Anapaite, la memoria di una comunità che guarda al futuro: inaugurata a Castelnuovo la mostra di Michele Lapini

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Ci sono luoghi che cambiano, paesi che scompaiono e paesaggi che si trasformano, ma le storie delle persone continuano a vivere nella memoria di una comunità. È da questo intreccio tra passato, presente e futuro che prende forma Anapaite, il progetto fotografico di Michele Lapini, inaugurato ieri pomeriggio, 19 settembre, al Circolo Arci di Castelnuovo dei Sabbioni.

Una mostra che non si limita a documentare le trasformazioni dell’ex bacino minerario di Santa Barbara, ma prova a restituire un’immagine più ampia del territorio e della sua identità, attraverso fotografie contemporanee, materiali d’archivio e testimonianze. La giornata è stata anche l’occasione per presentare il libro Anapaite e il documentario realizzato da Eros Regoli e Tommaso Orbi di MACMA, tre strumenti diversi attraverso i quali il lavoro di ricerca torna nei luoghi da cui è nato e si apre alla partecipazione della comunità.

Il ritorno di uno sguardo nei luoghi delle proprie origini. Per Michele Lapini, nato e cresciuto nel territorio di Cavriglia, Anapaite rappresenta anche un ritorno. Un modo per osservare nuovamente luoghi familiari, questa volta attraverso la fotografia e le storie di chi li ha abitati e attraversati.

“È un progetto fotografico che nasce un annetto fa con il Comune di Cavriglia e il MINE Museo delle Miniere e del Territorio”, ha raccontato il fotografo, ricordando il percorso che ha portato alla realizzazione del lavoro, sostenuto dal bando Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il progetto si sviluppa attraverso linguaggi e materiali differenti: fotografie digitali e analogiche, immagini realizzate con il banco ottico, documenti provenienti dagli archivi storici e testimonianze raccolte sul territorio. Un percorso che comprende anche il patrimonio fotografico conservato dal MINE e le immagini legate alla storia mineraria e all’attività di Enel.

“C’è una parte legata alla memoria perché, come sappiamo, Cavriglia è stato il teatro di una delle più grandi stragi nazifasciste. È un tentativo di fare una fotografia del presente, riuscire a fermare un po’ il tempo in un momento in cui Castelnuovo d’Avane sta per essere riaperto, con un cantiere che è durato alcuni anni, e così come l’area mineraria verrà piano piano riaperta”.

Nelle parole di Lapini emerge così uno degli aspetti centrali del progetto: osservare un territorio in una fase di passaggio, documentando ciò che resta della sua storia e ciò che sta prendendo forma.

Dalla miniera alla rinaturalizzazione: un territorio in trasformazione. La storia dell’area mineraria non riguarda soltanto l’attività estrattiva, ma anche le conseguenze che questa ha avuto sul paesaggio e sulle comunità. La perdita di alcuni paesi, i cambiamenti nella vita quotidiana, il rapporto con il lavoro e le trasformazioni ambientali sono elementi che attraversano la ricerca fotografica.

“C’è un’indagine su quello che siamo”, ha spiegato Lapini, sottolineando come il progetto cerchi di mettere in relazione la memoria individuale con quella collettiva. Anche il titolo scelto per il lavoro richiama direttamente il territorio. L’anapaite è infatti un minerale raro, presente anche nelle miniere di Santa Barbara, del quale sono stati rinvenuti esemplari particolarmente belli proprio nell’area di Castelnuovo dei Sabbioni.

Un nome che, nelle intenzioni dell’autore, si adatta a un progetto dedicato alla testimonianza del passato e del presente, in un momento in cui i luoghi minerari stanno attraversando una nuova fase di riassetto e rinaturalizzazione.

Il sindaco: “Una storia unica in Italia”. All’inaugurazione era presente il sindaco di Cavriglia, Leonardo Degl’Innocenti o Sanni, che ha sottolineato il valore del progetto anche in relazione alle prospettive future del territorio.

“È un progetto importantissimo che in qualche modo lega il nostro passato, la nostra storia, che è una storia unica, una storia speciale veramente in Italia e adesso in molti se ne stanno accorgendo”. Il primo cittadino ha richiamato le diverse tappe che hanno segnato l’identità locale: dall’inizio dell’attività mineraria nell’Ottocento alle prime centrali elettriche, dalle stragi nazifasciste alla Resistenza, fino alle trasformazioni del paesaggio e agli interventi di riqualificazione ambientale.

Degl’Innocenti o Sanni ha inoltre ricordato il finanziamento PNRR destinato al borgo di Castelnuovo d’Avane e le risorse stanziate dalla Regione Toscana, nell’ambito del percorso di recupero e valorizzazione del territorio:”Questa mostra curata da Michele Lapini racconta tutto questo: parte dalla fotografia del paesaggio, dalla ricerca negli archivi storici, dalla documentazione, dalle interviste ai singoli cittadini. Una memoria singola diventa anche una memoria collettiva e una memoria della comunità”.

Il sindaco ha collegato il lavoro fotografico anche al futuro culturale del borgo, dove sono in allestimento tre distinti musei:”È fondamentale poter raccontare ai visitatori, ai nuovi cittadini, ai cittadini del futuro la nostra storia. Questa storia sarà un motivo di orgoglio per chi l’ha vissuta, ma anche di attrazione, perché credo che le persone curiose ci raggiungeranno e vorranno conoscere una storia unica come quella del Comune di Cavriglia, ma soprattutto del territorio e della comunità di Cavriglia”.

La mostra, il libro e il documentario: tre modi per raccontare la stessa storia. La restituzione pubblica di Anapaite non si esaurisce nelle fotografie esposte al Circolo Arci. Accanto alla mostra, il libro raccoglie il lavoro in una forma editoriale artigianale, mentre il documentario firmato da Eros Regoli e Tommaso Orbi di MACMA aggiunge una dimensione audiovisiva alla ricerca.

Tre modalità differenti per attraversare la storia dell’ex bacino minerario, osservando il territorio attraverso le immagini, le voci e i materiali che ne conservano la memoria. La mostra, allestita dal collettivo Cublai Clan, resterà visitabile per il prossimo mese al Circolo Arci di Castelnuovo dei Sabbioni, come annunciato da Lapini durante la presentazione. 7Anapaite si propone così come un’occasione per tornare a guardare il territorio, non soltanto attraverso ciò che è stato, ma anche attraverso le trasformazioni in corso e le nuove prospettive che attendono la comunità. Perché conservare la memoria significa anche costruire gli strumenti per trasmetterla a chi verrà.

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