Usati come oggetti da gettare quando non servono più, maltrattati, affamati, feriti, abbandonati, uccisi nella maniera più cruenta. Ma loro, i levrieri spagnoli, i Galgos, mantengono integra la fierezza che li contraddistingue, la voglia di riscatto che nemmeno il galguero più miserabile riesce a distruggere. E quelli che riescono a sopravvivere e a voltare pagina traducono quella fierezza che gli scorre nelle vene in empatia, rispetto, amore verso i loro simili e verso l’essere umano. Si perchè i Galgos riescono alla fine anche a perdonare l’uomo ed a tornare a sorridere alla vita. E se lo fanno è grazie alle associazioni, come Plataforma Nac, e ai rifugi spagnoli, e alle associazioni italiane, come Pet Levrieri Ets, che restituiscono a molti di loro dignità e vita vera cercando di sradicare una cultura e una tradizione arcaica e diventando la voce di chi voce non ha.
Parla proprio dei levrieri spagnoli Simona Neri, ex sindaco di Laterina Pergine e adottante di una femmina di Galgo nel 2019, Pepita, nel capitolo “Il levriero: storia di un eroe naturale e di una tragedia umana”, all’interno del testo “I nuovi diritti degli animali” edito da Giuffrè.
Simona Neri analizza l’evoluzione della specie dai fasti della Mesopotamia e dell’Antico Egitto fino alla complessa realtà legislativa contemporanea. Il saggio mette in luce la drammatica contraddizione della recente Legge 7/2023 spagnola, che pur riconoscendo gli animali come “esseri dotati di sensibilità”, esclude esplicitamente dalle tutele i cani da caccia, condannando migliaia di esemplari a trattamenti brutali e sistematici al termine di ogni stagione venatoria: torture, abbandoni, impiccagioni.
Uno tra i momenti più drammatici della vita di un Galgo è il primo febbraio, il momento cioè in cui, al termine della stagione venatoria il 31 gennaio, questi cani vengono “scelti” e, se non più corrispondenti agli interesse del galguero, gambizzati, abbandonati o uccisi.
Dal testo: “La stagione venatoria spagnola si conclude tradizionalmente il 1° febbraio (giorno che le associazioni chiamano il “Dia del Galgo”, Giorno del Galgo). È in questo periodo che i galgueros (i cacciatori) si sbarazzano degli esemplari non più ″redditizi″. I Galgos scartati (perché invecchiati, feriti, non abbastanza veloci, o semplicemente perché il cacciatore non può permettersi di sfamarli fino alla prossima stagione) hanno un’aspettativa di vita media di soli 2-4 anni, rispetto ai 10-14 anni della razza”.
I punti chiave dell’analisi sono: nobiltà storica e giuridica, dagli editti di Re Canuto nel 1016 alla citazione dantesca nel Primo Canto dell’Inferno, il levriero è sempre stato tutelato come bene di altissimo rilievo sociale e giuridico; la “discriminazione di specie”, Neri solleva un’analogia potente con gli istituti della schiavitù umana, evidenziando come il legislatore moderno abbia creato due categorie di cani: quelli “da compagnia”, titolari di diritti, e quelli “da lavoro”, ridotti a meri strumenti di profitto (res); il ruolo delle lobby, il testo documenta come le pressioni economiche della lobby venatoria spagnola abbiano di fatto autorizzato pratiche crudeli, rendendo inefficaci le sanzioni amministrative e penali contro l’abbandono e il maltrattamento; diritto al riscatto: nonostante l’abisso del maltrattamento, lo studio sottolinea l’importanza del lavoro delle associazioni internazionali nel recupero psicofisico di questi animali, sottolineando la loro straordinaria capacità di resilienza e reintegrazione sociale.
“Non è solo una questione di benessere animale, ma di coerenza dell’ordinamento giuridico – si legge nel testo – L’esclusione di certe categorie di animali dalla piena tutela ne nega la dignità riconosciuta ai loro simili in nome di interessi economici, creando un fallimento etico e un atto di codardia politica.” Con questa pubblicazione su Giuffrè, Simona Neri invita la comunità dei giuristi e dei legislatori, ma soprattutto l’opinione pubblica a riflettere sulla necessità di uniformare gli standard di tutela, affinché il diritto non sia più strumento di discriminazione tra esseri senzienti, ma baluardo di civiltà contro la barbarie.
Ancora dal testo: “In sintesi, la situazione dei Galgos in Spagna è il risultato della coesistenza tra una pratica di caccia arcaica e brutale e la mancanza di una vera tutela legale per questi specifici cani, considerati ancora come proprietà sacrificabile piuttosto che come esseri senzienti”.
“Ho adottato la mia Pepita, figlia del vento, attraverso l’associazione Pet Levrieri a Maggio del 2019 dopo che i primi di febbraio un cacciatore l’aveva abbandonata nella Regione spagnola della Castilla e Leon – conclude Simona Neri – e guardarla mentre corre libera significa vedere la resilienza stessa che riprende il suo posto nel mondo. È un invito a chiederci quale sia la vera nobiltà: quella di chi per secoli ha inciso il proprio nome nei bassorilievi, o quella di chi, nonostante l’orrore subito, è ancora capace di posare il muso sulla mano dell’uomo, perdonandolo. Finché l’ultima corda non sarà recisa e l’ultimo cane non sarà considerato anima e non “cosa”, la corsa dei galgos resterà una fuga disperata verso una giustizia che ancora non abbiamo saputo scrivere. Ma il vento, sebbene ferito, non smetterà di soffiare.”

