Referendum Costituzionale, le ragioni del ‘No’ spiegate dall’avvocato Donella Bonciani

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In vista del Referendum Costituzionale, che si terrà il 22 e il 23 marzo prossimi e che verte sulla separazione delle carriere tra Giudice e Pubblico Ministero, sullo sdoppiamento del Csm e sulla Corte disciplinare, cerchiamo di fare chiarezza attraverso due avvocati del Valdarno. Dopo l’avvocato Andrea Frosali, vice presidente Camera penale di Arezzo, che ieri ha spiegato le ragioni del ‘Si’, oggi l’avvocato Donella Bonciani, invece, esporrà le ragioni del ‘No’.

Avvocato Donella Bonciani:Prima di tutto è necessaria una precisazione: il referendum confermativo non è un referendum sulla riforma della giustizia. Pertanto il referendum in caso di vittoria del si non porterà alcun beneficio per quanto riguarda quelli che sono i problemi della giustizia italiana, in termini di durata del processo, in termini di efficienza del processo, in termini appunto di contenimento degli errori giudiziari. Questo è importante precisarlo. Il referendum ha infatti ad oggetto la riforma della struttura e delle modalità di composizione del Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo di autogoverno della magistratura che garantisce l’autonomia e indipendenza dei magistrati. La proposta oggetto del referendum riguarda lo spacchettamento del CSM in due organi: un CSM nel quale troveranno rappresentanza i pubblici ministeri, la magistratura inquirente, e un CSM nel quale troveranno rappresentanza i giudici, cioè la magistratura giudicante. È previsto il sorteggio per la composizione di detti organi ed è previsto anche la sottrazione della funzione disciplinare ai CSM che verrà delegata ad un’Alta Corte”.

“Io ritengo che in un sistema democratico vada difesa costantemente l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, i quali non interferiscono nelle scelte del potere politico, ma si limitano a far applicare le norme e soggetti alle norme sono anche ovviamente i politici e anche l’esecutivo. Per cui questo clima, queste dichiarazioni che accompagnano il referendum sono, a mio avviso, preoccupanti perché denotano un’insofferenza del potere politico verso l’attività dei magistrati che, ripeto, è un’attività volta esclusivamente all’interpretazione e all’applicazione della normativa”.

“Abbiamo detto che non è una riforma della giustizia e noi sappiamo che ci sarebbe tanto bisogno della giustizia perché ci sono seri problemi in termini di durata dei processi, in termini di efficienza, in termini anche di errori giudiziari. Sappiamo anche che una riforma della giustizia presupporrebbe il destinare risorse alla giustizia. L’altro aspetto che secondo me non è da trascurare, che propone il sì, è che il pubblico ministero e l’avvocato difensore siano sullo stesso piano all’interno del processo. Ovviamente certo che giudice, PM e difensore debbano essere sullo stesso piano all’interno del processo. È anche vero però che non si può ridurre il ruolo del PM a quello del difensore perché questo comporterebbe un allontanamento del PM dalla cultura della giurisdizione che invece deve condividere con gli altri magistrati, anche con la magistratura giudicante”.

“Inoltre il sorteggio. I nuovi organi vedranno i loro componenti estratti casualmente a sorte. Secondo me questa è una cosa gravissima. Inoltre c’è un altro aspetto: il sorteggio non è lo stesso per la parte togata e per la parte invece non togata. [….] Il sorteggio per la parte togata verrà fatto su una platea di circa 10.000 magistrati, mentre il sorteggio per la parte non togata ancora non sappiamo come verrà effettuato perché la riforma non lo precisa e quindi saranno norme ordinarie a stabilirlo, ma senz’altro verrà fatto sulla base di un elenco indicato dalle forze politiche secondo logiche di maggioranza e questo, a mio avviso, crea appunto una diversità tra le due componenti che ritengo non sia accettabile e che vada a scapito, appunto, dell’autorevolezza della magistratura”.

“I promotori del Sì dicono che finalmente cesseranno le correnti. Dirò una cosa impopolare, però a me non preoccupano le correnti, a me preoccupa il correntismo. Le correnti intese come luoghi di idee, come pluralismo culturale, non sono preoccupanti perché i magistrati hanno e avranno opinioni diverse per quanto riguarda il funzionamento della giustizia [….]. Quello che mi preoccupa è il correntismo e francamente non ho capito in che modo la riforma, in che modo il sì al referendum, potrebbe risolvere la degenerazione delle correnti e cioè il correntismo”.

L’intervista integrale

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