14, Agosto, 2022

Dichiarato il fallimento della Cotto Pratigliolmi: la rabbia dei sindacati. “Più di 50 posti di lavoro persi”

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Chiuso anche l’ultimo spiraglio, arriva la parola fine sulla storia dell’azienda di Faella. I sindacati hanno chiesto un incontro al curatore fallimentare

Con la dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale, si chiude la storia della Cotto Pratigliolmi di Faella, azienda specializzata nella produzione di manufatti in cotto lavorato a mano. Una chiusura che arriva dopo quasi sessant'anni di lavoro sul territorio e che, soprattutto, lascia senza futuro oltre cinquanta persone, lavoratori che fino all'ultimo avevano sperato in una svolta in questa vicenda. 

"Il Tribunale di Arezzo ha scritto la parola fine alla storia della Cotto Pratigliolmi di Faella", è il commento amaro dei sindacati. "La sentenza è stata depositata e i sindacati di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno già chiesto un incontro al curatore fallimentare". Sono proprio i rappresentanti dei lavoratori, che hanno provato nell'ultimo anno a trovare una via di uscita a questa vicenda, a tracciare oggi la storia della Cotto Pratigliolmi.

"La storia della fornace era iniziata nel 1961, aveva conosciuto fasi di sviluppo ma nel luglio dello scorso anno si era registrato, con la messa in liquidazione, il penultimo atto di una lunga crisi. Adesso l’epilogo con 52 lavoratori che hanno perduto l’occupazione e che, ad oggi, non hanno nemmeno la certezza di poter continuare ad usufruire, fino alla sua conclusione e cioè al febbraio 2020, della cassa integrazione speciale".

"Quello che abbiamo registrato non è stato un epilogo inatteso – commentano Conti, Pittarello e Calemme di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil – in questi mesi abbiamo avuto incontri con le istituzioni: dal Comune di Castefranco Piandiscò alla Regione Toscana, alla Prefettura di Arezzo. Abbiamo tentato di contrastare un declino che si è materializzato prima con la messa in liquidazione e poi con l’apertura delle procedure di licenziamento per tutti gli addetti. Adesso il Tribunale di Arezzo ha scritto la parola fine".

"Con il curatore fallimentare vedremo di garantire il rispetto di tutti i diritti dei lavoratori e ci auguriamo che l’attività, con una nuova proprietà, possa riprendere. Purtroppo, ad oggi, questa è solo una speranza. La realtà è un’azienda che chiude e un altro colpo che viene assestato all’occupazione e all’economia del Valdarno, nonché ad un settore, quello delle costruzioni, in crisi sempre più grave con un crollo occupazione che è ormai arrivato al 50%". 

Glenda Venturini
Capo redattore

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