Una sala consiliare gremita, quella del Comune di Terranuova Bracciolini, ha accolto lunedì 28 luglio Ettore Squillace Greco, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Firenze, per una serata intensa e partecipata sul tema della giustizia sociale e del contrasto alle mafie in Toscana. Amministratori locali, giovani, attivisti e semplici cittadini si sono ritrovati per ascoltare e confrontarsi su uno dei temi più urgenti e delicati del nostro tempo.
Promossa dal Comune di Terranuova Bracciolini insieme al Coordinamento del Valdarno di Libera e al Circolo Legambiente Valdarno, la serata è rientrata nel progetto “Terranuova. Un ecosistema inclusivo e solidale”, finanziato dalla Regione Toscana all’interno del programma Fse+ 2021-2027, priorità 3 “Inclusione sociale”. Il titolo dell’incontro “La giustizia sociale – la Toscana contro le mafie” racchiude bene il senso profondo dell’appuntamento: costruire consapevolezza diffusa e attivare strumenti di resistenza civile contro il radicamento della criminalità organizzata nel nostro tessuto economico e sociale.
Ad aprire l’incontro, il saluto del sindaco di Terranuova Sergio Chienni, seguito dall’intervento dell’assessora Giulia Bigiarini, che ha sottolineato la continuità dell’impegno dell’amministrazione sui temi della legalità, anche a seguito dell’esperienza a Polistena, in Calabria. Un viaggio, ha detto, che ha unito gli amministratori valdarnesi attorno ai valori comuni della Costituzione e della democrazia, in un legame concreto con i Comuni di Polistena e Cinquefrondi sancito dal Patto di Amicizia. Spazio anche alla testimonianza dei giovani che hanno partecipato al campo di Libera, alcuni dei quali proprio di Terranuova, che hanno condiviso emozioni e riflessioni su un’esperienza trasformativa.
Alice Vieri, presidente del Circolo Legambiente Valdarno, ha posto l’attenzione sulla dimensione ambientale della legalità, ricordando come i reati ambientali siano una delle principali modalità di penetrazione delle mafie nel territorio. Ha parlato del rapporto annuale “Ecomafia” di Legambiente e del caso del processo sul Keu, rifiuto tossico derivato dalla lavorazione delle pelli e gestito illecitamente da soggetti legati alla ‘ndrangheta. Un processo che riguarda anche il territorio di Terranuova, dove il Keu è stato interrato durante alcuni lavori stradali. “La Toscana è la sesta regione italiana per reati ambientali – ha detto Vieri – e quarta per quelli legati al ciclo del cemento. Serve tenere alta l’attenzione, perché i numeri parlano chiaro”.
A moderare la serata Pierluigi Ermini, referente di Libera Valdarno, che ha poi introdotto l’intervento centrale del Procuratore Squillace Greco. Il Procuratore ha preso la parola ringraziando la comunità e i giovani presenti: “Spesso si dice che i ragazzi non comunicano più, e invece voi lo fate guardandovi negli occhi. Questo è un segnale forte”. Un segnale che, ha sottolineato, contraddice il luogo comune di un disinteresse giovanile verso le istituzioni e i temi della giustizia, e che invece dimostra quanto la società civile, se interpellata nel modo giusto, sia ancora capace di rispondere con partecipazione e senso critico.
Rispondendo alle domande di Pierluigi Ermini, referente di Libera Valdarno, Squillace Greco ha affrontato numerosi temi di grande attualità, a partire dagli interessi economici delle mafie nel ciclo del cemento e dei rifiuti, due settori strategici per la criminalità organizzata. “Si tratta – ha spiegato – di ambiti dove i margini di profitto sono altissimi e i controlli ancora troppo frammentati. Smaltire illegalmente rifiuti pericolosi o aggirare le norme sui materiali da costruzione consente enormi risparmi a chi opera fuori dalle regole. Ed è lì che le organizzazioni mafiose si inseriscono, offrendo ‘servizi’ a basso costo e penetrando silenziosamente nel tessuto produttivo”.
