Oltre 20mila persone sostenute dalla Fondazione Giovanni Paolo II. Due case di accoglienza attive in Valdarno

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Dalla Toscana al mondo: sono oltre 20 mila le persone raggiunte ogni anno dall’impegno della Fondazione Giovanni Paolo II che opera in 17 Paesi con più di 60 progetti realizzati dalla nascita e un sistema di controlli affidato anche a una revisione indipendente ed esterna, secondo i dati fotografati dal Bilancio sociale 2025. Il suo cuore pulsante è diviso tra Betlemme, dove è nata e ha una sede, e la Toscana: la sede principale è a Firenze, mentre sono tre le case di accoglienza, di cui due in Valdarno: a Montevarchi e a Reggello; la terza invece è a  Fiesole. Infine, i centri di ascolto e supporto si trovano in Casentino e, ancora, in Valdarno.

Il Bilancio sociale è stato presentato recentemente dal presidente, il sangiovannese Damiano Bettoni, e il vicepresidente Mons. Rodolfo Cetoloni vescovo emerito di Grosseto, al Cardinale Augusto Paolo Lojudice, Vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza e presidente della Cet, a Monsignor Stefano Manetti, Vescovo di Fiesole, ossia le Diocesi da cui la Fondazione è nata.

In Italia la Fondazione ha consolidato il proprio modello di accoglienza e inclusione che diventerà entro la fine del 2026 un protocollo definitivo. Nel corso del 2025 sono state accolte 123 persone appartenenti a nuclei familiari di richiedenti asilo. Nella seconda parte dell’anno, ai centri di accoglienza già attivi a Montevarchi e Fiesole, si è aggiunto un nuovo progetto che ha permesso di accogliere a Reggello, a Sant’Agata in Arfoli per la precisione, 14 persone provenienti dalla Striscia di Gaza per motivi sanitari.

Gli sportelli di orientamento socio-lavorativo hanno registrato circa 140 accessi. Ai percorsi di integrazione si sono aggiunti i progetti di co-housing, le attività di socializzazione e le iniziative educative che hanno coinvolto oltre 860 giovani, insieme a educatori, operatori e sacerdoti del territorio.

Per quanto riguarda le attività all’estero: in Terra Santa, dove la Fondazione è nata e continua a concentrare una parte significativa del proprio impegno, sono proseguiti gli interventi a favore delle comunità locali nei settori sanitario, educativo e dello sviluppo sostenibile. Il progetto “Haemo Pal” ha rafforzato la rete sanitaria palestinese per la diagnosi e la cura delle malattie emorragiche congenite, coinvolgendo 7 ospedali e centri specialistici e formando oltre 50 professionisti sanitari. A Betlemme il progetto “Un luogo sicuro” ha offerto supporto psicologico, attività educative e ricreative a 1.480 bambini, compresi minori provenienti dalla Striscia di Gaza, mentre il progetto “Bethlehem Green City” ha contribuito allo sviluppo di un modello di economia circolare nella raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti. Si è concluso il progetto “Jericho Vale!”, dedicato al rafforzamento delle imprese locali e della filiera agroalimentare di Gerico. La Fondazione sostiene anche l’Istituto Effetà di Betlemme, impegnato nella formazione e riabilitazione di bambini audiolesi, e il Piccirillo Handicraft Center, laboratorio che promuove l’artigianato locale con opportunità lavorative per gli artigiani locali e l’inserimento di persone con disabilità.

In Libano, attraverso i progetti di sviluppo agricolo, sono stati sostenuti complessivamente oltre 1.600 beneficiari diretti tra piccoli produttori, cooperative, studenti, lavoratori agricoli e cittadini coinvolti nelle attività di sensibilizzazione. Sempre in Libano, il progetto sanitario ha garantito cure e assistenza a oltre 3.000 persone. In Giordania il progetto “Bothoor” ha coinvolto 353 beneficiari diretti tra percorsi di formazione, sostegno alle attività produttive e accompagnamento all’avvio di impresa. In Iraq la Fondazione ha promosso interventi rivolti a giovani, famiglie e persone con disabilità: 126 giovani hanno partecipato ai percorsi di formazione professionale, 273 bambini e ragazzi con disabilità sono stati sostenuti nei servizi dedicati, 434 persone hanno beneficiato di attività di supporto psicosociale, oltre 4.100 minori sono stati coinvolti in iniziative educative e quasi 300 studenti universitari e docenti hanno preso parte alle attività formative. In Burkina Faso il progetto “Energie in Connessione” ha coinvolto 13 cooperative agricole, circa 800 agricoltori e prodotto benefici per oltre 800 famiglie, rafforzando la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico delle comunità rurali.

 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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