Dopo la tragedia che si è consumata ieri in località Il Fratino, nella quale un uomo di 63 anni ha perso la vita nel primo pomeriggio schiacciato dal trattore che stava guidando mentre lavorava su un terreno di sua proprietà, interviene Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che esprime cordoglio ai familiari delle vittime e torna a chiedere con forza l’attuazione immediata della revisione obbligatoria dei mezzi agricoli, prevista per legge ma mai attuata.
“Si tratta del terzo incidente mortale in poco più di un mese nel territorio aretino. Il 31 maggio un 75enne aveva perso la vita a Laterina Pergine Valdarno, travolto dal trattore in un terreno di famiglia. A metà giugno, invece, un 47enne di origine albanese naturalizzato italiano è deceduto dopo giorni di agonia all’ospedale Le Scotte di Siena, a seguito di un investimento durante i lavori nei campi a Monterchi. Tre tragedie che scuotono la comunità locale e impongono una riflessione urgente sulla sicurezza nei campi”, ricorda Federacma.
“È inaccettabile continuare ad assistere a morti che si potrebbero evitare – dichiara il presidente Andrea Borio –. I trattori sono strumenti indispensabili per l’agricoltura, ma se privi di dispositivi di sicurezza o di una manutenzione adeguata, diventano trappole mortali. Rollbar assenti, cinture non installate, freni usurati: tutto questo accade in assenza di una revisione obbligatoria che, se attivata, potrebbe salvare vite umane”.
La legge del 2015 ha introdotto l’obbligo di revisione per i mezzi agricoli, ma a distanza di quasi dieci anni manca ancora il decreto attuativo. “Non ci sono officine accreditate, non esistono procedure operative – aggiunge Borio –. E così ogni settimana si piange una nuova vittima. Quello che sta accadendo in Toscana in queste settimane è l’ennesima prova che non si può attendere oltre”.
Federacma chiede al Governo di intervenire con urgenza e si dice pronta a collaborare con la propria rete di rivenditori, officine e tecnici per avviare un sistema di controlli diffuso e realmente efficace. “La sicurezza nei campi non è un dettaglio – conclude Borio –. È un dovere verso chi lavora la terra ogni giorno, spesso in solitudine, senza alcuna tutela concreta. Non possiamo accettare che si muoia così, senza fare nulla per impedirlo”.
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