A Castelnuovo “l’urlo della memoria” rinnova il ricordo dei civili massacrati dalla ferocia nazifascista, 82 anni dopo

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Furono 192 le vittime innocenti sterminate dai nazifascisti dal 4 luglio del 1944 nelle frazioni del comune di Cavriglia: Meleto Valdarno, Massa Sabbioni, San Martino, Castelnuovo dei Sabbioni e Le Matole. E anche oggi, a 82 anni di distanza, la comunità cavrigliese e valdarnese è tornata a ricordare quelle vittime, un “urlo della memoria”, una cerimonia che riunisce sempre tanti cittadini, associazioni, istituzioni, tutti uniti nella ferma condanna di quella barbarie, e nell’impegno di non dimenticare mai quello che accadde, con l’impegno a non permettere che succeda mai più.

Valdo Spini, storico e politico, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, ha sottolineato nel suo intervento: “C’è attualità nel messaggio delle vittime di questo eccidio, dell’eccidio delle varie frazioni di Cavriglia. Calamandrei ha scritto che se un italiano vuole sapere dove è nata la Costituzione, deve andare sulle montagne dove sono caduti i partigiani, nei campi in cui sono stati uccisi, nelle prigioni in cui sono stati torturati. Io credo che se noi vogliamo oggi collegare l’ottantesimo della nostra Costituzione, perché abbiamo eletto la Costituente 80 anni fa, e l’anniversario di questo eccidio, credo che dobbiamo ricordare queste parole: sì, non sono morti invano, sono morti perché il loro sacrificio ha concorso a portarci alla nostra Costituzione”.

Il Prefetto di Arezzo, dottor Clemente Di Nuzzo, ha spiegato: “La memoria costituisce un elemento fondamentale per la nostra società contemporanea, non possiamo vivere senza la memoria e il ricordo di queste stragi diventa enormemente attuale in un momento in cui in diversi scenari internazionali la barbarie associata alla guerra si ripropone e ci viene portata ogni giorno dalle televisioni, dai filmati che vediamo sui nostri cellulari. E quindi è molto importante continuare a perpetuare la memoria di questi tragici eventi perché nella memoria esistono poi gli elementi che ci consentono di combattere la cultura dell’intolleranza e della barbarie”.

Il sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti o Sanni, ha ricordato gli eccidi e spiegato il senso di coltivare la memoria: “Sono trascorsi 82 anni da quando i nazifascisti hanno compiuto in questo territorio una devastazione, delle strage efferate: 192 civili innocenti in età compresa tra i 14 e i 94 anni furono trucidati. Fu fatta esplodere una centrale, saltati ponti, minate le infrastrutture. Una devastazione atroce, incredibile, e purtroppo c’è sempre la necessità di commemorare e di provare a trasferire la memoria alle giovani generazioni, perché quello che sta accadendo nel mondo ne è una dimostrazione di questa necessità. Noi ci proviamo, ci proviamo convintamente, non solo con le cerimonie e le celebrazioni istituzionali, ufficiali, ma per esempio ieri sera a Meleto Valdarno, nel Parco della Rimembranza, abbiamo fatto una tavola rotonda con tantissimi giovani, parlando di memoria, parlando di cultura, parlando di futuro. Stasera, in un giorno così simbolico e particolare, consegneremo ai neo diciottenni la Costituzione e l’Onorificenza ai Cittadini dell’Anno. Quindi ci stiamo impegnando con dei gesti simbolici ma anche con dei gesti molto concreti per trasferire la memoria. Uno su tutti il recupero del borgo di Castelnuovo d’Avane, 20 milioni di euro del Piano Nazionale di Presa e Resilienza, incentrato sulla cultura, sulla memoria, tre musei, insomma davvero tante attività qui a Cavriglia affinché appunto la memoria la memoria non si disperda e che diventi in qualche modo un atto di ribellione contro l’indifferenza”.

Presente in rappresentanza della Regione Toscana l’Assessore Filippo Boni, che a questa pagina di storia ha dedicato negli anni approfonditi studi: “192 Vittime tra il 4 e l’11 luglio 1944 in questo territorio, a Meleto Valdarno 93 morti, a Castelnuovo dei Sabbioni 74, a Massa 2 persone, a San Martino 4 e poi a Le Matole l’11 luglio altri 10 morti, altri morti disseminati in tutto il territorio, uno dei peggiori massacri in atto di fascisti mai avvenuti in Italia tra il 1943 e il 1945, il quarto in scala comunale e a livello nazionale. Questo la dice lunga su quanto quei giorni furono drammatici per questa popolazione, non solo purtroppo per chi perse la vita, ma anche per i loro familiari e le vedove, in particolare i figli, che sono rimasti soli per ricostruire questa comunità. Comunità rinata su valori importanti, come è avvenuto in altre località della regione Toscana, penso a Sant’Anna di Stazzema, Penso a tutte le stragi dell’Aretino, penso a molte altre stragi nella Lunigiana, in Garfagnana, in altre zone della Toscana, Padule di Fucecchio. Le persone che sono cadute hanno lasciato un vuoto, ma le vedove, i figli, i familiari sono riusciti a colmare quel vuoto con sentimenti di solidarietà e di umanità che hanno fatto ancora oggi della Toscana una terra di grande civiltà e di grandi valori. Sono quei valori che dovremmo ora esportare nel mondo, un mondo oggi insanguinato da 55 conflitti in cui continuano a morire civili e bambini”.

Interviste a cura di Michele Bossini

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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