istituzionali preposte al confronto. Notizie inizialmente ridimensionate dalla Asl e poi puntualmente confermate dal Presidente Giani. La seconda criticità riguarda l’assenza costante dell’Assessore regionale alla Sanità Monni su questa vicenda. Mi chiedo cosa possa esserci di più importante della lotta per mantenere un Punto Nascita in un territorio di oltre 100 mila abitanti. Non so se si tratti di incompetenza amministrativa, disinteresse o altro”.
“La vera questione – ha concluso Chiassai – non è il Decreto Balduzzi, ma l’assenza di una strategia politica chiara per salvaguardare i servizi sanitari nei territori. Non basta che il Presidente della Regione riconosca pubblicamente che una proroga di un anno non risolve il problema del mancato raggiungimento dei 500 parti annui e inviti le donne a partorire nel territorio di riferimento. È evidente che serva una progettualità concreta, a meno che tutto questo non nasconda la volontà di chiudere definitivamente il servizio. Per questo continuo a ribadire la necessità di costruire un distretto sanitario unico del Valdarno, capace di integrare in maniera strutturale il Valdarno aretino e quello fiorentino, soprattutto dopo la chiusura del Punto Nascita del Serristori di Figline. Una scelta che permetterebbe di superare stabilmente la soglia dei 500 parti e di garantire continuità e sicurezza ai servizi. Resta inoltre fondamentale l’integrazione con la Neonatologia e la Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Donato di Arezzo, che assicura la presenza di specialisti attraverso turni presso il nostro ospedale. Questa organizzazione consente di mantenere alta l’attenzione e l’esperienza necessarie nella gestione dei neonati, rappresentando un valore aggiunto per il nostro Punto Nascita. Tra un anno terminerà il mio mandato. Spero soltanto che ci sarà ancora un Sindaco che continuerà questa battaglia per rafforzare il ruolo del Punto Nascita come presidio fondamentale e irrinunciabile di sicurezza per le donne e per i nascituri, e che questo tema diventi centrale nelle prossime elezioni amministrative, sulla base di questioni che la comunità sente vicine”.

