05, Marzo, 2026

Referendum Costituzionale, incontro a San Giovanni: “Per una giustizia giusta, perché SÌ”

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In vista del Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo si terrà martedì 10 marzo alle 21.00, presso la Sala della Musica a San Giovanni, l’incontro pubblico “Per una giustizia giusta, perché SÌ”.

Al centro dell’iniziativa la riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggetto del quesito referendario. Il confronto sarà dedicato agli aspetti costituzionali e ordinamentali della proposta, con particolare riferimento al principio del “giusto processo”.

Dopo i saluti dei rappresentanti dei comitati promotori, Andrea Frosali (Vice Presidente Camera Penale di Arezzo), Francesco Carbini (Comitato Giuliano Vassalli per il Sì) e Stefano Magi (Comitato SìSepara), interverranno Natalia Ceccarelli (Giudice Corte di Appello di Napoli), Piero Sansonetti (Direttore de l’Unità), Rinaldo Romanelli (Segretario nazionale Unione Camere Penali Italiane) e Fabio Federico (Coordinatore nazionale comitato Pannella Sciascia Tortora). A moderare il dibattito, il giornalista e scrittore David Allegranti.

“Secondo i promotori, la riforma mira a rendere effettiva la terzietà del giudice attraverso la separazione delle carriere, l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e la creazione di un’Alta Corte di Giustizia per la responsabilità disciplinare dei magistrati”.

Nel corso dell’incontro sarà affrontato anche il tema degli errori giudiziari, con particolare riferimento ai casi di Enzo Tortora e Beniamino Zuncheddu. Quest’ultimo, assolto dopo oltre trent’anni di detenzione per la strage di Sinnai, rappresenta, nelle parole dei promotori “una ferita aperta per lo Stato di diritto, dal momento che l’accusa nei suoi confronti si fondava su un riconoscimento rivelatosi viziato da gravi irregolarità investigative”.

“Il caso di Enzo Tortora è ancora oggi simbolo di un errore giudiziario devastante, con tutte le conseguenze del caso. Infatti nonostante l’assoluzione definitiva, nessun provvedimento disciplinare significativo fu adottato nei confronti dei magistrati coinvolti nella fase inquirente. Anzi uno di essi venne successivamente eletto al CSM”.

Nelle parole dei promotori: “Vicende come quelle di Tortora e Zuncheddu mostrano come la separazione delle carriere non sia una battaglia contro la magistratura ma una riforma a tutela dei cittadini e della stessa credibilità della giurisdizione”.

Secondo i promotori i dati, riportati dal Ministero della Giustizia, registrano dal 2017 al 2025  6.485 le persone risarcite per ingiusta detenzione, per un totale di 278,6 milioni di euro. Nello stesso periodo, le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati sono state 93, di cui 49 archiviate, 29 concluse con assoluzione, 9 con censura, una con trasferimento e 5 ancora in corso.

“Questi numeri sollevano una domanda: il sistema disciplinare attuale garantisce davvero responsabilità ed equilibrio? – si chiedono i promotori dell’iniziativa – Già nel 1991 Giovanni Falcone sottolineava la necessità di una netta distinzione strutturale tra chi accusa e chi giudica: ‘Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. […] Il giudice si staglia come figura neutrale, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, giudici e PM siano in realtà indistinguibili gli uni dagli altri’.”

 

 

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