17, Agosto, 2022

Rifiuti, è scontro sui costi nell’era del gestore unico. Sindaci di Ato e Sei Toscana su posizioni opposte. Si lavora al compromesso

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Il Piano economico e finanziario prevede un costo complessivo del servizio di 104 milioni di euro. “Troppo caro, significa aumenti non sostenibili in bolletta”, sostengono i sindaci, che lo portano a 98 milioni. Ma Sei Toscana si rivolge al Tar. E ora si cerca un accordo: al lavoro anche l’ex sindaco di Pian di Scò Nazareno Betti, presidente del Consiglio direttivo di Ato

Sistema industriale, economie di scala, mantenimento degli standard di servizio: la presentazione di Sei Toscana, vincitore nel 2012 della gara d'appalto per il gestore unico del ciclo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto (Ato Toscana sud) era stata salutata come una piccola vittoria. Primo tassello a finire al suo posto nella riorganizzazione completa che la Regione Toscana aveva progettato nel lontano 2007. 

Ma la nave oggi s'incaglia già, di fronte alle cifre. Quelle del costo del servizio, per la precisione: che hanno finito per contrapporre i sindaci (membri dell'Assemblea di Ato) con il gestore unico (di cui gli stessi comuni, va ricordato, sono soci). Un caos, ad appena un anno dall'entrata a regime di Sei Toscana, che ora è diventato un vero e proprio caso. 

Proviamo a ricostruire le tappe. Nel 2012, dicevamo, Sei Toscana (allora Progetto Sei) vince il bando di gara per la gestione del ciclo dei rifiuti nel territorio dell'Ato Toscana Sud: 103 comuni, tra cui tutto il Valdarno aretino, per una popolazione di circa 850mila abitanti, con una produzione di rifiuti urbani di circa 530 mila tonnellate l’anno. 

Nel 2013, a marzo, viene firmato il Contratto di servizio fra Ato e Sei Toscana, che si inserisce nel solco del bando di gara. Pochi mesi dopo, a dicembre, l'Assemblea di Ato Toscana Sud si trova ad approvare il corrispettivo provvisorio per il 2014: e i sindaci danno il via libera ad un conto di 104 milioni per i servizi di raccolta, spazzamento, trasporto. A questa cifra si aggiungono altri 57 milioni per la gestione degli impianti, che costituisce voce a parte. Qualche giorno dopo, sulla base di questa delibera, viene firmato anche l’accordo integrativo al contratto di servizio tra Ato e Sei Toscana.

Insomma, come a dire che i sindaci avevano già approvato, ormai un anno fa, il costo complessivo del servizio. Poi, però, c'è un passo indietro. Si calcolano aumenti che si ripercuoteranno inevitabilmente sulle bollette, e i sindaci cominciano a rimettere tutto in discussione. Un dibattito che porta alla fine, qualche settimana fa, all'approvazione da parte dell'Assemblea di Ato Toscana Sud di due delibere che portano il Piano Economico e Finanziario a 98 milioni, invece dei 104 già deliberati. Si taglierebbero, in particolare, due voci relative al rischio morosità dei comuni e agli oneri finanziari per gli impianti. 

Tutto risolto? Macché, Sei Toscana non ci sta e si rivolge al Tar. Basa il ricorso su una decisione da parte dell'Ato che definisce unilaterale. E le due posizioni si scontrano, delineando una situazione al limite del surreale: una società, Sei Toscana, a partecipazione pubblica e della quale sono soci i comuni, che impugna un atto approvato dall'assemblea di Ato, composta dagli stessi comuni. 

E così si arriva ad oggi. Incontri, riunioni, confronti tra i vari attori di questa vicenda si susseguono: si cerca di trovare la soluzione, la strada per uscire dal contrasto. A fare da mediatore c'è anche l'ex sindaco di Pian di Scò, Nazareno Betti, che ricopre la carica di Presidente del Consiglio direttivo di Ato Toscana Sud.

Qualche mese fa, in una intervista, Betti aveva dichiarato: "Il costo del servizio non può aumentare se non cambia niente rispetto al passato; inoltre, il fatto che chi gestisce il servizio non sempre è anche gestore degli impianti genera un aggravio dei costi del sistema. Detto questo, arrivare al 70% di differenziata e 50% di riciclaggio (come indicato dalla normativa) presuppone investimenti importanti e quindi un aumento dei costi. Da un lato SEI Toscana deve cercare di mitigare al massimo le proprie spese, dall’altro i Comuni devono capire che con la gestione unitaria si deve coprire tutti i costi del servizio e quindi impiegare maggiori risorse finanziare".

Un invito ad entrambe le parti, insomma, a trovare un compromesso. Quale può essere? In questi giorni si parla di dilazionare negli anni gli aumenti, arrivando graudalmente ai 104 milioni di euro, partendo per il 2014 da una cifra più bassa (compresa fra 98 e 102 milioni, forse). E magari prolungare, come contropartita, il contratto di Sei Toscana, che oggi è di durata ventennale. Tutte ipotesi sul tavolo, sulle quali si discute. L'obiettivo è di trovare un accordo che sostanzialmente non penalizzi il cittadino: ma questo vuol dire sia evitare un'impennata delle bollette, sia garantire comunque gli stessi standard dei servizi erogati. Equilibrio difficile, a quanto pare. 

Glenda Venturini
Capo redattore

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