16, Febbraio, 2026

Punto nascita, relazione di Chiassai in Consiglio: “Dalla Regione dati errati e incompleti. Ora si pensi ad un Distretto unico del Valdarno”

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Il sindaco di Montevarchi, Silvia Chiassai Martini, ha aperto la seduta del Consiglio comunale con una relazione sulla vicenda del punto nascita dell’ospedale della Gruccia, alla luce delle notizie emerse nelle ultime settimane. “La situazione di forte criticità che riguarda il punto nascita è emersa improvvisamente, perché né la Conferenza dei sindaci né i singoli sindaci, e parlo per me, erano a conoscenza della richiesta di deroga relativa al punto nascita della Gruccia”, ha spiegato Chiassai.

“Ricostruisco i fatti. Il 15 gennaio di quest’anno ho appreso dalla stampa, attraverso dichiarazioni del Presidente della Regione, che la Toscana aveva richiesto al Governo centrale l’abbassamento della soglia minima dei parti prevista dal DM 70 del 2015: da 500 a 400 per gli ospedali di primo livello, come il nostro, e da 1.000 a 800 per quelli di secondo livello, come Siena. Con grande stupore, anche perché nel 2025 il nostro punto nascita ha registrato 453 parti, e quindi il rischio di chiusura esisteva, constato che nulla fino a quel momento era stato condiviso né con i sindaci né con il primario né con la struttura operativa. Nel mio caso, poi, visto che parliamo dell’ospedale che insiste nel Comune di Montevarchi,  il silenzio è ancora più grave”.

“Il 16 gennaio sono quindi intervenuta pubblicamente per denunciare la gravità del metodo adottato dalla Regione, che non aveva minimamente condiviso con i sindaci la situazione di rischio che stava correndo il nostro punto nascita. Una chiusura che rappresenterebbe una sconfitta enorme e un drammatico impoverimento per l’intera vallata. Il giorno successivo, venerdì 17 gennaio, veniamo contattati dalla Presidenza della Conferenza dei sindaci per una convocazione urgente il sabato mattina, alla presenza del Presidente Giani, che avrebbe riferito sulla situazione del punto nascita. In quell’occasione, davanti ai sindaci, al primario di ostetricia e ginecologia, ai vertici dell’ASL e alla stampa, il Presidente ha rassicurato tutti, dichiarando la volontà di chiedere la deroga ministeriale per il nostro presidio, così come per gli altri due punti nascita sotto soglia. In quella sede, però, non è stato detto che la Regione aveva già richiesto una deroga nel 2023, né che tale richiesta aveva già ricevuto un parere negativo, né che la Regione stessa, con una delibera di Giunta del 30 dicembre 2025, aveva già recepito quel parere. Un comportamento che definire grave è riduttivo. La Regione ha tenuto nascosto per tre anni, dal 2023 ad oggi, il fatto di aver presentato una richiesta di deroga e di averne ricevuto esito negativo, informazione emersa solo grazie alla stampa. Il parere negativo era noto alla Regione già dall’estate del 2024″.

“È bene chiarire un punto fondamentale: il parere del Comitato nazionale percorso nascita è consultivo. La decisione finale sulla chiusura o sulla deroga spetta alla Regione. La domanda è quindi: perché il Presidente Giani non ha informato i sindaci? E perché, nel silenzio generale, il 30 dicembre la Regione ha recepito passivamente un parere consultivo? Forse perché il mancato recepimento avrebbe comportato la perdita di circa 160 milioni di euro? In una Regione che da anni presenta un buco di bilancio superiore al miliardo di euro, questa motivazione economica potrebbe aver prevalso sulla tutela della salute e del territorio”.

“Per fare chiarezza – continua Chiassai – è necessario tornare al 2023. Nel maggio di quell’anno il nostro punto nascita era in forte difficoltà, tanto che intervenni pubblicamente per il rischio di chiusura estiva. Il primario era a fine mandato, mancava personale e solo dopo la denuncia pubblica fu trovata una soluzione temporanea, grazie all’utilizzo di medici a gettone, evitando la chiusura definitiva. Il 9 agosto sollecitai nuovamente il concorso per il primario e la sostituzione della vasca per il parto in acqua, rimasta inutilizzabile per mesi. L’ultima sollecitazione per il primario risale al 26 febbraio 2024; il nuovo primario arrivò solo il 16 aprile 2024, dopo un anno di pressioni”.

