21, Maggio, 2022

Green pass non necessario al supermercato, la Confcommercio: “Inaccettabile disparità fra punti vendita”

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Green pass necessario nei negozi al dettaglio che non vendono generi alimentari, ma non nei supermercati: è la misura che scatterà il 1° febbraio prossimo, salvo modifiche al Dpcm. Confcommercio Arezzo attacca con il presidente Francesco Butali: “È inaccettabile che per acquistare gli stessi prodotti io abbia bisogno del green pass se mi rivolgo alla distribuzione tradizionale, mentre non mi serve se entro in un supermercato. Con questa norma il Governo di fatto favorisce una concorrenza ‘sleale’ ai danni dei negozi, che già fanno salti mortali per sopravvivere tra calo dei consumi, crisi da Covid e caro bollette”.

“Abbiamo sempre accettato il green pass, convinti che possa essere uno strumento per dare un impulso decisivo alla campagna vaccinale, aumentare i livelli di sicurezza e non chiudere più le nostre attività. Lo abbiamo considerato un ‘male necessario’ per uscire più in fretta dall’incubo della pandemia, nonostante le complicazioni burocratiche e gestionali che derivano dalla sua applicazione e che gravano solo sulle nostre spalle. Ma non possiamo tollerare che diventi un mezzo per creare figli e figliastri tra le imprese”, continua Butali.

“Ora si sfiora il ridicolo – spiega – senza certificazione verde posso acquistare un giornale, un profumo, una pentola al supermercato ma non posso farlo nei negozi specializzati che vendono solo questi prodotti, dove probabilmente mi fermerei giusto il tempo necessario per gli acquisti, condividendo lo spazio con un numero assai inferiore di persone”. Confcommercio chiede quindi che il Governo torni sui suoi passi: “A più livelli stiamo facendo pressione perché il legislatore corregga l’evidente anomalia in tempo per l’entrata in vigore dell’obbligo”, dice il presidente Francesco Butali, “non è solo una legittima questione legittima di principio, si tratta di evitare altre perdite di incassi e fatturato a piccole e medie imprese già provatissime”.

“Con gli ultimi Dpcm – conclude Butali – sembra di essere tornati ai provvedimenti d’urgenza che hanno scandito i primi mesi della pandemia, quando un imprenditore andava a dormire la sera senza sapere se il giorno dopo avrebbe potuto aprire bottega oppure no. Dopo due anni, stiamo ancora all’emergenza, a barcamenarsi tra regole e regoline che fanno troppi distinguo sul possesso di green pass semplice o rafforzato, sui luoghi in cui sono obbligatori oppure no, sull’età dell’obbligo vaccinale, e, quel che è peggio, ancora una volta si scarica sui negozianti l’onere dei controlli. Troppe regole equivalgono a nessuna regola, sono ingestibili. Una semplificazione sarebbe stata auspicabile”.

Glenda Venturini
Capo redattore

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