09, Febbraio, 2026

Vite creative: Pietro Bartolini e l’arte di costruire il suono partendo dal legno

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Ventotto anni, Levane come punto di partenza e le mani sempre impegnate a costruire, aggiustare, migliorare. Pietro Bartolini nella vita lavora nell’artigianato legato alla produzione di terricci e substrati per la paesaggistica e il giardinaggio, ma è nel legno, nelle corde e nei dettagli degli strumenti musicali che coltiva da anni una passione diventata quasi una seconda identità: la liuteria.

La sua storia nasce, come spesso accade, da un incontro precoce con la musica. È durante l’adolescenza, quando inizia a studiare la chitarra, che Pietro si rende conto di un aspetto fondamentale: anche gli strumenti musicali, proprio come qualsiasi altro mezzo, hanno bisogno di manutenzione, cura, attenzione. Un’intuizione semplice, ma decisiva.

“Venendo da una famiglia di artigiani – racconta – sono cresciuto vedendo persone che cercavano di risolvere problemi, aggiustare, capire come funzionano le cose”. Un’abitudine mentale che lo porta, quasi naturalmente, a mettere mano ai propri strumenti. Prima piccoli interventi, regolazioni, riparazioni. Poi, passo dopo passo, la voglia di capire davvero come è fatto uno strumento, fino ad arrivare alla costruzione vera e propria.

Oggi Pietro si dedica soprattutto ai cordofoni: chitarre elettriche, acustiche, classiche e bassi elettrici. Un percorso lungo, fatto di tentativi, errori e studio sul campo. “È stato un processo di cinque o sei anni – spiega – dal momento in cui ho preso un cacciavite in mano fino a quando ho costruito qualcosa di cui sono andato veramente orgoglioso”. Anche se, ammette con sincerità, l’insoddisfazione non lo abbandona mai del tutto: “Credo sia normale. Ho sempre la sensazione di dover imparare ancora tantissimo, e forse non sarò mai completamente soddisfatto. Ma va bene così”.

La sua formazione è interamente autodidatta. Nessuna scuola di liuteria, nessun maestro di riferimento preciso. “È un settore molto legato alla falegnameria – spiega – e poi ci sono mille scuole di pensiero, mille filosofie diverse sui materiali e sulle tecniche. Io non mi sono ispirato a nessuno in particolare: la mia visione nasce dall’esperienza empirica, da quello che ho imparato nel tempo lavorando con le mani”.

Una visione che si traduce in una filosofia molto chiara: coniugare qualità e accessibilità. “Cerco sempre di realizzare strumenti che abbiano una buona resa sonora, ma senza costi esorbitanti”, racconta. Per questo privilegia spesso legni di recupero o materiali considerati “poveri”, adattandoli alle esigenze del progetto. “La mia soddisfazione più grande è riuscire a tirare fuori qualcosa di valido partendo da materiali semplici. Strumenti che diano soddisfazione prima di tutto a me, come musicista, e poi anche ad altri musicisti che li provano”.

Essere musicista, per Pietro, non è un dettaglio secondario. Al contrario, è parte integrante del suo modo di costruire. Gli strumenti che realizza sono pensati per essere suonati, vissuti, adattati a chi li usa. “Uso quasi sempre le chitarre che costruisco io – dice – anche per un legame affettivo. Sono strumenti modellati su misura, pensati per quello che serve a me”.

Per ora la liuteria resta una passione coltivata nel tempo libero. Trasformarla in un lavoro vero e proprio non è escluso, ma Pietro è lucido sulle difficoltà del settore. “La richiesta c’è, soprattutto per la manutenzione e le riparazioni. Per la costruzione su misura molto meno. Il mercato oggi offre strumenti industriali di buona qualità per tutte le tasche, ed è normale che molti scelgano quelli”.

Eppure, secondo lui, la differenza tra un prodotto industriale e uno artigianale resta profonda. “Quando ti rivolgi a un artigiano non compri solo un oggetto. Compri il tempo, la formazione, il sacrificio di quella persona. Ogni prodotto artigianale ha una storia propria”. Anche se la tecnologia permette ormai produzioni seriali di alto livello, ciò che nasce dalle mani e dalla testa di un artigiano resta unico e irripetibile.

Ed è forse proprio qui che si trova il cuore della sua passione: nella lentezza del fare, nella ricerca continua, nell’idea che ogni strumento non sia solo un oggetto, ma il risultato di un percorso umano prima ancora che tecnico.

 

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