23, Ottobre, 2021

Green Pass, a Figline oltre 1700 i non vaccinati, CNA: “Appoggiamo la normativa, ma potrebbero presentarsi costi per le imprese”

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A poche ore dall’entrata in vigore del provvedimento che obbliga lavoratori pubblici e privati a possedere ed esibire il Green Pass per accedere ai propri posti di lavoro, CNA Valdarno Valdisieve fa una stima della platea che, a Figline Valdarno, dovrà sottoporsi a tampone, oppure rinunciare a lavoro e conseguente stipendio.

L’elaborazione dell’associazione fa riferimento ai dati dell’Asl Toscana Centro aggiornati all’11 ottobre. “Per il comune di Figline, su una popolazione in età lavorativa (18-69 anni) di 15.405 persone, hanno ricevuto almeno una dose di vaccino 13.304 persone. Al netto di disoccupati, inoccupati, studenti, pensionati e lavoratori in smart working che insistono in questo range di età, CNA stima nell’11,04% dei residenti coloro che si troveranno sprovvisti di vaccino: circa 1.701 persone che dovranno sottoporsi a tampone ogni 48 ore, oppure rimanere a casa, smettendo temporaneamente di lavorare. Numeri che potrebbero dare il là ad un vero e proprio business dei tamponi da oltre 25mila euro (a prezzo calmierato) solo nelle prime 48 ore a cavallo dell’entrata in vigore del provvedimento”.

“Abbiamo sostenuto l’introduzione dell’obbligo di Green Pass da subito, quale misura per evitare in futuro misure maggiormente restrittive e penalizzanti per le imprese derivanti da una circolazione intensa del virus. La misura, però, impone costi organizzativi che per le piccole e piccolissime imprese possono non essere indolori”, commenta Sandra Pelli, presidente di CNA Valdarno Valdisieve.

“Si pensi all’eventuale sostituzione di dipendenti non in regola con la normativa: se le grandi imprese hanno la possibilità di formare un nuovo dipendente in tempi più o meno rapidi, così non è per le imprese di piccole dimensioni, dove, la maggior parte delle volte, è il datore di lavoro stesso a istruire i dipendenti. Per non parlare poi dell’alta qualificazione che l’artigianato richiede: trovare lavoratori specializzati in un lasso di tempo sostenibile potrebbe risultare difficile e la catena produttiva o dei servizi potrebbe interrompersi”, conclude Pelli.

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