06, Dicembre, 2021

Smantellata un’organizzazione dedita alle rapine. Tre i colpi in Valdarno aretino. 5 gli arresti

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Nell’operazione, denominata ‘Giglio’, conclusasi all’alba, i carabinieri del comando provinciale di Arezzo e della compagnia di San Giovanni hanno arrestato 5 persone, di origini palermitane e casertane, dedite alla commissione di rapine pluri-aggravate

Nel giro di dieci giorni avevano messo a segno tre rapine a mano armata, a Terranuova, Loro Ciuffenna e Cavriglia. Era il gennaio 2020. Le indagini dei carabinieri della compagnia di San Giovanni scattarono subito e si sono concluse all'alba di oggi con 5 arresti. Si tratta di persone di origini palermitane e casertane, dedite alla commissione di rapine pluriaggravate, rintracciate a Balestrate, in provincia di Palermo, e in Valdarno aretino.

L'operazione denominata "Giglio" è scattata con la collaborazione tra i carabinieri del comando provinciale di Arezzo e i colleghi del comando provinciale di Palermo, su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo.

La prima rapina risale al 21 gennaio 2020: alle 19.00 un commando di 4 uomini incappucciati fece irruzione all’interno del “Bar Sud Est” di Terranuova Bracciolini. I rapinatori, strattonando gli anziani titolari, li costrinsero a consegnare il contenuto del registratore di cassa, in tutto 700 euro, e poi fuggirono a bordo di una berlina tedesca.

Nemmeno un’ora dopo lo stesso commando di 4 uomini incappucciati fece irruzione nel “Bar Il Bruco” di Loro Ciuffenna. Questa volkta i malviventi minacciarono il titolare con un taglierino, costringendolo a consegnare il contenuto del registratore di cassa, in tutto 800 euro, e poi fuggirono sempre a bordo dell'auto tedesca. 

Il 29 gennaio arrivò il terzo colpo. Questa volta nel mirino della banda entrò il “Monte dei Paschi di Siena” di Cavriglia. I rapinatori entrarono nell’istituto e, minacciando i presenti (9 persone, tra impiegati e clienti) con un taglierino, rimasero all’interno fino all’apertura delle casse temporizzate, dalle quali riuscirono a portare via 102.000 euro. Poi fuggirono con un'auto risultata rubata a Montevarchi  circa un mese prima.

Scattarono subito le indagini del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia dei carabinieri di San Giovanni Valdarno che si incentrarono, in maniera particolare, sulle analisi delle immagini immortalate dai circuiti di videosorveglianza degli esercizi dove erano state perpetrate le rapine, sulle indicazioni riguardanti le targhe delle autovetture utilizzate, prese dalle telecamere presenti sul territorio, e sui testimoni.

L’attenzione dei carabinieri fu catturata da due particolari decisivi per la prosecuzione delle indagini: l’autovettura utilizzata per le due rapine ai bar era la stessa e il modello e il colore fecero subito pensare a quella in uso ad un noto pregiudicato della provincia di Caserta, da qualche tempo gravitante in Valdarno. Per la rapina in banca, invece, dalle dichiarazioni dei testimoni fu chiaro che i rapinatori avevano eseguito un sopralluogo il giorno precedente, entrando all’interno della filiale con una motivazione del tutto fittizia.

"Le successive investigazioni si sono sviluppate utilizzando tecniche investigative classiche, tra cui in primis l’espletamento di intercettazioni, analisi dei tabulati di traffico telefonico e delle celle radio-base – spiegano i carabinieri –  nonché servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati. Il complesso delle attività investigative ha così consentito di arricchire il quadro indiziario, permettendo di accertare che i colpi erano stati ideati da coloro, tra gli indagati, che vivevano stabilmente in Valdarno e che avevano visto la partecipazione della restante componente del commando, veri e propri trasfertisti, professionisti delle rapine, giunti appositamente da Palermo e provincia".

Nel corso dell’attività investigativa i carabinieri avevano già arrestato uno della banda e denunciato un altro in stato di libertà, perchè trovati in possesso di 60 grammi di cocaina.

"A testimonianza del solido legame tra i rapinatori – evidenziano i carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno – le indagini hanno anche consentito di appurare che fra gli stessi vi era una sorta di supporto assistenziale. Nel momento in cui uno di loro, sospettando di essere stato identificato dagli investigatori, si era fatto prendere dallo sconforto, gli altri avevano cercato di rassicurarlo, minimizzandone i timori e ribadendo che, non appena possibile, avrebbero portato a termine degli altri colpi insieme".

Uno degli arrestati è stato portato al carcere di Arezzo, mentre un altro si trova  al carcere di Palermo. Gli altri componenti del gruppo sono agli arresti domiciliari.

 

 

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