09, Agosto, 2022

Non si ferma lo sciame sismico. Un fenomeno che in passato ha interessato varie volte il Valdarno

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Scossa più forte, 2.9, a mezzanotte e 49 minuti. Il Valdarno interessato in passato da altri fenomeni sismici. I dati dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia parlano di quelli più rilevanti nel 1558 e del 1895

Lo sciame sismico si è fatto sentire anche oggi. La magnitudo più forte è stata registrata a mezzanotte e 49 minuti: 2.9. Poi si sono succedute altre scosse più lievi che non hanno raggiunto magnitudo 2. Non sono fenomeni isolati o straordinari: i sismologi infatti li ritengono frequenti e soprattutto imprevedibili per la durata. Insomma potrebbero durare anche mesi. Fenomeni che, in passato, non hanno avuto come epicentro il Valdarno ma che nel territorio si sono fatti comunque sentire a livello di danni e di ripercussioni. Tutti i dati sono dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Le date più significative sono il 1558 e il 1895.

1558

13 aprile: il terremoto è localizzato a Siena con magnitudo 6.5. I danni più gravi vengono causati proprio nel Valdarno superiore e nel Chianti. Secondo gli atti del 22° convegno nazionale GNGTS, gruppo nazionale di geofisica e della terra solida, del 2008 e la relazione dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, sezione Sismologia applicata, viene evidenziata una sequenza sismica che ebbe effetti distruttivi in Valdambra e sul versante orientale delle colline del Chianti. Danni di minore entità, invece, vennero riscontrati a San Giovanni, Montevarchi e Figline.

“Per quanto non priva di oscurità, la nuova immagine del terremoto offre un serio miglioramento delle conoscenze su un evento finora ritenuto minore. Inoltre essa fornisce dati interessanti per una riconsiderazione della sismicità di un’area, quella del Chianti-Valdambra-Valdarno superiore, oggi estremamente significativa nel panorama dell’economia toscana e in cui attualmente sono localizzati solo due terremoti (1770 e 1911), il primo dei quali molto minore di quello del 1558 e localizzato più a nord, a Incisa Valdarno, il secondo dalla localizzazione forse simile ma anch’esso di minore entità”.

1895

L'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ricorda, poi, un altro terremoto, tra i più rilevanti, quello del 18 maggio 1895 che colpì in maniera particolare Firenze e che ebbe conseguenze, tra le altre zone, anche in Valdarno. La magnitudo, calcolata a posteriori, fu di 5.4.

“[…] a un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire, e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone […] I più uscirono dai pubblici locali, caffè e trattorie […], dalle case […] dai teatri […] e in un momento Firenze fu piena di folla che si riversava per le vie”, così descriveva l'accaduto il 20 maggio 1895 il giornale fiorentino 'Fieramosca'.

“Alle 20:55 del 18 maggio 1895 una forte scossa di terremoto aveva colpito quasi tutta la provincia di Firenze, causando danni diffusi, in alcune zone anche gravi – riporta l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – Era un sabato sera e la cittadinanza fu sorpresa dalla scossa mentre si trovava nei caffè, nelle taverne e osterie, nei teatri, o mentre era a casa ancora seduta a tavola per la cena. L’impressione fu enorme: i fiorentini a memoria d’uomo non ricordavano un terremoto così forte. La scossa, accompagnata da un fortissimo boato simile a un’esplosione, in città causò la caduta generale di oggetti e suppellettili nelle case, fece suonare le campane di alcune chiese e provocò il crollo di camini e porzioni di tetti, la caduta di tegole e calcinacci nelle vie, tanto che si alzò una densa nuvola di polvere”.

A Firenze i danni furono molto estesi anche se non gravissimi: furono colpiti tutti i monumenti, le chiese, i palazzi storici e le opere presenti. Non vi furono vittime soltanto sei feriti non gravi. Più colpite le zone invece vicine a Firenze come ad esempio Grassina.

In Valdarno vi furono danni leggeri ma in un'area ampia compresa tra Figline, San Giovanni, e Reggello fino a Greve in Chianti e alla Valdisieve.

“Questo terremoto dette inizio a un periodo sismico che si protrasse per circa 13 mesi, fino al giugno del 1896, e fu caratterizzato da una cinquantina di repliche (i cosiddetti aftershocks). La più forte fu quella che avvenne nella notte del 6 giugno 1895 (alle ore 1:35), che spaventò i fiorentini, ma non causò nuovi danni”, riporta l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

I terremoti del 1558 e del 1895 non sono stati gli unici a colpire l'area senese e fiorentina con conseguenze anche in Valdarno: vi sono stati anche quelli del 28 settembre 1453 e del 28 novembre 1554. Altri eventi sismici, poi, quelli con epicentro nell’area del Mugello, in particolare il 13 giugno 1542 e il 29 giugno 1919, e del Valdarno Superiore, il 27 dicembre 1770. Tutti, è bene precisarlo, con danni lievi.

 

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