“Spirito d’osservazione, amore per la natura, per le cose belle, che mi colpivano.” Così Maria Celeste Proietti, restauratrice adesso in pensione residente a Montevarchi, riassume l’essenza di ciò che ha portato la sua vita a intrecciarsi inseparabilmente con il mondo dell’arte da autodidatta.
Nata a Firenze da una famiglia di origini romane, la signora Proietti dimostrò sin da molto piccola un interesse “per le cose belle:”
“La prima cosa su cui mi impuntai fu quando venimmo via da Firenze: mia madre voleva buttare due coppe in metallo e vetro blu. Una si era rotta e mia mamma voleva buttarle tutte e due. Io mi misi a piangere come una disperata, tant’è che molti anni dopo me le presi io quando mi sposai. Ero attirata da queste cose un po’ particolari.”
Fin dalla prima elementare, l’abilità nel disegno della signora Proietti era evidente, come notò la sua stessa maestra:
“Quando ero in prima elementare, a cinque anni, le mie sorelle facevano la terza media. Un giorno la mia maestra, che le conosceva, vide un mio disegno e disse a mia madre che il disegno fatto dalla piccola era più bello di quello che avevano fatto le sorelle.”
Crescendo, Maria non seguì indirizzi di studio legati all’arte, ma perfezionò la sua tecnica copiando tutto ciò che la interessava, arrivando a sviluppare un ampio ventaglio di competenze e conoscenze artistiche, dal disegno con pastelli e carboncini, fino al creare i suoi colori ad olio personali per i lavori di restauro.
Sposatasi, la signora Proietti aprì insieme a suo marito un negozio di restauri, attività molto proficua per la coppia, che li avrebbe portati portati a lavorare spesso per le chiese e all’estero, come in Inghilterra, Francia e Svizzera.
Fu in questo periodo che Maria si interessò ai trompe-l’oeil, una tecnica francese di illusione ottica che da l’impressione che un oggetto bidimensionale, come una parete, appaia tridimensionale.
“Mi piaceva, lavorare con la tempera per me era importante è una cosa piacevole e bella che amplia la visuale della casa – dice indicando la parete all’ingresso di casa sua, su cui la signora Proietti ha abilmente dipinto un tranquillo paesaggio fluviale, che grazie a una lampada ben posizionata appare immerso nella luce di un sole al tramonto – Con una parete così, se io mi metto in poltrona e faccio una telefonata, alle spalle ho questa palma e mi sembra di stare sulla spiaggia.”
La sua bravura in questo tipo di tecnica le sarebbe valsa l’attenzione di numerosi clienti, ancora oggi talvolta viene chiamata per trasformare una normale parete o un mobile in un pezzo da conversazione e mantiene tutt’ora un piccolo laboratorio nel garage di casa sua.
La creatività della signora Proietti non si ferma solo ai trompe-l’oeil: nel ’66 ad esempio, durante il periodo dell’alluvione a Firenze, utilizzò i materiali distrutti dalle acque per ricreare oggetti da arredo, sempre seguendo quello stile di oggetti eleganti che fin da piccola avevano catturato la sua attenzione. Il suo lavoro è anche visibile nel film “Il Magnifico Bobo” del 1967, con Peter Sellers e diretto da Robert Parrish, per il quale realizzò i pannelli di una delle scenografie.
Con un passato così legato al mondo dell’arte, un talento naturale, grande creatività e un grande album pieno di ricordi di opere passate, viene da chiedersi se Maria Celeste abbia mai pensato di farsi un nome come vera e propria artista, oltre che come restauratrice:
“Ringraziando il cielo ho avuto sempre tanto lavoro e il tempo non ce n’era: mio marito, siccome io ero capacissima di mandare avanti il laboratorio per conto mio, aprì un negozio perché era più interessato al commercio dei mobili d’antiquariato. Forse sbagliò anche lui, forse non mi capì molto. Forse avrei potuto fare più cose, allontanarmi dal restauro e dedicarmi pian piano alle cose che facevo io, ma comunque non sono stata mai senza fare niente.”
In effetti, se alla signora Proietti viene chiesto cosa ne pensa del percorso della sua carriera artistica, ella risponde sicura e sorridendo: “Beh, mi sono sicuramente divertita!”