Il Procuratore ha spiegato come questo tipo di penetrazione non avvenga con la violenza o l’intimidazione esplicita – come avviene in altre aree del Paese – ma attraverso un meccanismo di “normalizzazione” della presenza mafiosa, spesso invisibile, fatta di connivenze economiche, di professionisti compiacenti e di un sistema che chiude un occhio, magari per tornaconto personale o per opportunismo. “Le mafie non hanno più bisogno di sparare – ha detto – ma cercano di diventare invisibili, di agire in silenzio. È proprio questo che le rende più pericolose nei territori apparentemente sani e immuni”.
Senza entrare nel merito dei processi in corso, come quello sul Keu o altre inchieste che interessano la Toscana, Squillace Greco ha illustrato i meccanismi della penetrazione mafiosa in territori economicamente vitali come la nostra regione. “I capitali vengono reinvestiti qui perché il mercato immobiliare rende, perché i terreni valgono. E questo succede da decenni, in modo silenzioso ma costante. È un fenomeno che non si combatte solo con la repressione penale: servono cultura, conoscenza, e soprattutto comunità vigili e consapevoli”.
Ha poi affrontato il tema del riciclaggio, chiarendo un punto cruciale: “Non sempre l’obiettivo è fare profitto in senso stretto. A volte ciò che conta, per le mafie, è semplicemente ripulire denaro sporco. In questi casi aprire un negozio in perdita, acquistare immobili a prezzi gonfiati, partecipare a gare d’appalto solo per ottenere una parvenza di legalità, diventa un modo per legittimare fondi provenienti da attività illecite. E in tutto questo l’imprenditore onesto, che rispetta le regole e paga le tasse, non ha alcuna possibilità di competere. Così si uccide l’economia sana, quella su cui si fonda la nostra democrazia”.
Un altro aspetto emerso con forza è quello del traffico di stupefacenti. Il Procuratore ha spiegato come il Porto di Livorno, insieme a quello di Genova, sia diventato negli ultimi anni uno snodo fondamentale per l’arrivo della cocaina in Europa. “Parliamo di carichi enormi, che spesso riescono a superare i controlli grazie alla complicità di operatori portuali o funzionari corrotti. È un fronte su cui la magistratura e le forze dell’ordine stanno lavorando con grande impegno, ma che richiede anche un salto di qualità nella collaborazione internazionale e negli strumenti di prevenzione”. In questo contesto, ha aggiunto, si sta assistendo anche a una crescente rilevanza della criminalità organizzata albanese, particolarmente attiva nel narcotraffico: “Non si tratta più di gruppi marginali o subordinati, ma di attori pienamente autonomi, capaci di gestire rotte internazionali, stringere alleanze e agire con logiche imprenditoriali”.
Tuttavia, nonostante la complessità e la gravità del fenomeno, Squillace Greco ha voluto anche rassicurare: “In Toscana, nei miei trent’anni di esperienza, non ho mai riscontrato un sistema corrotto nella pubblica amministrazione legato alle mafie. Certamente ci sono stati episodi gravi, singoli casi di commistione, ma mai qualcosa che si possa definire strutturale o endemico. Ed è un dato importante, che però non deve farci abbassare la guardia”.
La conclusione dell’intervento è stata affidata a un appello forte, rivolto alla cittadinanza e in particolare ai giovani: “Dobbiamo essere sentinelle. Ognuno di noi può fare la differenza. L’idea che le mafie siano solo un problema del Sud è ormai superata e pericolosa. Le mafie sono dove ci sono soldi, potere, appalti, consenso. Sono lì dove c’è possibilità di infiltrarsi, di trovare spazi, di costruire relazioni ambigue. E spesso sono proprio i territori più evoluti economicamente a essere i più esposti, perché meno preparati a riconoscerne i segnali”. “Parlare, conoscere, informarsi è già resistenza – ha concluso il Procuratore –. E la resistenza oggi si costruisce così, attraverso occasioni come questa, nelle scuole, nei circoli, nei consigli comunali. È un lavoro paziente, quotidiano, ma necessario. Perché la legalità non è una parola astratta: è un principio che va difeso con tenacia, ogni giorno”.
A concludere l’incontro l’esperienza dei ragazzi di ritorno dai campi di volontariato dei beni confiscati alle mafie.