“Analizzando la documentazione tra Regione, ASL e Ministero, ho scoperto che il 27 giugno 2023, un mese dopo la mia denuncia, la Regione aveva richiesto la deroga, segnalando 493 parti nel 2022. Dopo un anno di silenzio, il 17 luglio 2024 il Comitato nazionale ha espresso parere negativo. Dal 17 luglio 2024, quindi, la Regione sapeva che il punto nascita avrebbe dovuto chiudere. Il verbale ufficiale arriva il 28 maggio 2025, in piena campagna elettorale. Da lì al 30 dicembre, ancora silenzio, fino alla delibera di Giunta che formalizza la chiusura. Ma ciò che emerge analizzando la documentazione inviata al Comitato è ancora più grave: i dati relativi al bacino di utenza e ai tempi di percorrenza sono errati e incompleti. Sono stati esclusi parti provenienti da comuni con meno di cinque nascite annue e addirittura comuni come Figline e Incisa Valdarno, che nel 2022 ha portato 22 parti, e Castelfocognano, con 5 parti, perché appartenenti formalmente ad altra ASL. Eppure quelle donne hanno scelto il nostro punto nascita. Ancora più grave è la tabella sui tempi di percorrenza verso Arezzo. Secondo i dati inviati, Montevarchi impiegherebbe 25 minuti per raggiungere Arezzo: dati palesemente irreali, in condizioni normali servono almeno 33 minuti in autostrada e 45 sulla ex SS69, senza traffico. Questi dati falsati hanno portato il Comitato a escludere qualsiasi condizione di disagio geografico, elemento decisivo per la concessione della deroga. La Regione, di fatto, ha chiesto una deroga e contemporaneamente ha dichiarato che non ne aveva diritto”.

“Mi chiedo quindi – ha aggiunto Chiassai – se ci troviamo di fronte a una gravissima incompetenza o a una scelta deliberata. In entrambi i casi, il danno per il territorio è enorme. Il mio obiettivo non è solo denunciare quanto accaduto, ma indicare soluzioni concrete. La prima è inviare al Ministero dati corretti sul bacino di utenza, includendo anche il Valdarno fiorentino, e tempi di percorrenza realistici. La seconda è una scelta politica chiara: istituire un distretto sanitario unico tra Valdarno aretino e fiorentino, proposta che avanzai già nel 2017 e che fu bocciata. Oggi quel bacino conta oltre 800 nati annui, garantendo stabilità e futuro al punto nascita. Questo territorio merita rispetto, risposte, spiegazioni e scelte coraggiose. Il punto nascita della Gruccia non deve chiudere”.

Hanno preso la parola in aula i consiglieri Fabio Camiciottoli (Avanti Montevarchi Europa Verde): “Ora non è il momento di fare allarmismi, è giusto chiedere alla Regione che presenti un progetto, ma sta a noi capire le motivazioni per cui molte famiglie e donne non scelgono al Gruccia ma preferiscono altre aree. Ora non serve discutere, serve un progetto preciso e tempo per costruirlo. Scuse e colpe non sono l’approccio per affrontare i problemi del Valdarno. Forse qualcuno potrebbe gioire alla chiusura del punto nascita del Valdarno, perché quei numeri rafforzerebbero altri: e invece ora è il momento di sgombrare l’idea delle appartenenze politiche e mettere in campo un percorso. Noi come Avanti Montevarchi pensiamo sia il caso di aprire una riflessione anche sull’appartenenza all’Ato Toscana Sud Est, considerando il baricentro del Valdarno fiorentino. Va costruita una posizione del Valdarno”.

Elisa Bertini (PD): “Ho sentito nella relazione del sindaco una battaglia che è molto tecnica e poco di cuore. In quest’aula dobbiamo fare tutto il possibile per mobilitare l’opinione pubblica e lavorare in sinergia con tutta la politica del territorio per presentare una posizione forte al Ministero, remando tutti nella stessa direzione, affinché il punto nascita venga lasciato attivo. So che il Presidente Giani ha scritto una lettera al Ministero in cui chiede la rivalutazione complessiva dei criteri per la tenuta dei punti nascita. Non voglio stare a sollevare questioni di lana caprina, credo che questo percorso vada sostenuto, il Ministero deve prendere coscienza di questo territorio e garantire l’apertura del punto nascita, mentre la Asl deve garantire le risorse per tutti quei percorsi fondamentali affinché ostetricia e punto nascita siano innovativi e attrattivi”.

 

 

Ha collaborato Martina Giardi 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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