15.12.2017  15:21

Inchiesta sullo smaltimento di rifiuti ferrosi, la Cgil: "Le indagini facciano chiarezza". Rossi: "La Regione parte civile"

di Glenda Venturini
Nell'indagine, finita al centro delle cronache nazionali per le terribili intercettazioni in cui gli indagati parlano dei bambini, sono coinvolte anche due aziende con stabilimenti a Figline. La Cgil chiede chiarezza; il governatore Enrico Rossi annuncia che la Regione si costituirà parte civile nel processo


(immagine di repertorio)

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Data della notizia:  15.12.2017  15:21

Rifiuti ferrosi o legati al comparto delle acciaierie che venivano dichiarati non pericolosi per evitare i costosi trattamenti a cui avrebbero dovuto essere sottoposti; poi trasportati su mezzi non idonei e spesso miscelati ad altri rifiuti per finire, come indifferenziati, in discariche; o addirittura per essere poi ri-lavorati come materie prime seconde. È questo il quadro emerso dall'inchiesta della Dda di Firenze, portata avanti con i carabinieri forestali. 

Una inchiesta che ha fatto particolare scalpore per le intercettazioni telefoniche che sono state diffuse dalle testate giornalistiche nazionali, in cui uno degli indagati dichiara, riferendosi al fatto che alcuni dei rifiuti venivano scaricati vicino a una scuola: "I bambini? Che muoiano".

Nell'indagine è entrato anche il Valdarno, perché delle tre aziende toscane indagate nell'ambito dell'inchiesta, due hanno stabilimento a Figline, zona Lagaccioni: sono  la Effemetal e la controllata Effeservices, entrambe con sede legale a Firenze. Il ruolo che, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto le due aziende valdarnesi in questo giro di rifiuti speciali e pericolosi non è stato ancora chiarito, al momento. Le circa 200mila tonnellate che, secondo le indagini, sarebbero state smaltite abusivamente, sarebbero finite in due discariche della provincia di Livorno.

Intanto oggi è da registrare l'appello della Cgil. “È grave e vergognoso che la qualità dell’ambiente e la salute dei cittadini, soprattutto quella dei bambini, vengano sacrificate in nome di profitti illeciti. Un fatto preoccupante - prosegue il sindacato - che vede partecipe del malaffare anche la pubblica amministrazione, che dovrebbe invece garantire il controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali, dalla produzione allo smaltimento”. 

“Chiediamo che le indagini facciano chiarezza e che venga fatta giustizia. Inoltre - concludono Cgil nazionale e Cgil Toscana - il Sistri, Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, istituito dal Ministero dell’Ambiente, sia operativo a tutti gli effetti”.

E nel pomeriggio è intervenuto anche il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. "La Regione si costituirà parte civile a difesa della comunità toscana per il gravissimo danno subito con la truffa aggravata legata al traffico illecito di rifiuti. Voglio complimentarmi con la Direzione distrettuale antimafia di Firenze e i carabinieri del Comando per la tutela forestale in servizio in Toscana e nella province di Chieti, Cuneo, Bologna e La Spezia per aver condotto con successo questa operazione dai risvolti sconcertanti".

"La Toscana non è terra di mafia, ma le mafie ci sono - ha aggiunto Rossi - e l'operazione che ha portato agli ultimi sei arresti è una nuova e chiara dimostrazione. Saremo al fianco della magistratura perché faccia in ogni modo chiarezza su una vicenda che fa suonare un netto campanello d'allarme. Non ci sono soltanto le mafie "silenti" che investono e fanno affari. Sono presenti anche forme più diffuse, invasive e forse anche più pericolose di associazioni criminali, quelle che sfruttano i più vulnerabili, o deturpano irrimediabilmente l'ambiente e la salute pubblica. Bisogna prenderne coscienza, stigmatizzarlo e combatterlo, ognuno con i mezzi che ha a disposizione. Perché, ce lo insegna la storia italiana, la corruzione e la criminalità ambientale hanno già mietuto tante, troppe vittime".

Si associa a Rossi l'assessore all'ambiente Federica Fratoni: "I nostri uffici sono a lavoro  per assumere tutte le iniziative conseguenti alle misure adottate dall'autorità giudiziaria, compreso il recupero dell'ecotassa che apprendiamo essere stato quantificato in oltre 4 milioni di euro. Saremo rigorosi e attenti nell'esaminare tutti gli aspetti, come fatto negli iter procedurali relativi agli impianti e a disposizione della magistratura con ogni modalità di collaborazione possibile".

 

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