Il gruppo consiliare del Partito Democratico di Montevarchi interviene esprimendo “forte preoccupazione sulla decisione dell’amministrazione guidata dal sindaco Silvia Chiassai Martini di procedere alla vendita della rete di distribuzione del gas cittadina. Parliamo – spiega ancora il PD – di un’infrastruttura strategica, costruita nel tempo e appartenente a tutta la comunità di Montevarchi. Un bene pubblico che, negli anni, ha garantito entrate certe e rilevanti per il bilancio comunale: circa un milione di euro all’anno versati dal gestore. Risorse che sono state fondamentali per sostenere servizi, interventi e investimenti a favore dei cittadini”.
“Vendere oggi la rete del gas significa compiere una scelta miope: depauperare il patrimonio pubblico e compromettere il bilancio pluriennale del Comune, privandolo di una fonte stabile di entrate che nel tempo ha contribuito concretamente alla crescita della città. Non è la prima volta che questa amministrazione sceglie di “fare cassa” vendendo beni pubblici, come accaduto con l’illuminazione pubblica. Il risultato? Una città spesso al buio e interventi che lasciano più di un dubbio sulla loro reale utilità per la collettività”, sottolinea il Partito Democratico.
“Colpisce, inoltre, la tempistica della decisione: a un anno esatto dalle elezioni amministrative, si procede con grande fretta verso una scelta così rilevante e irreversibile. Viene da chiedersi quali siano le reali esigenze di cassa che spingono in questa direzione. Si tratta forse di finanziare una campagna elettorale faraonica o opere pubbliche controverse e contestate dai cittadini, come il progetto della bretella di Viale Giacomo Matteotti, contro cui migliaia di persone hanno espresso la loro contrarietà? A tutto questo si aggiunge un elemento che l’amministrazione continua a non affrontare con chiarezza: il costo della vendita non scomparirà, ma sarà semplicemente trasferito sui cittadini. Il nuovo gestore, infatti, dovrà inevitabilmente ammortizzare l’investimento sostenuto per l’acquisto della rete, e questo costo verrà con ogni probabilità scaricato sulle bollette”.
“In altre parole – conclude il Partito Democratico – i cittadini di Montevarchi rischiano di pagare due volte: prima perdendo un bene pubblico e le relative entrate per il Comune, poi sostenendo direttamente il costo dell’operazione attraverso le tariffe, senza aver mai avuto la possibilità di esprimersi su una scelta così rilevante. Ancora più grave è il fatto che nel bilancio approvato appena tre mesi fa non vi fosse alcuna traccia di questa volontà. È inaccettabile approvare documenti di programmazione pluriennale e modificarli radicalmente dopo appena 90 giorni. Questo modo di amministrare mina la credibilità delle istituzioni e dimostra una gestione priva di visione, che cambia direzione in base alle esigenze del momento, senza trasparenza nei confronti dei cittadini. Di fronte a tutto questo, la domanda è inevitabile: perché vendere un bene pubblico che funziona, che rende e che rappresenta una garanzia per il futuro della città? La verità è che questa amministrazione, invece di governare e valorizzare il patrimonio pubblico, continua a venderlo. E quando si arriva a questo punto, il dubbio è legittimo: forse non si è in grado di amministrare diversamente. Il Partito Democratico di Montevarchi chiede chiarezza, trasparenza e un confronto pubblico vero su una scelta che riguarda il futuro della nostra comunità. Montevarchi non è in vendita. Riteniamo pertanto auspicabile il ritiro della delibera”.

