02, Dicembre, 2022

Sicurezza dell’Arno, il punto sui lavori nell’anniversario dell’alluvione del ’66. Casse di espansione e diga di Levane, gli interventi in Valdarno

Più lette

In Vetrina

Il quadro della situazione sulla sicurezza del fiume Arno a distanza di 56 anni dall’esondazione dell’Arno del 4 novembre 1966: come ogni anno la Regione, in prossimità dell’anniversario, fa il punto sui lavori, quest’anno particolarmente importanti alla luce di un contesto presente fatto di eventi climatici eccezionali e violenti, che si verificano con sempre maggior frequenza.

“I fatti – ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – ci hanno dimostrato l’efficacia di interventi strutturali come la realizzazione della diga di Bilancino, della cassa di espansione di Roffia, dello Scolmatore. Basta ricordare il 2019, quando proprio la cassa di Roffia, appena ultimata, salvò Pisa dall’esondazione dell’Arno. Oggi la Toscana ha 600 milioni di progetti ‘aperti’, cioè in via di progettazione, con lavori in corso o con lavori conclusi ma ancora non del tutto rendicontati. La Toscana sta lavorando ovunque sulla difesa del rischio idraulico ed idrogeologico e oggi un evento meteo ‘tradizionale’ come quello che provocò l’esondazione del 1966 sarebbe prevedibile e in qualche modo gestibile. Restano invece difficili da prevedere e affrontare eventi nuovi, come le cosiddette bombe d’acqua, ma stiamo operando su più fronti proprio per farci trovare pronti”.

“La sicurezza dei fiumi – ha aggiunto l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni – ed in particolare quella dell’Arno, è di grande attualità e richiede attenzione. Oggi, a causa dei cambiamenti climatici, ci troviamo a fronteggiare fenomeni nuovi, che possiamo affrontare solo aumentando la capacità di resilienza dei nostri territori, la loro capacità di resistere a fenomeni inusuali e violenti. Per questo è importante sia portare avanti politiche che contrastano l’aumento delle temperature, come stiamo facendo con il Piano regionale per la transizione ecologica, sia continuare a investire in sicurezza ed a lavorare per il controllo del territorio, anche con il prezioso aiuto dei Consorzi”.

I 600 milioni impegnati per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza del fiume Arno derivano da finanziamenti sia regionali che di provenienza statale (Ministeri e Dipartimento di Protezione Civile). Il direttore del settore Difesa del suolo e Protezione civile della Regione Toscana, Giovanni Massini, ha inoltre ricordato che nel prossimo futuro sono previste ulteriori risorse per gli interventi previsti dal PNRR (60 milioni, già assegnati alla Regione Toscana), oltre a 30 milioni del POR e 32 milioni del Ministero dell’Ambiente. Si stima dunque che nel corso dei prossimo 12 mesi possano essere finanziati ulteriori 120 milioni di interventi.

Attualmente i principali interventi in previsione, in corso d’opera o di recente realizzazione lungo l’asta dell’Arno sono diversi, e una buona parte si concentrano sul territorio del Valdarno: c’è il progetto dell’innalzamento della Diga di Levane, per la quale dopo una lunga fase di rilascio dei permessi da parte del Ministero delle Infrastrutture ora si è nella fase di Valutazione di impatto ambientale, ultimo step; le quattro casse di espansione nell’area di Figline e Incisa (‘Pizziconi 1’, inaugurata a maggio 2021, e ‘Pizziconi 2’ , in corso di realizzazione; Restone, in fase di gara d’appalto e dunque in partenza nel 2023; e infine Prulli e Leccio), l’adeguamento del ponte di Pian dell’Isola, dove i lavori sono già iniziati.

 

 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

Articoli correlati