Vicenda Miravalle, Camiciottoli: “Nascondere i problemi non li risolve. E il conto, alla fine, lo pagano sempre i cittadini”

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La questione dei lavori in corso a Miravalle in vista dei mondiali finisce al centro del confronto politico, dopo l’annuncio dei residenti di un ricorso al Tar e la risposta del sindaco Silvia Chiassai Martini. In questo caso a prendere posizione è Fabio Camiciottoli, capogruppo di Avanti Montevarchi Europa Verde, che afferma: “Vogliamo il Mondiale a Miravalle. Ed è per questo che facciamo domande. Partiamo da qui, senza ambiguità: vogliamo il Mondiale a Miravalle, per Montevarchi, per gli operatori economici, per i tifosi, per il territorio. Miravalle è parte della storia di questa città e un evento mondiale è un’opportunità che non capita tutti i giorni. Leggendo le dichiarazioni della Sindaca Chiassai ai residenti preoccupati per quanto sta avvenendo all’impianto, ho notato che il mio accesso agli atti veniva citato come se fosse qualcosa di cui giustificarsi. Voglio essere chiaro: rivendico quell’azione, che nasce direttamente dalle istanze dei cittadini”.

“Nelle ultime settimane, e non credo di essere l’unico – spiega Camiciottoli – sono stato contattato da molti nostri cittadini, non solo quelli che abitano vicino all’impianto, preoccupati per quello che stanno osservando e che sta succedendo. Ho ascoltato, e ho fatto quello che un consigliere comunale coerentemente con il mandato deve fare: ho chiesto i documenti per capire. Controllare l’operato dell’amministrazione non è un atto ostile: è un dovere e politicamente corretto perché è il lavoro di ogni consigliere, di maggioranza e di opposizione. Sono contento che il Mondiale si tenga a Miravalle. Ci sono legato, come molti di noi. Ed è proprio per questo che voglio che tutto sia in regola: per il bene dell’impianto, degli operatori economici dell’area, dei residenti e dell’Ente stesso. Abbiamo già visto, con il pino caduto e con il Memorario, che le criticità sono dietro l’angolo e cosa può succedere. E non è nell’interesse di nessuno esporre in futuro l’Ente e gli operatori locali a rivalse perché alla fine qualcuno paga, e di solito non è chi ha preso le decisioni”.

“Mi sarei aspettato dalla Sindaca più chiarezza e una volontà di dialogo con i cittadini, per trovare un equilibrio che tutelasse le diverse esigenze in campo. Di fronte a impianti di questo tipo gli interessi confliggono: ma sta all’amministrazione pubblica e alla politica favorire i giusti equilibri. Detto questo non è ragionevole pensare che non esistono delle criticità. Non lo dico io. Lo scrive nero su bianco la relazione tecnica istruttoria del Comune redatta dopo il sopralluogo congiunto dei Carabinieri Forestali del 19 febbraio 2026. Le criticità non sono un’opinione. La sequenza dei fatti, documentata negli atti comunali a cui ho avuto accesso, è questa:
• 19 febbraio 2026. Sopralluogo congiunto dei Carabinieri Forestali con i dirigenti comunali. Trovano lavori in corso: movimenti di terra, modifiche alla pista, interventi su terreni privati esterni al perimetro sportivo, incluso il taglio di piante. Tutto eseguito senza titolo abilitativo, senza autorizzazione paesaggistica, senza autorizzazione al vincolo idrogeologico. Lo scrive nero su bianco la stessa relazione tecnica istruttoria del Comune.
• 24 febbraio 2026. Il Comune emette ordinanza di sospensione dei lavori.
• 6 marzo 2026. Il Comune notifica una diffida al ripristino dello stato dei luoghi.
• 10 marzo 2026. Il gestore presenta istanza di permesso di costruire in sanatoria.
• 27 marzo 2026. Il Comune rilascia il permesso in sanatoria. Tra le opere sanate: un sottopasso in cemento, classificato come “manutenzione straordinaria”. Diciassette giorni tra l’istanza e la sanatoria, per opere che i Carabinieri avevano accertato essere state eseguite senza alcun titolo, in area vincolata. C’è un elemento che non va dimenticato: la variante urbanistica del novembre 2024, che ha ampliato l’impianto, è stata approvata senza approfondimenti e con uno strumento che non consentiva ai cittadini di presentare osservazioni. Una scelta che, comunque la si valuti, ha seminato diffidenza in una parte della comunità. E quella diffidenza, alla luce di quanto sta oggi avvenendo, non si spegne accusando chi fa domande e chiede risposte”.

“Ritengo che occorra chiarezza e approfondimenti nelle articolazioni del Consiglio Comunale”, conclude Fabio Camiciottoli. “Non come atto di guerra, ma come atto dovuto verso i cittadini che rappresentiamo, anche quelli che fanno domande scomode. Capire cosa è accaduto è la premessa per trovare soluzioni che tutelino ogni esigenza e scongiurino conflittualità che danneggerebbero chiunque”.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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