Il Comitato Percorso Nascita Nazionale, che afferisce al Ministero della Sanità, ha già espresso parere negativo sulla richiesta di deroga per il punto nascita della Gruccia. Lo certifica una delibera della Giunta Regionale Toscana risalente al 30 dicembre scorso (Delibera n.1784 del 30-12-2025), ma che è emersa solo oggi, grazie ad un articolo di Repubblica. La mobilitazione del territorio, con la presenza sabato scorso di Giani alla Gruccia, potrebbe dunque essere già vana, perché l’Ospedale del Valdarno è l’unico a livello regionale per cui il CPN si è espresso negativamente su ulteriori deroghe, dopo che il numero minimo di parti non è stato raggiunto per tre anni di seguito, nel 2023, ’24 e ’25. .
Si legge nella delibera che per questi punti nascita per i quali il CPN “abbia espresso parere negativo alla richiesta di deroga è stabilita l’attivazione di un processo di riorganizzazione che l’Azienda USL di riferimento dovrà attivare”. Riorganizzazione che prevede “un percorso formativo mirato per il personale dell’emergenza-urgenza territoriale e del Pronto Soccorso; la predisposizione di protocolli operativi specifici per la gestione di parti precipitosi e per eventuali accessi diretti della donna in travaglio” ma anche “la definizione di procedure omogenee di presa in carico e accompagnamento della gestante verso i punti nascita di riferimento presenti nei presidi ospedalieri limitrofi; un percorso informativo dedicato alla popolazione volto a garantire consapevolezza del nuovo assetto assistenziale e delle modalità di accesso”. Insomma, il sistema ospedaliero deve essere preparato per gestire lo spostamento dei parti su altri presidi.
Ecco qui la tabella contenuta nella delibera di giunta, che certifica il parere negativo del CPN. 
E la notizia ha suscitato l’immediato intervento del sindaco di Montevarchi, Silvia Chiassai Martini, che ha espresso rabbia e amarezza: “Come sapete, in questi giorni si discute del rischio di chiusura del punto nascita di Montevarchi. Sapete anche che noi sindaci siamo stati convocati con urgenza venerdì sera per incontrare il Presidente della Regione, il quale sabato mattina è venuto a spiegarci la situazione, affermando che il nostro ospedale, insieme a quelli di Poggibonsi, Montepulciano e Siena, registra un calo al di sotto dei cinquecento parti annui e che vi sarebbe il rischio di una chiusura. Ci ha però detto che sarebbe stata richiesta una deroga e una modifica dei criteri, considerato che il calo delle nascite è un fenomeno nazionale e ormai strutturale, riconosciuto dal Ministero.
“Così ci siamo lasciati sabato mattina. Questa mattina, leggendo il giornale, trovo invece il titolo: “Punto nascita, chiude Montevarchi. Definitivo il diktat del Ministero”. Da questo articolo emerge una situazione molto diversa da quella che il Presidente della Regione ci ha raccontato, perché risulta che il parere sulla deroga al punto nascita di Montevarchi sarebbe arrivato addirittura questa estate, in piena campagna elettorale, da parte del Comitato nazionale del percorso nascita. Un parere negativo, che il Presidente della Regione non ha mai reso pubblico – accusa Chiassai – nel quale si danno persino indicazioni alla Regione per attivare un percorso formativo per il personale dell’emergenza-urgenza del pronto soccorso, che dovrebbe essere in grado di gestire parti precipitosi ed emergenze nel caso in cui le donne non riuscissero più ad arrivare in tempo negli ospedali vicini. In sostanza, il pronto soccorso dovrebbe farsi carico delle donne che non riescono a raggiungere altre strutture”.
“Un parere negativo, nero su bianco, che il Presidente della Regione ha formalizzato con una delibera di Giunta il 30 dicembre 2025, senza informarne nessuno e senza farne alcun cenno nell’incontro di sabato mattina. Da una parte, quindi, il Presidente ci dice che la deroga deve ancora essere richiesta; dall’altra, apprendiamo dai giornali che il parere è già arrivato questa estate, che è negativo e che la chiusura del punto nascita di Montevarchi è di fatto già sancita, qualora nel 2026 i parti non tornino ad essere almeno cinquecento. Questo è il Presidente che abbiamo, questa è la Regione che abbiamo: una Regione che viene di persona a dichiarare il falso, che non informa le istituzioni, che formalizza decisioni mai condivise con i sindaci quando sono arrivate, e che dimostra di non aver lottato minimamente per il nostro ospedale. Noi amministratori siamo costretti a leggere sui giornali il parere di un Comitato del percorso nascita nazionale che, per quanto mi risulta, ha un ruolo consultivo. Mi chiedo quindi perché si dia già per certa questa che sarebbe la fine del nostro ospedale”.
“Chiederò con urgenza la convocazione della Conferenza dei Sindaci e chiederò che il Presidente Giani riferisca, perché a noi sindaci sabato mattina ha dichiarato il falso, mentre oggi sui giornali leggiamo dati certi e una delibera di Giunta regionale firmata da lui e dai suoi assessori, compresi assessori del nostro territorio. Ma che classe dirigente abbiamo? Dov’è il rispetto per le donne e per i territori? Sanno cosa significa per una donna dover andare a partorire a mezz’ora di distanza? Lo abbiamo spiegato al Presidente: ci sono donne, soprattutto straniere, che si spostano in autobus per fare i controlli, talvolta in condizioni tali da rischiare di perdere il bambino durante il viaggio. Cosa dovrebbero fare, prendere l’autobus per andare ad Arezzo? Questa è la Regione che ci governa, questa è la sanità che questa Regione ci garantisce”.

