“Abbiamo guardato il mondo con occhi diversi”: l’esperienza degli scout di Montevarchi nei campi rom di Baia Mare

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Un viaggio lungo una settimana, partito da Montevarchi e arrivato fino alla Romania, per scoprire realtà diverse dalla propria e mettersi al servizio degli altri. È l’esperienza vissuta dal Clan Radici della Quercia del gruppo Agesci Montevarchi 1, protagonista di una route all’estero che dal 25 luglio al 2 agosto ha portato trenta giovani tra Romania e Ungheria, con una tappa particolarmente significativa a Baia Mare, dove il gruppo ha vissuto alcuni giorni di servizio accanto alle comunità rom.

Nel mondo Agesci la route è infatti un momento dedicato ai ragazzi più grandi del gruppo, quelli della branca Rover e Scolte, generalmente giovani tra i 17 e i 21 anni. Non è semplicemente un viaggio, ma un percorso fatto di condivisione, responsabilità e crescita personale, nel quale il gruppo sceglie di mettersi in gioco attraverso il cammino, l’incontro con gli altri e il servizio.

Per questa esperienza il Clan Radici della Quercia aveva valutato diverse possibilità, scegliendo alla fine di vivere una route all’estero e di inserire al suo interno anche un’esperienza di servizio.

“Volevamo fare una route all’estero – raccontano dal Clan – e sicuramente volevamo che fosse un’esperienza significativa. Potevamo scegliere tra una route di strada e una di servizio: alla fine abbiamo scelto quest’ultima, perché sentivamo il desiderio di dedicarci concretamente agli altri”.

La parte di servizio si è svolta a Baia Mare, città della Romania settentrionale dove da anni sono attivi progetti rivolti alle comunità rom più fragili. Qui i ragazzi hanno partecipato a un campo di servizio coordinato da padre Albano, sacerdote impegnato da molti anni accanto alle famiglie che vivono in situazioni di difficoltà nella zona.

Per alcuni giorni il gruppo è stato presente nei campi rom della città, soprattutto attraverso attività con i bambini e momenti di incontro con le persone che abitano queste realtà. “L’essenza più importante della route è stato proprio il servizio che abbiamo fatto nei campi rom – spiegano – soprattutto con i bambini. È stata l’esperienza che più ci ha segnato”.

Un incontro che ha permesso ai giovani scout di confrontarsi con una realtà molto diversa da quella conosciuta, ma anche di superare alcune aspettative con cui erano partiti.

“Pensavamo di trovare una situazione ancora più degradata, più difficoltà e più miseria – raccontano –. Quando siamo arrivati ci siamo resi conto che la realtà era complessa, ma siamo stati accolti benissimo. I bambini riescono ad avvicinarsi subito, perché sono abituati a vedere arrivare persone che vogliono stare con loro e condividere del tempo”.

Proprio il rapporto con i più piccoli è stato uno degli aspetti che maggiormente ha colpito il gruppo. Al centro dell’esperienza non c’è stata soltanto la situazione di difficoltà incontrata, ma soprattutto la possibilità di creare relazioni e vivere momenti di condivisione. “Ci portiamo a casa una nuova consapevolezza – spiegano dal Clan – perché ci siamo resi conto di quanto siamo fortunati rispetto al modo in cui viviamo noi. Abbiamo iniziato a guardare il mondo con occhi diversi e con maggiore attenzione verso chi ha bisogno”.

Durante tutta la route non sono mancati momenti di confronto interno al gruppo. Ogni giornata è stata occasione per fermarsi e riflettere insieme su ciò che stavano vivendo. “Ci siamo confrontati tutti i giorni – raccontano – perché era importante capire insieme quello che vedevamo e quello che questa esperienza ci stava lasciando”.

Dopo i giorni dedicati al servizio a Baia Mare, il viaggio è proseguito con altre tappe, tra cui Budapest e il lago Balaton, permettendo ai ragazzi di conoscere luoghi, culture e realtà diverse. Un percorso quindi fatto di più dimensioni: il servizio accanto alle comunità rom, ma anche la scoperta di nuovi territori e il tempo condiviso dal gruppo.

Al rientro a Montevarchi, il Clan Radici della Quercia vuole continuare a raccontare quanto vissuto, trasformando l’esperienza personale in una testimonianza per la propria comunità. “Il nostro obiettivo è fare testimonianza di quello che abbiamo visto e vissuto – spiegano –. È stata un’esperienza molto forte, perché ci siamo trovati davanti a situazioni difficili. Raccontare quello che abbiamo fatto e perché abbiamo scelto di farlo è importante”.

Un viaggio che per i giovani scout di Montevarchi non si conclude con il ritorno a casa, ma continua attraverso il racconto e la consapevolezza maturata: quella di aver incontrato persone e realtà diverse, portando con sé un nuovo modo di guardare agli altri e al mondo che li circonda.

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